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Garantismo e giustizialismo nella cultura politica italiana

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[Caffè News] Garantismo e giustizialismo, si sa, sono due valori opposti che permeano la discussione politica italiana sin dalla notte dei tempi. Una situazione politica sicuramente falsata rispetto al resto d’Europa.

Pensiamo alla Prima Repubblica. Il maggior partito di sinistra era il Partito Comunista. Che benché se ne dica era sicuramente distante dai valori liberali e democratici che ispiravano le sinistre del continente. La tradizione forcaiola del comunismo italiano trova (tra l’altro) fondamento nella celebre “diversità genetica” millantata da Enrico Berlinguer. Tali valori accomunavano inoltre gli opposti estremismi, dato che anche il Movimento Sociale Italiano non parlava certo di tolleranza e di garantismo. Continua a leggere Garantismo e giustizialismo nella cultura politica italiana

Se destra e sinistra non esistono più

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[Caffè News] Ma è proprio vero che destra e sinistra non esistono più? Come le mezze stagioni o i bei sapori di una volta. Sì. No. Boh. Forse.

Nonostante pensarlo e farlo pensare faccia comodo a qualcuno (o forse a più di qualcuno), non è vero che destra e sinistra non esistono più.

Certo non stiamo qui ad estremizzarla gaberianamente buttandoci a capofitto nel catalogare tutto il possibile e immaginabile con etichette troppo comode: “questo è di destra”, “quest’altro è di sinistra”, “questo è un po’ scialbo, lo mettiamo al centro”. Continua a leggere Se destra e sinistra non esistono più

Che beffa la destra che rinasce dalla Lega

salvini-150x150[1][Caffè News] Matteo Salvini aveva annunciato di voler creare una “Lega dei popoli”, che unisse alla Lega Nord un movimento politico da radicare nel centro-sud. Ma l’Huffington Post [QUI] ci rende edotti su quanto il segretario del Carroccio stia per fare: mettere da parte leghe e legarelle e farsi un partito nuovo, a proprio nome. Forte del consenso creato un po’ ovunque grazie a un populismo spicciolo (che infatti sta rubando sempre più sostenitori a Grillo e al Movimento 5 Stelle), vorrebbe nascondere sotto il tappeto le istanze nordiste e unire lo Stivale su tesi simili a quelle del Front National di Marine Le Pen, con la quale c’è già intesa all’europarlamento. Il tracollo di Forza Italia lo sta aiutando a fare il resto. Insomma, la destra dovrà subire la beffa di rinascere dalla Lega. Da quella Lega “costola della sinistra” e da quella Lega che rigettava allegramente i valori nazionali che furono della destra del Movimento Sociale Italiano.

Giuseppe Guarino

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Dal topless al cerchietto, quando si mescolano

fini-cerchietto-150x150[1][Caffè News] Dopo tutte le foto in bikini della “gatta morta allla rovescia” Maria Elena Boschi (definita così da Stefano Zecchi, QUI) e il topless sulla sdraio di Stefania Giannini, per qualche quotidiano di centro-destra è venuto il momento di dedicare la prima pagina a un altro nemico. Stavolta si tratta di Gianfranco Fini. L’ex presidente della Camera è stato immortalato a Sabaudia mentre gioca in spiaggia con la figlia, sfoggiando un cerchietto rosa da bambina. Libero [QUI] e Il Giornale [QUI] non hanno perso occasione per sbeffeggiare l’ex leader di An e Fli. Segno che, a ridosso della manifestazione di Mirabella, Gianfranco Fini faccia ancora paura (lo suggerisce Giuseppe Tatarella dal suo profilo Facebook)? Non ci è dato saperlo, sebbene appaia chiaro che la dottrina del non mescolare politica e vicende personali, per certi signori, valga soltanto per feste eleganti ed evasione fiscale di un Cavaliere di Arcore.
Giuseppe Guarino

Torna Fini, col rischio di fare una frittata di un uovo solo

fini[1][Caffè News] Gianfranco Fini riscende in campo. E questo non può che far piacere a chi crede nella politica come passione, competenza, movimentismo. Un po’ meno a una destra che da Fini si è sentita tradita, vuoi per aver sfasciato Alleanza Nazionale, vuoi per aver lasciato il Cavaliere.

