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Chi ha ucciso il centrosinistra?

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[Caffè News] Fa sorridere l’ultima affermazione al veleno di Nichi Vendola: “Renzi ha ucciso il centrosinistra”. Il leader di Sel prende le distanze dal Pd che, dice, “non è il nostro destino”. [Fonte: QUI]

Al di là delle scelte puramente tattiche ma ambigue (nello stesso comunicato l’ex presidente pugliese dice anche che il Pd “dove possibile sarà un alleato ma dove non è possibile sarà un avversario”), resta una domanda di fondo: chi ha ucciso il centrosinistra? Renzi o proprio la tanto perfetta “sinistra radicale”?

Facciamo un passo indietro. Continua a leggere Chi ha ucciso il centrosinistra?

L’Italicum e il centrosinistra che verrà

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[Caffè News] Tra Matteo Renzi che dice “a me conviene andare al voto ma agli italiani no”, mettendo a Letta pulci nell’orecchio riguardo al giusto operato dell’esecutivo da lui presieduto (“è il Presidente del Consiglio che deve valutare se l’operato e la composizione del governo siano giusti o meno”) c’è una questione che va ponendosi in vista delle prossime elezioni: la coalizione di centro-sinistra. Se  poi si voterà con l’Italicum o col Porcellum purgato dalla Corte Costituzionale è tutt’altro che scontato.

Il centro-destra sembra aver definito già in linea di massima il proprio sistema di alleanze. Forza Italia e Lega, ovviamente. Poi, defilati, Nuovo Centro Destra e l’Udc di Pierferdinando Casini. Chiude la fila il movimento di Giorgia Meloni. Chiamiamolo Fratelli d’Italia, chiamiamolo Alleanza Nazionale, chiamiamolo partito d’ispirazione post-Fiuggi, la sostanza è quella.

Ma a sinistra? Continua a leggere L’Italicum e il centrosinistra che verrà

Scontri e lotte di potere per la segreteria Pd

pdem[Sannio Week] Endorsement, lotte di potere, ingrati voltafaccia o semplici approvazioni. La successione a Bersani, che passa per l’interim di Epifani, appare incerta e flebile. Il rischio di spaccare il Pd è alto, ma sembra che dalle parti del centrosinistra italiano, ormai da vent’anni, ci sono abituati tutti. Continua a leggere Scontri e lotte di potere per la segreteria Pd

Vendola: “Presto Sel nel Partito del Socialismo Europeo”

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Sinistra Ecologia Libertà continua lo strappo col passato comunista. Più di vent’anni dopo la svolta della Bolognina è il leader Nichi Vendola ad annunciare la prossima adesione di Sel al Partito del Socialismo Europeo. Salirebbero così a due i membri italiani Continua a leggere Vendola: “Presto Sel nel Partito del Socialismo Europeo”

Scanagliare la transiberiana della democrazia italiana bloccata dal gelo

IMG_0798[1]Anche il leader di Centro Democratico, Bruno Tabacci, sembra accodarsi a Nichi Vendola e Pierluigi Bersani circa la necessità del centro-sinistra di aprire al MoVimento 5 Stelle. Nonostante le dichiarazioni di Beppe Grillo, tendente a definire impropriamente “osceni” gli “adescamenti” da parte della coalizione di centro-sinistra, la via di una convergenza con la nuova forza parlamentare del MoVimento sembra quella più transitabile. Continua a leggere Scanagliare la transiberiana della democrazia italiana bloccata dal gelo

Renzi in campo per Bersani senza finti unanimismi

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Anche Matteo Renzi scende in campo per Bersani. Ma il Rottamatore mette in chiaro sin dall’inizio quella che sarà la vocazione del suo sostegno al leader del Pd: non un cieco e spassionato supporto ma un appoggio scevro da unanimismi di facciata.

Senza peli sulla lingua, così come ci ha abituato da tempo, Continua a leggere Renzi in campo per Bersani senza finti unanimismi

La scalata di Laura

Esiste un centrosinistra. Un centrosinistra che non è omogeneo, né tantomeno unito. Un centrosinistra dove qualcuno fa la voce grossa e qualcuno pure. Un centrosinistra dove non si capisce bene chi c’è e chi non c’è.
Ecco, questo è il centrosinistra italiano. Ecco, ci sono anche le primarie del centrosinistra. Ecco, per la prima volta sono realmente combattute.
Da una parte c’è la struttura-partito. Il segretario nazionale. Un tipo simpatico e puntuale. Uno che, si sà, le primarie dovrebbe vincerle senza grosse difficoltà.
Dall’altro lato del ring c’è lo sfidante. Un rampante in camicia smanicata. Un giovane sindaco d’una grande città che gira l’Italia in camper. Il coraggio non gli manca, la faccia pulita nemmeno. E poi ha anche un manager che gli indica la via.

