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Il parricidio

PdL - Manifestazione "Tutti con Silvio"di Giancristiano Desiderio [Sannio Press] Angelino Alfano era considerato il figlio politico di Silvio Berlusconi. Quando il Cavaliere incontrò il padre di Angelino gli disse che il suo figlioccio lo considerava un po’ anche figlio suo. Un figlio politico, appunto. Oggi quel figlio ha ucciso il padre. Alfano, vicepresidente del Consiglio e segretario del Pdl, ha commesso il parricidio che nella vita e in politica prima o poi bisogna commettere per poter crescere. Il parricidio berlusconiano è arrivato tardi, molto tardi, troppo tardi  – nel momento più drammatico della vita politica e personale di Berlusconi che non è stato all’altezza del “suo” dramma politico-giudiziario –  ma alla fine è arrivato. Alfano, in circostanze più drammatiche rispetto al passato, sembra riuscire là dove fallì Gianfranco Fini. Continua a leggere Il parricidio

Biblioteca del Sannio, sabato 24 marzo la presentazione del libro di Donato Zoppo

(Sanniopress) – Sabato 24 Marzo, alle ore 18.00, presso il Palazzo del Genio di Cerreto Sannita, La Biblioteca del Sannio presenta un incontro con lo scrittore sannita Donato Zoppo, autore di numerosi saggi di storia e divulgazione musicale. L’incontro si intitola “Prog, Hobbit e Battisti” e si aprirà con i saluti della docente scolastica Elena Cofrancesco, scrittrice e segretaria dell’Associazione Culturale “La Biblioteca del Sannio”. Presenterà la serata il vicepresidente della Biblioteca, Giuseppe Guarino.

“Prog, Hobbit e Battisti” sarà una serata all’insegna della buona musica e della buona lettura, di cui si parlerà seguendo uno specifico percorso elaborato con Donato Zoppo.

I temi trattati, come da titolo, saranno essenzialmente tre. Si partirà dal legame della musica al territorio sannita, saltando indietro al 1977, quando a Montesarchio si tenne il primo Campo Hobbit, organizzato da Generoso Simeone. L’evento portò al mutamento di nome del Gruppo Padovano di Protesta Nazionale in Compagnia dell’Anello, tuttora attivissima formazione di Musica Alternativa.

Si parlerà poi di Lucio Battisti, artista simbolo della musica italiana. Di Lucio Battisti sarà analizzata l’anima melodica, che lo ha condotto al successo con brani quali “Balla Linda” e “Un’avventura”; e l’anima sperimentale, che lo ha portato ad incidere “Amore e non amore”, LP del 1971 che presenta numerose sfumature prog, inedite per la scena italiana del periodo.

Infine, Donato Zoppo farà una panoramica sul genere progressive, le sue origini e i suoi sviluppi, sapientemente ordinati nella sua ultima opera, “Prog. una suite lunga mezzo secolo”. Il libro, edito da Arcana, si apre con una presentazione di Ray Thomas, flautista degli inglesi Moody Blues. Considerato una sorta di Bibbia del Progressive, “Prog. Una suite lunga mezzo secolo” sarà presentato dall’autore durante la serata del 24 marzo.

La Biblioteca del Sannio, promotrice ed organizzatrice dell’evento, allarga così l’orizzonte culturale dai libri alla musica, parte integrante della vita di un popolo e di un territorio. Per informazioni sull’evento, i progetti della Biblioteca e donazioni di testi, BibloS può essere contattata ai numeri 392.4064099 e 0824.860936, nonché all’indirizzo mail info@labibliotecadelsannio.it .

L’INTERVENTO | I “vip” beneventani e i “cafoni dei paesi”

guinness[SannioPress] Mi piace la birra. Mi è sempre piaciuta. Amo la Guinness, la nera d’Irlanda per eccellenza. Poi mi piacciono le Weiß, la Paulaner e la Franziskaner su tutte. So anche apprezzare il valore d’una Peroni 0.33 in un giorno d’estate.

Da qui a chiamarmi beone ne passa, amo il gusto amarognolo della nerambrata con l’arpa e quello un pò acido della gialla-opaca alemanna. Non ho motivo per ubriacarmi, nonostante adori bearmi tra le bianche schiume.