Ebbene, lanciando il portale Partecipa, Fini tenta un nuovo percorso costituente della nuova destra italiana, dopo il fallimento di Futuro e Libertà.

Se Fli fallì fu colpa dell’eccessivo appiattimento sulle posizioni di Pierferdinando Casini e di Mario Monti, ossia al centrismo liberale di stampo sia cattolico che laico. È stato questo il più grosso neo dell’esperienza post-Pdl dell’ex Presidente della Camera, trombato con un misero 0.47%. Continua a leggere Torna Fini, col rischio di fare una frittata di un uovo solo

Perché in Italia serve un centrodestra valido

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[Caffè News] Il fatto che chi scriva sia notoriamente un simpatizzante del centrosinistra non deve scandalizzare più di tanto. Da sostenitore della forma di governo democratica (teoricamente non la migliore in assoluto, ma certamente il top in quanto a realizzabilità), infatti, non sono tanto preoccupato per un Pd che si attesti su livelli altissimi, quanto piuttosto per il pesante distacco nei confronti degli altri.

Alla base del sistema democratico, infatti, c’è la teoria dell’alternanza di governo, tipica di tante democrazie più mature della nostra (Francia, Stati Uniti, Regno Unito…) ma che da noi stenta a prendere piede. Abbiamo avuto quarant’anni di governo che, con coalizioni più o meno ristrette, ha sempre avuto il proprio perno nella Democrazia Cristiana. Poi è venuto il maggioritario, le coalizioni, Prodi e Berlusconi, l’alternanza di governo. Dal 1994 al 2006, centro-destra e centro-sinistra sembrano doversi finalmente succedere in una seria infinita. Continua a leggere Perché in Italia serve un centrodestra valido

Il ventennio di Gianfranco Fini

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Per uno dei tanti paradossi della nostra politica, l’aiuto più forte, anche nella pubblica opionione, venne a Berlusconi dall’antiberlusconismo viscerale, spesso volgare, becero e insopportabilmente fazioso della quasi totalità delle forze di opposizione

gdc_miniQuesta è la seconda volta che parlo di un libro di Gianfranco Fini. E se lo faccio non è certo per affinità ideologica o culturale (rispetto alla prima esistono numerose divergenze; in quanto alla seconda, la dialettica e la preparazione del fondatore di An metterebbero alle corde qualunque pennivendolo di quartiere come me).

Gianfranco Fini mi ha sempre affascinato e, nel mondo della sinistra (o, se vogliamo, del centro-sinistra), ha sempre rappresentato la faccia seria del centro-destra, quell’interlocutore affidabile e sincero che non si riusciva certo a vedere in Berlusconi. Citando uno sketch del noto comico Diego Parassole, si potrebbe dire che Fini faceva capire che si poteva essere intelligenti e di destra, che è un po’ uno spreco, come Pelè che gioca nell’Inter.

È un testo scritto con linguaggio semplice e discorsivo, che raccoglie vent’anni di storia italiana senza cadere nell’utilizzo del linguaggio politichese (che emerge comunque nelle conclusioni). Continua a leggere Il ventennio di Gianfranco Fini

Destra?

fini[Sannio Week] Angelino Alfano lo dichiara: “la sinistra non si faccia illusioni, il Pdl è unito”. Falchi e colombe in pace gli uni con gli altri, sembra, e sembra ormai tornare l’antica sintonia tra il vice-premier e Berlusconi.

Un bel quadretto familiare.Che ne è dei dissapori di qualche settimana fa? Che cosa è stato di tutti quelli che minacciavano di voler andar via dal Pdl-Forza Italia? Tutto tace.

I cantieri restano, invece. Continua a leggere Destra?

E la destra gridò “Viva Fidel”!

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“Viva Fidel!” non è uno slogan del governo cubano in sostegno all’antico rivoluzionario e ultraottantenne dittatore dell’isola caraibica, ma potrebbe diventare, durante la prossima campagna elettorale, quello de La Destra.

È il nuovo paradosso del partito guidato dall’ex governatore della Regione Lazio Francesco Storace: Fidel Mbanga-Bauna. Mbanga-Bauna è un personaggio già noto agli abitanti laziali poiché conduce il Tgr Lazio di Rai3 da quasi vent’anni. Niente di strano, se non fosse che il nostro è di origine congolese, nero di pelle e, si potrebbe azzardare, volto di uno dei canali della tivù italiana storicamente sinistroide.

