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Milano tra moschee e templi di Scientology

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[Caffè News] Se una comunità d’una religione storica come l’Islam volesse smettere di pregare in mezzo alla strada e costruire una moschea su territorio italiano, arriverebbero puntuali le prese di posizione di omini verdi o tricolori che, all’ombra di una croce spesso ignorata, lancerebbero urla e anatemi minacciando di darsi fuoco per protesta contro il pericolo musulmano. Continua a leggere Milano tra moschee e templi di Scientology

Pastette e trimestri

di biagio

[Caffè News] Non mi piace pensare alle pastette. E, sebbene Portogallo e Svezia si siano tranquillizzate dopo il pareggio scandinavo, non attaccando e facendo soltanto noiosissimi passaggi, non riesco a pensare che sia il solo motivo dell’eliminazione italiana agli Europei Under-21.

Perché noi italiani, rispetto a questa eliminazione, ci comportiamo come quei ragazzini che, a scuola, fanno gli svogliati per un anno intero e poi cercano di recuperare tutto in un colpo, all’ultimo trimestre (a proposito, ci sono ancora i trimestri?). Se poi ci scappa la bocciatura, però, è sempre colpa degli altri. Continua a leggere Pastette e trimestri

Quei tentativi flop di rifare il Partito Repubblicano

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[Caffè News] L’articolo sulla possibile rinascita di un Partito Repubblicano pubblicato qualche giorno fa da Luca Scialò [QUI] mi ha fatto tornare in mente qualche vecchio tentativo (fallito) di rifarlo, il Partito Repubblicano. Con tanto di elefantino nel simbolo.

Elezioni Europee 1999. La destra era già stata sdoganata e Gianfranco Fini tentò per la prima volta di chiudere l’esperienza post-fascista e creare un partito liberaldemocratico di centro-destra. A venirgli incontro fu Mariotto Segni, figlio di Antonio, ex democristiano che aveva tentennato un po’ tra destra e sinistra. Continua a leggere Quei tentativi flop di rifare il Partito Repubblicano

Un’idea di multiculturalismo

multi[1]Non condivido granché dell’analisi dell’amico vice-direttore Giuseppe Casillo, se non una questione di fondo. Abbiamo un’idea sbagliata di multiculturalismo. È su questo che vado a disquisire di seguito, più che sulla gestione del traffico di migranti.

Anche se mi preme sottolineare due cose. Innanzitutto come l’Australia, un paese con un traffico di migranti clandestini praticamente minimo rispetto al nostro spenda cifre da capogiro per combattere tale traffico. Se lo può permettere, anche per via di una posizione geografica favorevole. Continua a leggere Un’idea di multiculturalismo

Perché in Italia serve un centrodestra valido

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[Caffè News] Il fatto che chi scriva sia notoriamente un simpatizzante del centrosinistra non deve scandalizzare più di tanto. Da sostenitore della forma di governo democratica (teoricamente non la migliore in assoluto, ma certamente il top in quanto a realizzabilità), infatti, non sono tanto preoccupato per un Pd che si attesti su livelli altissimi, quanto piuttosto per il pesante distacco nei confronti degli altri.

Alla base del sistema democratico, infatti, c’è la teoria dell’alternanza di governo, tipica di tante democrazie più mature della nostra (Francia, Stati Uniti, Regno Unito…) ma che da noi stenta a prendere piede. Abbiamo avuto quarant’anni di governo che, con coalizioni più o meno ristrette, ha sempre avuto il proprio perno nella Democrazia Cristiana. Poi è venuto il maggioritario, le coalizioni, Prodi e Berlusconi, l’alternanza di governo. Dal 1994 al 2006, centro-destra e centro-sinistra sembrano doversi finalmente succedere in una seria infinita. Continua a leggere Perché in Italia serve un centrodestra valido

Si è sempre meridionali di qualcuno

Lo spunto del titolo è doppio, proviene da due fonti d’ispirazione. La prima va da ricercarsi nel cinema italiano (e anche nella filosofia): il napoletanissimo Luciano De Crescenzo nel suo film “Così parlò Bellavista” pronuncia la fatidica frase “Si è sempre meridionali di qualcuno” al milanese Cazzaniga (Renato Scarpa) che dice di aver abitudini diverse dalla moglie tedesca.