Terzo incomodo il governatore d’una regione del Sud, uno dei più amati presidenti dei governi locali, l’omosessuale con la zeppola. Amato dai nostalgici della sinistra. Comunista con quel pizzico di cattolicesimo che non guasta. I sondaggi gli assegnano la medaglia di bronzo.

Il quarto è l’assessore al bilancio del comune più importante del settentrione. Nostalgico democristiano, ex-amico di Silvio e di Casini. Che di speranze ne ha, perlomeno per dare un segnale.

Infine, c’è Laura Puppato. Che non ha slogan accattivanti come “Adesso” o “Oppure Vendola!”. Che non ha la visibilità del segretario, del sindaco, dell’assessore e del presidente. Che non ha un apparato-partito alle spalle, pur essendo iscritta al Pd. Laura Puppato è una donna tenace, lo si vede già dal fatto che ha avuto il coraggio di candidarsi alle primarie, dal fatto che vuole rompere gli schemi senza essere necessariamente una rottamatrice. “Un’altra idea di mondo – dice – è possibile”.

La scalata di Laura è appena iniziata. È una novità politica in un panorama stagnante, ma lei stessa ammette che “Sarà una scalata a mani nude, senza corde, reti e paracadute”. Ma gestire una campagna elettorale sobria, senza fiumi di denaro è il metodo per riavvicinarsi alla gente, senza avviare inutili e controproducenti guerriglie di partito.

La scalata di Laura è appena iniziata. La cima è lontana, ma il picco sembra già visibile.

Giuseppe Guarino

Sinistra di forma e Sinistra di sostanza

L’esistenzialità della sinistra italiana si snoda, da anni, su annosi problemi. Il lessico e il simbolismo. L’ultima uscita di Nichi Vendola sull’anacronismo del termine “compagno” ha portato una bufera di polemiche e commenti.

Il “ripudio” del termine sembra, da un certo punto di vista, piuttosto fondato. Con il termine “compagno” (tovarish?) si va ad intendere il militante dei partiti, almeno in Italia, comunisti, socialisti o radicali. Un quadro completo nella sinistra, dalla liberale a quella massimalista.

Ciò che però torna alla mente è la “casta comunista”. La terminologia molto importante delle vecchie sezioni del PCI faceva spavento per come si ritrovava ad operare. L’essere “compagno” faceva allusione a fini solidaristici e assistenziali ma portava con sé il peso d’un impegno concreto ma anche di forti pressioni.

La polemica sul termine non è però appropriata, perché non ha alcun senso scannarsi su questioni di pura forma, dimenticandosi della sostanza.

Ricordiamoci che la Sinistra radicale è scomparsa dai grandi schermi della politica italiana con una polemica dilaniante sul simbolo. Falce e martello sì, falce e martello no. Si videro scissioni e dibattiti sull’argomento. Oggi siamo nuovamente allo stesso punto, quella stessa sinistra estromessa dal Parlamento nel 2008 non ha imparato la lezione.

Ogni volta che si ritrova a risalire la china c’è uno scivolone su temi che, onestamente, sono irrilevanti. Le proposte che vorremmo sentire dal leader di SeL sono quelle riguardanti una politica nuova, che possano realmente dare una scossa al Paese.

Caro Vendola, d’accordo sul rinnovamento del lessico e sulla bellissima immagine che il suo partito sfoggia. Ma si rischia così di diventare fragili imitatori d’un nanetto tutto fumo e niente arrosto. Tutto icone e lustrini colorati e niente, o pochi, contenuti; soltanto pochi argomenti populisti e tanta demagogia per essere legittimato ad agire nel buio.

Caro Vendola, non sia il Berlusconi della sinistra che, tanto, amici o compagni in fondo e lo stesso e non è sul loro appellativo che dobbiamo far storie. Ognuno si fa chiamare come gli pare, quello che serve adesso non è dividerci sul nome ma unirci per un paese migliore.

Giuseppe Guarino

Minestrone centrosinistra: PD, IdV, SEL, Fed, API, Verdi, Grillo, PSI e UDC?

