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Chi ha ucciso il centrosinistra?

vendola

[Caffè News] Fa sorridere l’ultima affermazione al veleno di Nichi Vendola: “Renzi ha ucciso il centrosinistra”. Il leader di Sel prende le distanze dal Pd che, dice, “non è il nostro destino”. [Fonte: QUI]

Al di là delle scelte puramente tattiche ma ambigue (nello stesso comunicato l’ex presidente pugliese dice anche che il Pd “dove possibile sarà un alleato ma dove non è possibile sarà un avversario”), resta una domanda di fondo: chi ha ucciso il centrosinistra? Renzi o proprio la tanto perfetta “sinistra radicale”?

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Se la sinistra italiana rischia di scomparire (ancora una volta)

vendola _ migliore[Caffè News] È già finito il tempo dell’esultanza post-Europee, quando la Lista Tsipras ha visto il rientro in Europa della sinistra radicale italiana. Ci hanno pensato prima le questioni riguardanti l’elezione di Barbara Spinelli e poi quelle, tutte interne a Sel, riguardanti il decreto Irpef o, se ci piace chiamarlo così, quello degli 80 euro.

Su Europa, il quotidiano del Partito Democratico, Stefano Menichini ha parlato di “maledizione della sinistra più sinistra” [QUI]. Inutile dire che, davvero, negli schieramenti di centro-sinistra, sia al governo che all’opposizione, le schermaglie e le scissioni non sono mai mancate.
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Partiti a gestione personale. Il caso italiano

berlusconi_grillo[1][Caffè News] Pare fosse Sheehan a notare che i partiti e i movimenti politici che hanno dato vita alle tre grandi dittature del novecento (fascismo, nazismo e bolscevismo), riproducessero al proprio interno il sistema che propugnavano.
Ora, dando per scontato la veridicità di tale affermazione, andiamo ad osservarla sulle forze politiche italiane.

È sconcertante come due dei tre principali partiti abbiano una struttura verticistica, dove il leader assoluto, dichiarato o meno, sia insostituibile al punto che la sua mancanza potrebbe causare la dissoluzione del movimento politico stesso.

Parliamo di Forza Italia o, comunque, dei partiti di Silvio Berlusconi. È lui il deus ex machina del sistema, Cavaliere insostituibile alla guida di una rodata macchina aziendale. Chi non è d’accordo può andare via, i casi Fini e Alfano sono ormai di scuola. Forza Italia è un’impresa: tutti lavorano per un fine comune, le responsabilità sono ripartite gerarchicamente, è il capo a decidere le teste da tagliare o chi far salire di grado. Continua a leggere Partiti a gestione personale. Il caso italiano

Le ragioni di Emiliano

michele_emilianoquadrifoglio miniÈ la seconda volta che voto alle Europee. La prima, nel 2009, sostenni il neonato movimento Sinistra e Libertà. Un movimento che all’epoca era poco partito personalistico di Nichi Vendola, poco rifondazione di Rifondazione e molto cartello elettorale comprendente la sinistra alternativa al massimalismo comunista e alla moderazione centrista verso la quale stava derivando il Pd. Dentro c’erano il Movimento per la Sinistra di Vendola, Sinistra Democratica di Mussi, il Psi e i Verdi (più qualche altro micro-movimento). Bello. Continua a leggere Le ragioni di Emiliano

Vengo dopo il Pci – Né falce né martello

dopo-il-pci-6-ne-falce-ne-martello[1][Caffè News] Già alle amministrative del 2007 Rifondazione Comunista vede scendere i propri consensi, con un calo del 2% circa. Anche il Pdci è in caduta, ma nel frattempo comincia a registrarsi il riavvicinamento del partito di Diliberto a Rifondazione, in un clima di distensione che mancava dai tempi della scissione. I motivi vanno ricercati (anche) nella nascita di un nuovo partito alternativo al Pd: Sinistra Democratica di Fabio Mussi, fondato all’Eur il 5 maggio 2007.