Ora, però, spiego meglio dove voglio andare a parare. Su SannioPress, negli ultimi giorni, appaiono continuamente articoli relativi alla movida beneventana, firmati da Domenico Barone prima e da Giancristiano Desiderio poi. Drammatici, questi articoli vanno a filmare la realtà giovanile delle serate beneventane, sottolineando quegli aspetti di bieca piccola borghesia che emergono dal movimento in centro nei week-end.  Gli autori, nei loro articoli non utilizzano, sicuramente per amor di buon gusto, un termine che a Roma sarebbe “coatto” e a Bari “cozzalone”. Il termine, s’è già capito, è “tamarro”.

L’invasione dei tamarri è quella che ci preoccupa, è quella che, per citare ancora Domenico Barone, “infesta Piazza Piano di Corte e Piazzetta Vari con la pisciata libera ammorbando i residenti”. Non è questione di modi di vestire volgarmente sfarzosi o di musica di pessimo gusto\qualità. Si tratta di mentalità, direi quasi di subcultura.

Barone parla della Mollicona che dice che “se non sei al Sayo non sei vip”. E io che, da beneventano di nascita, non ci sono mai stato, me ne frego allegramente di essere “vip” o meno. Tutti invece cercano di essere “vip” e di essere “fashion”, l’occhialino alla moda, il profumo di marca e il gel a quintali. Tutti bamboccioni che fanno “la movida con i soldini di papà”.

Giancristiano Desiderio riprende il tema familiare, parlando di quei genitori vittime dei figli, che si trovano a dover sganciare per la voglia di sfarzosa allegria dei rampollini di turno. Penso ai miei amici che lavorano da quando avevano 16 anni, per arrotondare, per non gravare sulla famiglia e pagarsi l’assicurazione al motorino o alla macchina, il cellulare e le ricariche, la pizza una volta ogni tanto e talvolta le tasse universitarie. Ci sono quelli della mia età che hanno fatto di tutto: il cameriere, il meccanico, il muratore, il cantante da piano bar, il marmista… Ma noi della provincia non facciamo testo, noi siamo i “cafoni dei paesi” per questi “vip” dall’aria superiore.

Ovviamente a Benevento non ci sono soltanto loro, quelli che con la loro immagine kitsch avvelenano l’ambiente. Ma loro danneggiano l’immagine delle nostre ultime generazioni, nonché la millenaria storia di Benevento. L’abito non fa il monaco, si sa, ma i gesti e le azioni sì. E questi tamarrucci che spaventano l’anziano passante con il “tunz-tunz” nella macchina potenziata a volume sparato, queste aspiranti dollgirl dai tacchi altissimi e i vestiti colorati, mi fanno rabbia che talvolta si trasforma in tenerezza. Loro, eterni Peter Pan che vivono alla giornata sperando di sballarsi e divertirsi il più possibile, perché la vita è una e non vogliono sprecarla a sgobbare, a consumarsi con gli impegni. Molti non studiano e non lavorano, ridendosela di fronte alla studentessa stressata dall’esame di chimica inorganica o a quello che a diciott’anni già sfacchina sopra un’impalcatura, a quei poveri fessi che si svegliano presto la mattina.

Ritorniamo dove eravamo partiti, al mio amore per la birra, al gustoso attimo in cui le labbra attraversano la schiuma e si tuffano nel bicchiere, pronte a cogliere la nota amarognola o dolce o aspra. In quell’istante entra nel pub una troupe di tizi da movida che alzano la voce per farsi notare, che chiedono al barista perché non prepara gli “angelo azzurro” e prendono doppiomalto per tutti, che guardano la cover band di Bruce Springsteen e concordano che il rock fa proprio schifo. Ora, vaglielo a spiegare a questi tamarretti chi è Bruce Springsteen, ma anche cos’è un pub. Spieghiamoglielo che la doppiomalto non esiste, è solo un invenzione del legislatore italiano.

Escono prima di me, tutti brilli con tre o quattro doppiomalto in corpo, si poggiano sulle macchine, fanno casino. Io guardo la mia Guinness, nella campana ce n’è ancora quasi un terzo. E pensare che è solo la prima. Il mio amico mi guarda in faccia senza parlare, immerge i baffi nella schiuma e svuota il suo bicchiere. È meglio che ci avviamo, che domani ho da studiare.