Una nuova Unione si affaccerà sulla scena italiana, non si sa quando, ma tutti sanno che sarà questione di mesi. Il governo Berlusconi IV sembra sempre più agli sgoccioli a causa dei continui scandali e delle scaramucce tra i finiani di FLI e i pidiellini, nonché dalle uscite da primadonna capricciosa e insoddisfatta della Lega e dei suoi. Il centrosinistra sembra in attesa di movimenti, ma senza prepararsi accuratamente.

Ecco perché c’è il pericolo di una nuova Unione, che includa avversi movimenti e che comporterebbe il rischio di un frammentato schieramento politico (come già sperimentato negli anni del Prodismo).

Ecco perché, accantonata (non definitivamente, per carità, per qualcuno potrebbe anche tornar comodo) l’ipotesi d’un Futuro e Libertà a fianco di PD & co., si tesse una tela dalle maglie larghe, non coesa e apparentemente potenzialmente instabile.

Non sono mai mancati i messaggi d’amore del partito dell’ulivo a Casini e ai suoi biancofiori (da parte di Bersani come da parte di Marini), mentre dal combattivo Di Pietro è stata sempre mostrata una certa dose di ritrosia ad una convergenza al centro (Di Pietro preferirebbe “rubare” l’elettorato al centro e al centrodestra e non trascinarselo dietro). Lo scudo crociato si è sempre, invece, mostrato cauto nei confronti di molte pronunce e, con elvetico neutralismo, si è solamente appoggiato al davanzale ma in attesa che crolli il governo dell’ex amico di Arcore.

Ci sono poi le microformazioni, quelle che vorrebbero attaccarsi ad un alleato relativamente forte: i Verdi scaraventati fuori dalla politica che conta; i rutelliani dell’API che ronzano ora attorno al PD, ora attorno a Fini o Casini; i socialisti che, nell’eterno vagare, cercano stabilità e conferme; i nostalgici comunisti della falce e martello in cerca di nuovo splendore e, infine, i grillini pronti a fare opposizione a prescindere. Tanti ingredienti davvero e il rischio di fare un minestrone dal cattivo gusto.

E alla fine arriva Nichi: il leader di Sinistra Ecologia Libertà, forte dei consensi sempre più ampi verso la sua formazione, nonché del sostegno di parte degli elettori degli altri partiti di centro-sinistra, che apprezza (pur sempre nella diversità) molti dei potenziali alleati. Vendola si propone come dialogatore con gli altri e apre anche, per la prima volta, al centro. Potrebbe essere il sale del minestrone, si spera riesca a conferirgli un buon sapore.

Giuseppe Guarino

Gli affondi di Di Pietro: programma, alleanze e candidati premier

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Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani

La Festa democratica di Torino è un ottimo mezzo per acquistare consenso…
…per Di Pietro! Si, perché il leader dell’Italia dei Valori nel confronto del 1 settembre con l’ex Presidente del Senato Franco Marini è stato applauditissimo. Più dello stesso esponente del Pd che è stato più volte fischiato, per via dei continui messaggi d’amore a Ferdinando Casini.

Di allearsi con l’UdC Di Pietro invece non ne vuole proprio sapere, dichiarando che l’unico modo per vincere le elezioni non è cercare numerosi alleati ma, con quelli che si hanno, raggiungere il 51% delle preferenze. Il discorso non fa una grinza e si appella poi agli elettori del centro, ingannati da Casini, poi al popolo della sinistra che sa mobilitarsi nel modo giusto.

Ma i punti toccati dall’ex magistrato di Montenero di Bisaccia sono tanti. Gli si chiede delle primarie e dice che prima di parlare di nomi bisogna sapere qual è la coalizione e quale sarà il programma. Poi sapere quali saranno i candidati. Non si dice contrario al nome di Bersani, per il quale nutre stima politica e che, dice, “è l’unico ad aver attuato una coraggiosa ed efficace legge economica nel Paese“. Non pone veti alle candidature, nemmeno alla propria ma riconosce che il suo elettorato è piuttosto particolare, così come sarebbe quello di Nichi Vendola: circoscritto ad un determinato mondo. In ogni caso si augura che le cose si facciano in tempo (in vista di possibili elezioni anticipate), perché fatte in fretta e furia le primarie sarebbero farlocche.

Sul programma futuro indica pochi punti: per l’acqua pubblica, contro il nucleare in Italia e contro il legittimo impedimento. Infine auspicando la nascita del nuovo centrosinistra dichiara:
“Non voglio essere necessariamente un centravanti di sfondamento, mi va bene anche fare il portiere”
Può essere più difficile poiché in quel caso dovrà tentare ogni salvataggio. E non è detto che non ci riuscirà.

Giuseppe Guarino