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Scontri e lotte di potere per la segreteria Pd

pdem[Sannio Week] Endorsement, lotte di potere, ingrati voltafaccia o semplici approvazioni. La successione a Bersani, che passa per l’interim di Epifani, appare incerta e flebile. Il rischio di spaccare il Pd è alto, ma sembra che dalle parti del centrosinistra italiano, ormai da vent’anni, ci sono abituati tutti.

Se Bersani ha annunciato il suo supporto a Cuperlo e Franceschini si è abbandonato tra le braccia dell’ex nemico e primo cittadino di Firenze Renzi, Fabrizio Barca si è elegantemente defilato in una mossa che sa di malcelato tatticismo.

Ma anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, fa sapere di non volersi intromettere nella lotta alla segreteria. In un messaggio inviato all’assemblea nazionale del Partito Democratico, infatti, il premier ha annunciato la propria neutralità, chiedendo però che il nuovo segretario tenga unito il partito e sostenga il governo. Più facile a dirsi che a farsi, ma anche a questo, nel Pd, ormai ci sono abituati tutti.

Inoltre, dopo il giallo sulla data del voto, Epifani e candidati alla segretaria le hanno fissate per l’8 dicembre. Il quotidiano “Europa” le ha giustamente ribattezzate “primarie immacolate”. L’anno scorso le parlamentarie si tennero il 29 e 30 dicembre, una data infelice per delle primarie altrettanto infelici. Si spera che quest’anno l’esempio non venga ripetuto.

La sinistra Pd, intanto, formata per lo più dai giovani turchi di Fassina, sembra spingere per l’appoggio a Cuperlo, dopo che i bookmakers avevano accostato più volte il viceministro all’Economia a Matteo Renzi.

Pippo Civati, invece, pare oramai spinto fuori, terzo incomodo tra Renzi e Cuperlo, non affiancato da nessun membro di spicco. A sostegno di Cuperlo, infine, tendono ora molte nomenclature territoriali: i segretari regionali di Campania, Puglia, Umbria, Calabria, Toscana, Sardegna, Molise e Abruzzo sono con lui. Voci di corridoio sembrano accostare al deputato friuliano anche le segreterie marchigiane e lucane. Le restanti regioni dovrebbero stare con Matteo Renzi, tranne la Valle d’Aosta (unica segreteria regionale a mettersi dalla parte di Civati).

Qualche renziano della prima però fa notare qualche stranezza nelle federazioni locali: leader e personaggi che l’anno scorso si scontrarono apertamente e a spada levata coi rottamatori sostenendo accesamente Bersani, oggi sembrano pronti a piegarsi alla logica del partito “cool”. Oppure a salire su quello che può sembrare il carro del nuovo vincitore. Sempre che le vittorie, nel centrosinistra, possano esistere.

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 23/09/2013

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