Giuseppe Guarino

a Nerino

pubblicato su SannioPress il 24/01/2012: http://www.sanniopress.it/?p=19440

La differenza tra tifare e far politica

Avevo otto anni quando mi portarono per la prima volta al Club Juventus del mio paese. Si trovava nel rione cerretese comunemente detto “Cuàp’ da for’ ” e ad accompagnarmi fu mio zio. Era il 22 maggio 1996, finale di Coppa dei Campioni, Ajax-Juventus. I ricordi, in me, sono ancora vividi e luminosi: la rete di Ravanelli, Peruzzi che para il rigore a Silooy, l’ultimo tiro dal dischetto di Jugovic e, infine, Gianluca Vialli che solleva il Trofeo con le orecchie.

Già ero bianconero, ma da quella sera sono un tifoso indissolubile e inconvertibile.

Scegliere una squadra del cuore è come prendere moglie. Ci si sposa una volta e per tutta la vita. “Nella buona e nella cattiva sorte” e “finché morte non vi separi”. Il club Juventus “Andrea Fortunato” di Cerreto Sannita divenne il luogo del mio matrimonio con la Signora. Luogo dove si soffre, si piange, si esulta ai successi.

Crescendo, ho trovato analogie tra quel mondo e un altro, nel quale entravo in punta di piedi a sedici anni: quello delle sezioni di partito. Troppo spesso, oramai, le sezioni di partito somigliano a Club Sportivi. Tifosi accesi e accaniti, pronti a tutto, a scannare il nemico. Veri e propri fighters e hooligans che difendono i propri colori. Non c’è discussione politica, ma solo logorato tifosismo.

Tifosismo è quello per la Juventus, tifosismo è quello per un partito. Cambia la squadra, il logo, il nome. Spesso non la sostanza.

C’è chi si indigna per professione, addossando colpe agli altri: sono gli altri che rubano, noi siamo gli onesti; sono gli altri che fanno i cattivi, noi siamo quelli buoni. Dicono di avere le soluzioni, le verità assolute nel taschino. E se la prenderebbero sinanche con l’orologio del campanile che va un minuto e mezzo avanti, predicando di essere capaci, loro e solo loro, di regolarlo all’ora giusta. Ma malcelatamente convinti di non saperlo fare. Ma fa niente, basta esporre bene la bandiera, che si veda il simbolo, che è il nostro, eh! Mica quello di quegli altri!

Una farsa della politica, che annulla la discussione in nome della guerriglia. Senza violenza fisica, ma spesso solo verbale, senza fine ultimo che possa essere costruttivo.

Non mi illudo. Spesso i partiti politici sono così. Ma continuo ad essere appassionato di politica, studio Scienze Politiche all’Università, d’altronde. Sono sinanche tesserato di un partito. Se non altro per l’idea di partito che ho, ben distante dalla realtà disincantata inquadrata da Max Weber: “associazioni costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità per il perseguimento di fini oggettivi e/o per il perseguimento di vantaggi personali”.

Amo la politica e amo far politica. Al di fuori dai luoghi comuni: “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera“. Non sto a sinistra per farmi le canne, festeggiare con pizziche tarantate e vino rosso, scioperare a prescindere e senza nemmeno sapere il perché. No. Perché queste cose le fanno i tifosi, e io tifoso non sono. So di non essere, e me ne consolo, il solo a pensarla così.

A Sinistra come a Destra. Perché anche di là c’è chi è tifoso e chi non lo è, dialogando senza rinunciare a sé stesso e alle proprie idee. Perché se uno non avesse nulla per cui morire, che senso avrebbe vivere?

Il tifoso, per capirci, è quello che condivide una citazione perché “l’ha detto Che Guevara”, ma magari non hanno mai letto una riga di Gramsci, di Habermas, di Giddens, di Bobbio. I “non-tifosi”, invece, condividono o meno un concetto senza stare a guardar troppo la firma.
Il tifoso è colui che, dotato di paraocchi e paraorecchi, non saluta per strada quello dell’altra parte.