Stimatissimo da Francesco Storace, Mbanga-Bauna potrebbe essere uno dei maggiori sostenitori della ricandidatura dell’ex Ministro della Sanità alla presidenza della Regione Lazio. Una bellissima operazione dal sicuro riscontro mediatico, quella di Storace, ma che forse non accontenta una base che si riconosce ancora nel ventennio e in tutte le sue espressioni.

E, infatti, i social network esplodono: steriotipi e frasi fatte, odio razziale e indisciplina pura. Tant’è che la frase “non ci sono neri italiani”, già riservata in passato a tanti personaggi noti e meno noti, è sulla bocca di molti militanti del partito.

Ideali traditi, secondo alcuni sostenitori de La Destra; Segno che La Destra non è di destra, secondo i sostenitori di altri partiti e movimenti della stessa area (Forza Nuova).

Fatto sta che Mbanga-Bauna era già stato, nel 2003, candidato a Montecitorio nelle liste di Alleanza Nazionale, insultato dal quotidiano “La Padania” e difeso proprio da Francesco Storace.

E se, ironicamente, all’inizio dell’articolo parlavamo di “Viva Fidel!”, dobbiamo tristemente riconoscere ancora una volta una malcelata forma di xenofobia mascherata da identità nazionale.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 31/12/12

Confronto tra i libri di Fini e Bertinotti: Il Futuro della libertà vs. Chi comanda qui?

https://i2.wp.com/i55.tinypic.com/eqzgx4.jpgCi troviamo di fronte a due testi usciti a distanza di un anno l’uno dall’altro ma che si trovano recentemente in libreria. Parliamo di “Chi comanda qui? Come e perché si è smarrito il ruolo della costituzione” di Fausto Bertinotti e “Il futuro della libertà. Consigli non richiesti ai nati nel 1989” di Gianfranco Fini. Il primo uscito da quasi un mese per Mondadori; il secondo appena riedito da Rizzoli, collana BUR, nella sua versione aggiornata al 2010.

A cosa ci troviamo di fronte? Beh, a un primo impatto i due libri esprimono palesemente l’entità di due diverse culture, contrapposte tra loro e contrastanti su diversi livelli (principalmente quelli relativi ai riferimenti storici, all’identità nazionale e alla posizione rispetto al mercato). Sembrano però avere carattere programmatico: il primo per una sinistra diseredata ed extraparlamentare che vuole tornare alla ribalta; il secondo vuole ergersi a manifesto d’una nuova destra, d’estrazione liberale ma che non rinneghi la propria identità.

Ci sono tanti punti in comune, paradossalmente forse, primo su tutti il principio personalista: guardare al cittadino come persona e non come individuo. Entrambi prendono coscienza del cambiamento del mondo, della forza dominante dell’economia rispetto alla politica, ma pongono soluzioni diverse. Bertinotti se la gioca soprattutto con tre principi: lavoro, uguaglianza e pace (sia religiosa che sociale); Fini fonda tutto il discorso sulla parola “libertà”. Differenziazione storica tra destra e sinistra, quindi, pensiero liberale-individualista da una parte, sociale-pluralista dall’altra.

Infine il riferimento alla Costituzione. Buon punto di partenza, ma da riformare, ricostruire e modernizzare, secondo Fini; salda roccaforte a cui appellarsi e fare riferimento, secondo Bertinotti. Lo sguardo dei due è rivolto al futuro, con un piede nel passato delle rispettive origini, culturali più che strettamente politiche.

Due testi, insomma, che possono ben rappresentare nella scena politica attuale almeno due dei tanti punti di vista. Fanno però chiarezza su tante scelte e tante possibilità, illuminando il lettore sulle idee d’una destra nuova e d’una sinistra in movimento nei confronti del nuovo mondo, del mondo globale, superando definitivamente le tesi che consideravano la fine dello scorso secolo come “la fine della storia”.

Giuseppe Guarino

FAUSTO BERTINOTTI – CHI COMANDA QUI:

 

GIANFRANCO FINI: IL FUTURO DELLA LIBERTA’: