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Il voto alle primarie del professor Prodi

prodi-partito-democratico[1][Caffè News] Ci aveva stupito, il fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi, quello che anni fa contribuì alla creazione di quel bipolarismo tra Centrodestra e Centrosinistra che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni. Aveva annunciato la sua presa di distanza dalla sua creatura, il Partito Democratico, la stessa che lo aveva affossato durante le elezioni per la Presidenza della Repubblica. Aveva scelto di astenersi, di tornare a casa.

Oggi si vota. E il professore si recherà alle urne per salvare il bipolarismo e la democrazia con l’unico strumento\partito che, pur con tutti i suoi limiti, sembra poterlo fare: il Pd. A chi darà la sua preferenza rimane un mistero. [Fonte: QUI]

Non certo a Cuperlo, sembra. Troppo diverso da lui, troppo “uomo di partito”, troppo rappresentante dell’apparato. Troppo vicino a colui che con ogni probabilità lo ha affossato insieme a 101 complici.

Forse per Civati, forse per Renzi. A Pippo Civati aveva assicurato la preferenza la portavoce dell’ex premier, Sandra Zampa. L’altro prodiano doc, Arturo Parisi, aveva scelto invece il sindaco di Firenze da tempi non sospetti. [Fonte: QUI]

Prodi potrebbe scegliere Civati: un outsider, attento ai temi sociali, un rinnovatore senza peli sulla lingua. Uno che ha le caratteristiche giuste per far bene, ma una base troppo poco solida e la difficoltà a pescare nell’elettore ancora troppo legato alle logiche di partito.

Potrebbe scegliere Renzi. Che ha con lui molte cose in comune, una su tutte: potrebbe essere il prossimo vero leader del centrosinistra. Perché da quando Prodi fu affossato da Mastella (ora a Forza Italia) e dalla litigiosa sinistra radicale, il centrosinistra non ha avuto nessuno capace di unire gli animi. I vari Veltroni e Bersani sono finiti col tempo rapido d’un voto elettorale. Prodi era il collante, il vincitore, l’unico uomo capace di tenere insieme i pezzi e far camminare la macchina.

Renzi, come Prodi, rischia di essere affossato da quel centrosinistra che non vuole vincere, che ama stare all’opposizione che, si sa, andare al governo porta delle gran belle seccature.

Domani sarà un altro giorno, con un nuovo segretario del Pd. Ma oggi, sotto i gazebo, nelle sezioni e nelle biblioteche pubbliche, saluteremo un uomo che, come nella più classica leggenda epica, è stato pugnalato più volte dai  suoi stessi figli ma non ha mai smesso di amarli.

Giuseppe Guarino

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