La seconda ispirazione è arrivata invece da un settimanale di partito, Il Futurista, organo ufficiale di FLI di Gianfranco Fini, che nella sezione “La goccia”, il 27 maggio, fa notare di come gli svizzeri abbiano incominciato a protestare per l’invasione di tanti italiani che, senza lavoro, tentano fortuna nella vicina Confederazione Elvetica. Per gli svizzeri diventano così “terroni” tanti italiani del nord e, soprattutto nel Ticino, anche il partito moderato e centrista SVP-UDC si è schierato a favore dell’espulsione di essi. Ma solo di quelli col passaporto tricolore. Siamo al “föra da i ball” anche lì e, nonostante ci troviamo in uno scenario per certi versi simile a quello italiano, le vittime sono soprattutto i settentrionali (italiani).

Un duro colpo è alla Lega, e alla sua pretesa d’avere un popolo d’onesti e benvoluti lavoratori. Esaltazione del relativismo per dar colpi alla Lega e alla sua xenofobia? Può darsi. Una delle più importanti critiche ai partiti territorialisti e esterofobi può essere messa in essere proprio tramite questa posizione.

In quanto a quello che sta succedendo in Italia, la Lega si mostra sempre più paradossale. Accanto alle esternazioni più frequenti di razzismo e intolleranza, siamo arrivati addirittura ai volantini elettorali in rumeno di Salsomaggiore. Ipocrisia pura. Prima si addita, semplicisticamente, ogni straniero, e i romeni in particolare, di portar solo danno e criminalità. Poi si ricorre a loro nel momento del bisogno. Cari leghisti, la vostra xenofobia cede, e ciò non potrebbe che far piacere se non fosse soltanto una trovata apparente, volta a racimolare voti.

In quanto agli extracomunitari, spesso ci dimentichiamo che anche gli svizzeri (e gli americani e i canadesi e gli australiani) lo sono. Massimo Troisi in suo monologo diceva: “Il governo ha deciso che presto il napoletano non dovrà più emigrare in Svizzera…. non il governo italiano, il governo svizzero!”

Che lo decidano! Paura d’essere inquinati? Può darsi, ma il denaro e i fondi neri che vengono dai terroni italiani, settentrionali o meridionali, non sono mai stati visti come un disturbo all’economia nazionale ma, anzi, pubblicizzati in maniera quasi invadente.

Anche qui basterebbe un pò di relativismo poiché, come da titolo, si è sempre meridionali di qualcuno. Ma i meridionali poveri ci fanno paura e ribrezzo e li chiamiamo criminali, quelli che portano soldi ci sono simpatici e li chiamiamo investitori. Ma le categorie non sono così nette e trovare investitori che sono anche criminali non è per niente cosa rara. E questo, dalla loro intelligenza, credo proprio che gli svizzeri lo sappiano bene.

Giuseppe Guarino

Settore libro che suda ma arranca

Come ci ricorda una delle ultimi ricerche della Nielsen, in Italia non si legge molto. Senza addentrarci sulle tragiche cifre (tra ottobre e dicembre un italiano su tre ha acquistato un libro, peccato che sia il periodo dove gli acquisti sono maggiori per via delle feste di Natale), possiamo analizzare sommariamente la pericolosità del fenomeno.

I concetti dati sono pochi, semplici, essenziali: poche persone leggono e quelle che leggono lo fanno prediligendo i romanzi e i libri in offerta speciale. Nulla contro la narrativa, sia chiaro, le belle storie sono capaci di trascinare la mente in luoghi meravigliosi, farle vivere esperienze che sarebbe impossibile acquisire empiricamente, di far viaggiare senza spostarsi d’un metro. Allora, qual’è il problema?

La narrativa è una lettura disimpegnata dove si lavora molto d’immaginazione, lontana da pubblicazioni di altro stampo. Risulta quindi più semplice gettarsi tra le pagine d’un romanzo che tra quelle d’un saggio. Si rischia però di cadere nel luogo comune che quest’ultimo non sia una piacevole compagnia ma soltanto un tedioso affaticamento incapace di regalare attimi d’evasione. Sbagliato, poiché ci sono saggi capaci di regalare ancora più emozioni d’un duello all’ultimo sangue o di un bacio non dato, basti pensare che Emilio Salgari (autore delle serie de “I Pirati della Malesia” e de “Il corsaro nero”) conobbe i luoghi da lui scelti come sfondo dei suoi romanzi soltanto attraverso saggi e trattati, senza mai recarsi nei luoghi da egli stesso descritti minuziosamente.

In quanto al secondo problema (che si acquistano maggiormente libri in offerta), ricordiamo che uno dei settori più floridi del mercato dei libri è quello dei remainders, che sarebbero rimanenze di magazzino o vecchie edizioni spesso vendute a meno della metà del prezzo di copertina.