Sd non nasce però sotto una buona stella. L’ex sinistra Ds comincia subito a perdere pezzi. Il nuovo partito perde dapprima la componente vicina a Gavino Angius e Valdo Spini (che andranno di lì a poco a ricostituire il Partito Socialista con Nencini, Di Lello e Bobo Craxi) e poi dell’area vicina alla Cgil, Sinistra per il paese, che dopo l’incertezza iniziale finirà per rientrare nel Partito Democratico. Continua a leggere Vengo dopo il Pci – Né falce né martello

Perché non Renzi ma una storia già Letta

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Letta, Amato o Renzi? Il dubbio è sciolto, il primo sarà il nuovo capo del Governo.

Se si fosse fatto un sondaggio tra gli elettori e i militanti del centro-destra (che sarà parte integrante della prossima maggioranza di governo), il coro sarebbe stato unanime: Matteo Renzi. La scelta, almeno ad occhio, è caduta sul candidato (tra i tre) che più piaceva al Partito Democratico. Ma forse anche a Berlusconi.Chi lo dice? Renzi in persona.

“È Berlusconi che non mi ha voluto” è quanto il sindaco di Firenze ha dichiarato Continua a leggere Perché non Renzi ma una storia già Letta

Napolitano bis: ritorno al Quirinale

PRESIDENTE_NAPOLITANO[1]Da premettere: la delusione per la rielezione di Giorgio Napolitano è simile a quella che sarebbe senz’altro seguita ad una elezione di Franco Marini. Per Napolitano, come per Marini, la stima è grande, grandissima. Più per il presidente vecchio e nuovo che per l’ex sindacalista della Cisl, invece, ci troviamo al cospetto di una figura di altissimo profilo istituzionale, capace di metter d’accordo non tutti, ma buona parte. Quello che fa male è l’accordo con il Pdl, è la vittoria di Berlusconi.

In quanto agli altri: Continua a leggere Napolitano bis: ritorno al Quirinale

Vendola: “Presto Sel nel Partito del Socialismo Europeo”

vendola

Sinistra Ecologia Libertà continua lo strappo col passato comunista. Più di vent’anni dopo la svolta della Bolognina è il leader Nichi Vendola ad annunciare la prossima adesione di Sel al Partito del Socialismo Europeo. Salirebbero così a due i membri italiani Continua a leggere Vendola: “Presto Sel nel Partito del Socialismo Europeo”

E se da SEL se la prendono con chi la pensa come loro…

Insensato, non vedo come altro poter qualificare un intervento apparso sul gruppo Facebook “PUGLIAmo l’Italia: NICHI VENDOLA candidato premier 2013”.

Una frase che metaforicamente conteneva un importante punto di vista ha ricevuto una risposta fuori luogo. È questo quello che è successo.

LA FRASE – Antonio Di Pietro avrebbe detto, riguardo al prossimo governo tecnico d’ampie intese, che Pd e PdL non possono stare nello stesso governo poiché due uomini non dormono nella stessa camera da letto. Punto di vista il suo che, condivisibile o meno, è da tenere in conto poiché arriva dal leader di uno dei maggiori partiti del Paese.

LA RISPOSTA – L’intervento fuori luogo arriva dal gruppo Facebook legato al Governatore pugliese: nella frase di Di Pietro ci sarebbe omofobia poiché due uomini possono vivere nella stessa camera da letto e possono fare pure figli.

LA POLEMICA – SEL dimostra così la sua irresponsabilità, oscurando un parere che, se esposto in altri termini, avrebbe senz’altro condiviso. Spara a zero su Di Pietro, suo principale alleato, dimenticandosi che, a differenza del signore molisano, loro non sono (ancora) in parlamento.
Di Pietro ha voluto soltando intendere che il Papa è uno solo, o che due galli nel pollaio si azzuffano o, come dicono a Napoli, che due zoccole (ratti) nella stessa gabbia si mangiano l’una con l’altra. Niente omofobia, soprattuto per uno che nei fatti l’ha sempre combattuta e respinta. Che poi la si pensi come lui sulle elezioni anticipate per SEL è un’aggravante. Invece di cercare i punti di contatto sono andati a cercare i punti di attrito, non si vuole affermare che così una alleanza può saltare, ma di certo non si prospetta molto luminosa…

