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Sinistra di forma e Sinistra di sostanza

L’esistenzialità della sinistra italiana si snoda, da anni, su annosi problemi. Il lessico e il simbolismo. L’ultima uscita di Nichi Vendola sull’anacronismo del termine “compagno” ha portato una bufera di polemiche e commenti.

Il “ripudio” del termine sembra, da un certo punto di vista, piuttosto fondato. Con il termine “compagno” (tovarish?) si va ad intendere il militante dei partiti, almeno in Italia, comunisti, socialisti o radicali. Un quadro completo nella sinistra, dalla liberale a quella massimalista.

Ciò che però torna alla mente è la “casta comunista”. La terminologia molto importante delle vecchie sezioni del PCI faceva spavento per come si ritrovava ad operare. L’essere “compagno” faceva allusione a fini solidaristici e assistenziali ma portava con sé il peso d’un impegno concreto ma anche di forti pressioni.

La polemica sul termine non è però appropriata, perché non ha alcun senso scannarsi su questioni di pura forma, dimenticandosi della sostanza.

Ricordiamoci che la Sinistra radicale è scomparsa dai grandi schermi della politica italiana con una polemica dilaniante sul simbolo. Falce e martello sì, falce e martello no. Si videro scissioni e dibattiti sull’argomento. Oggi siamo nuovamente allo stesso punto, quella stessa sinistra estromessa dal Parlamento nel 2008 non ha imparato la lezione.

Ogni volta che si ritrova a risalire la china c’è uno scivolone su temi che, onestamente, sono irrilevanti. Le proposte che vorremmo sentire dal leader di SeL sono quelle riguardanti una politica nuova, che possano realmente dare una scossa al Paese.

Caro Vendola, d’accordo sul rinnovamento del lessico e sulla bellissima immagine che il suo partito sfoggia. Ma si rischia così di diventare fragili imitatori d’un nanetto tutto fumo e niente arrosto. Tutto icone e lustrini colorati e niente, o pochi, contenuti; soltanto pochi argomenti populisti e tanta demagogia per essere legittimato ad agire nel buio.

Caro Vendola, non sia il Berlusconi della sinistra che, tanto, amici o compagni in fondo e lo stesso e non è sul loro appellativo che dobbiamo far storie. Ognuno si fa chiamare come gli pare, quello che serve adesso non è dividerci sul nome ma unirci per un paese migliore.

Giuseppe Guarino

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