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Renzi in campo per Bersani senza finti unanimismi

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Anche Matteo Renzi scende in campo per Bersani. Ma il Rottamatore mette in chiaro sin dall’inizio quella che sarà la vocazione del suo sostegno al leader del Pd: non un cieco e spassionato supporto ma un appoggio scevro da unanimismi di facciata.

Senza peli sulla lingua, così come ci ha abituato da tempo, in una intervista al Messaggero il Sindaco di Firenze fissa i punti di quella che secondo lui dovrebbe essere la linea del prossimo governo di centro-sinistra. E parte dalla possibile alleanza (o desistenza) con Antonio Ingroia e la lista di “Rivoluzione Civile”: “Le mosse di Ingroia mi sembrano dettate più dalla voglia dei contarsi a sinistra che non da quella di governare il Paese. Da questo punto di vista il fatto che ci sia una evidente diversità tra noi e loro, che le distanze si allunghino, mi pare positivo.”

Ma anche sulla possibilità di aprirsi al centro appare piuttosto perplesso: “Mi piacerebbe comunque che il centrosinistra riuscisse a vincere e ad essere autosufficiente, senza preoccuparci di ciò che accade alla nostra sinistra con Ingroia e alla nostra destra con Monti.”

E rincara la dose ricordando come, durante le primarie, avesse escluso del tutto l’accordo con il Terzo Polo e con i montiani. Cosa che invece il segretario Bersani non ha mai né negato né smentito, proponendo numerose sviolinate al premier uscente e ai centristi dell’Udc.

In pratica, Renzi si toglie qualche sassolino dalla scarpa ma rimane saldamente fedele alla linea del Partito Democratico. I fantasmi di un governo allargato sono purtroppo sempre più reali e la ripresa del berlusconismo, affiancata alla moda dell’antipolitica, sembra minare da più parti la possibilità di un centrosinistra forte.

La governabilità è un problema. Ma lo è di più la mancanza di programmi, più che il toto alleanze. Il Porcellum dice che le alleanze vanno scelte preventivamente prima di andare alle urne, ma la Costituzione dice che Governo e Presidente del Consiglio vanno scelti dal Presidente della Repubblica e sostenuti dal Parlamento. E se sembra difficile un’intesa sui programmi già tra gli alleati dell’asse Pd-Sel-Cd-Psi, cosa succederebbe aprendosi a Monti o, addirittura, a Ingroia?

Renzi aveva proposto una sfida durante le primarie, paventando alcuni rischi sempre più vicini.

Oggi la posizione del Pd rispetto alle prossime elezioni politiche è come quella della Juventus rispetto al campionato di Serie A: entrambi sono favoriti per la vittoria, se perdono è soltanto colpa loro.

Giuseppe Guarino

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