Abbattuto il Berlusconismo (ma ancora è presto per cantare vittoria), ricominciamo con i conflitti nel centro sinistra, il che può portar bene soltanto alle altri parti politiche, anche considerando che non è poi così scontata la configurazione degli schieramenti nelle prossime elezioni. Dopo aver abbattuto il comune nemico nazista USA e URSS incominciarono a farsi la guerra (fredda, ma sempre guerra era), vediamo di non fare la stessa fine. Insistere su simili sciocchezze è però il modo migliore per rimanere fuori da alleanze e parlamento.

Ancora una volta ci troviamo ad azzuffarci su questioni di forma e di apparenza, perdendo l’occasione di cogliere gli spunti d’un interessante punto di vista politico. Ed è tutt’altro che quello che a sinistra bisogna fare. Le ferite lasciate dal governo Prodi sono ancora fresche…

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 14/01/2011

Il sogno di Craxi (e di Fausto)

C’era una volta Bettino Craxi, che al di là di discutibili azioni ed eventi aveva un sogno: l’Unità Socialista. All’epoca si parlava di unire PSI, PSDI e PCI (poi PDS). Oggi, che la politica italiana è in una nuova era, cosa rimane del Sogno di Craxi?

Era il 1991 quando un gruppo di dissidenti, contrari alla trasformazione del PCI in Partito Democratico della Sinistra, si allontanarono definitivamente da esso creando un nuovo partito dalle ben chiare radici: Rifondazione Comunista.

Nel 2008 accade una cosa simile, il PdS, oramai diventato DS, decide di fondare un nuovo soggetto, più moderato e democratico, insieme agli eredi della vecchia DC: il Partito Democratico. I soliti dissidenti (i soliti comunisti?) si oppongono alla fusione dei due partiti, appoggiando la mozione Mussi. Di lì a poco nascerà Sinistra Democratica.

Nel frattempo accade un’ultima importante rottura temporale, Rifondazione tenta di formare un soggetto unico della sinistra, raggruppandosi con Sinistra Democratica, i Verdi e il PDCI: nasce La Sinistra – L’arcobaleno. Niente da fare. Sconfitta elettorale e la sinistra resta fuori dal Parlamento. Ogni possibilità di tentare una unitarietà alternativa al PD salta. Bertinotti, candidato premier del soggetto, si dimette.

Paolo Ferrero, dopo le dimissioni di Fausto Bertinotti, viene nominato segretario di Rifondazione Comunista. Nichi Vendola non ne condivide la linea ed esce dal partito, rilanciando un progetto simile a quello de La Sinistra Arcobaleno: si allea con SD, PSI e Verdi e crea Sinistra e Libertà. Obiettivo principale è riportare la Sinistra agli antichi splendori, nonché riprendersi la parola “libertà”, tanto abusata dalle destre. Elezioni europee e nuova sconfitta, prima vanno via i Vedi, poi i Socialisti. Il sogno di Craxi sembra definitivamente sfumato, quando per la seconda volta in pochi anni era arrivato ad un passo dalla realizzazione.

Il resto è storia di oggi: la vendoliana SEL, partito fortemente personalistico, si appresta ad essere l’unico disposto a dialogare (o ad essere accolto?) con lo “sbandato al centro” PD. Di Rifondazione, Verdi e PSI è rimasto poco, e certamente siamo lontani da un dialogo d’unitarietà.

Fausto Bertinotti, che nel 2008 aveva rilanciato l’idea sembra oggi tristemente sconfitto. Scoraggiato dalle concessioni moderate del buon Vendola, ritorna all’ovile della “sua” Rifondazione. Da lì tutto era partito. Da lì forse, un giorno, tutto ripartirà.

Giuseppe Guarino