Le librerie perdono terreno, soprattutto se indipendenti, in favore dei centri commerciali e del web (diverse librerie on line offrono un servizio completo che spesso si avvale di costi di spedizione praticamente nulli). In compenso non si vendono molti e-book (si stima si sia intorno all’1%), probabilmente perché i lettori preferiscono avere in mano qualcosa di materiale da sfogliare, sottolineare, conservare.

Il settore, comunque, corre e suda, ma arranca. La gente acquista libri in offerta o di prezzo inferiore ai 18 euro poiché cerca, utilitaristicamente, il massimo risultato con il minimo costo e spesso rinuncia a priori ad un libro di prezzo superiore che altrimenti sarebbe stato preso sicuramente in considerazione. D’altronde siamo in tempo di crisi e la stessa diffusione di cultura ne risente, che si vendano pochi libri è però sintomo soprattutto di pigrizia o di inerzia da parte degli italiani. E chi ne risente è la Nazione, noi, il nostro futuro.

Giuseppe Guarino

Il campanilismo distrugge la nazione

Il nemico numero uno dell’unità nazionale è senza dubbio il campanilismo. Non parliamo solo di Lega Nord e similari (che pure hanno i propri “meriti”) ma anche di quei microfenomeni di territorialismo fine ad un semplice tifosismo e dallo scarso valore.

Ebbene, si può parlare di semplice tifosismo quando si tenta di far prevalere la propria parte territoriale, la propria provincia, il proprio comune, il proprio quartiere (il proprio palazzo?)… Si tende a screditare gli altri, a considerarli diversi e porsi in competizione con essi. Ma la competizione non è sana ma viziata: non tende a raggiungere un comune traguardo ma a far prevalere una parte nei confronti dell’altra, che soccombe.

Da sannita posso affermare di averne le tasche piene della rivalità tra Benevento ed Avellino che, in quanto province confinanti, farebbero meglio a collaborare piuttosto che a scannarsi (ovviamente è solo un esempio, se ne potrebbero fare migliaia). Purtroppo in questo discorso non si parla solo del mondo della politica ma soprattutto della gente comune. E’ nella gente comune che si nascondono i pregiudizi, le invidie, la voglia di prevalere, la pienezza di sé, il considerarsi migliori di altri che vivono a pochi kilometri di distanza: il campanilismo.

La peggiore delle diatribe è però quella riguardante il Nord e il Sud del Paese. Con climi da stadio si discute di “noi” e di “loro”, di tasse nelle tasche di chi le paga, di aiuti a chi lo merita. Posizioni estreme da ambo le parti sono nemiche dell’Unità d’Italia e della coesione nazionale. A Nord sono celebri le rivendicazioni d’autonomia e le minacce di secessione; a Sud si parla di 1861 sanguinario e si guarda con nostalgia (e spesso revisionismo storico o dettagli poco chiari) al Regno delle due Sicilie.

Questo modo di pensare non porta da nessuna parte. Per quanto l’Unità sia stata controversa ed abbia portato i suoi effetti negativi sembra essere utilizzata come un capro espiatorio, considerata come la fonte di tutto il male. Così non è certamente e nonostante gli aspetti bui del Risorgimento, possiamo affermare che oggi desiderare secessioni sia alquanto fuori luogo poiché non potrebbe essere utile a nessuno. Siamo in un paese dalla cultura comune, avviato insieme ad altri alla costituzione di qualcosa che vada al di là delle singole unità nazionali: l’Europa.

Tra le cose positive del fascismo ci fu senza dubbio la forte italianizzazione: ripescaggio e diffusione di una cultura condivisa da Aosta a Pantelleria. Ciò non vuol dire che i piccoli luoghi e i territori debbano dimenticare le proprie origini e tradizioni, ma che devono conservarle e confrontarle con le altre in un clima pacifico e cordiale di convivenza. Questo è il discorso alla base del “pensare globale ed agire locale”.

Il principio di sussidiarietà dice che ogni comunità locale può organizzarsi in proprio con l’aiuto del livello superiore in caso di difficoltà. Quale modo migliore di realizzarlo se non avviando una decisa politica d’alleanze interterritoriali che parta dal basso e che sia a partecipazione popolare? Il collaborazionismo tra i territori contigui è necessario, è espressione di maturità del popolo. Ma ciò potra accadere soltanto quando gli italiani smetteranno di pensare di essere meglio dei francesi, quelli del Nord meglio di quelli del Sud, quelli di Benevento meglio di quelli di Avellino. E viceversa.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 31/01/2011