Il tifoso, alle elezioni, lo vedremo sventolar stendardi o piangervi su lacrime amare. Come fa chi perde (e da quel 1996 mi è successo ben tre volte) la finale di Coppa dei Campioni.

Giuseppe Guarino

Pubblicato su Sanniopress il 2/1/12:  http://www.sanniopress.it/?p=18179

Il Barbiere di Antonio Barbieri

Risposta di Giancristiano Desiderio, tratta da SannioPress [http://www.sanniopress.it/?p=18154] al mio articolo sul tesseramento coatto del PD cerretese [https://peppeguarino.wordpress.com/2011/12/30/letto-a-tre-piazze-ovvero-torni-a-casa-e-la-trovi-occupata/].

(Sanniopress) – Cominciamo bene il nuovo anno. Se fossi scortese e se fossi di Cerreto Sannita (ma va bene anche essere di dove sono) direi a gran voce e dandogli una pacca sulla spalla (perché l’uomo non è privo di senso delle cose umane e disumane): “Antonio Barbieri, ci hai rotto i coglioni”. Ma sono cortese e non sono di Cerreto e quindi scrivo un articoletto dopo aver letto il lamento civile di Giuseppe Guarino. La sostanza è questa: ma è possibile che decida di iscrivermi al Pd e mi ritrovo con Barbieri che stava dall’altra parte e, soprattutto, con tutta una folla di gente che si iscrive al Pd perché il signorotto locale così vuole e, soprattutto, il Pd  – così democratico per Costituzione –  non ha niente da ridire, anzi, magari ride? Sì, mio caro, è possibile. Ma se, nonostante la giovane età, già ti sei rotto i coglioni, sappi che hai ragione tu. Hai torto solo in una piccola cosetta. Questa: nel credere che il Pd sia una cosa diversa dal Pdl e da tutto il resto di quel mondo partitico senza politica che c’è in giro. Dunque?

Dunque, il trasformismo è parte della nostra storia nazionale e locale. Anzi, è parte del paesaggio, talmente parte da essere quasi tutto e senza trasformismo non si potrebbe capir nulla della storia italiana che noi stessi siamo. Tuttavia, ancora una volta hai ragione tu. Sai perché? Perché a tutto c’è un limite. E il limite di oggi si chiama ineleganza. Il trasformismo di ieri era di altra pasta, questo di oggi è volgare. Il trasformismo di ieri sapeva quando parlare e quando star zitti, quando muoversi e quando star fermi, quando cambiare casacca e quando starsene a casa. Il trasformismo di oggi parla a casaccio, gesticola e crede che la vita pubblica sia la cucina di casa propria.

Antonio Barbieri è stato democristiano, mastelliano, berlusconiano, antiberlusconiano. Soprattutto è paradigmatico o para e basta. Ha cambiato più volte idea? No, mai. Ha solo curato in maniera partiticamente diversa lo stesso suo interesse a stare sempre in mezzo. Personalmente non riesco a nutrire per Barbieri un sentimento avverso. Il motivo è semplice: non sono di Cerreto (anche se, mi rendo conto, non è un motivo sufficiente, dal momento che Barbieri è vicepresidente della Provincia dai mesi contati, forse). Ma se fossi di Cerreto avrei qualcosa da dire. Ad esempio: basta, stattene a casa. E non perché sia legittimo volere che l’avversario esca di scena per sua scelta volontaria, ma perché a volte a stare sempre sulla scena al di là dei tempi che mutano si rischia di essere ineleganti. E’ una questione estetica più che etica.

Tuttavia, il Pd non dice. Tace. Ascolta: sento il rumore delle tessere contate, sento i commenti degli iscritti, sento che il Pd è soddisfatto delle iscrizioni e che è pronto a dar fondo a tutta la sua retorica nazionale e locale sulla diversità della sinistra e scemenze del genere alle quali possono credere solo due categorie di persone: gli acquaioli e i senza palle. Anche qui siamo di fronte a un problema estetico: il Pd è proprio come Barbieri: inelegante, fuori tempo, trasformista senza trasformazione. Il Pd locale, poi, è solo una succursale della vecchia Democrazia cristiana che fu dedita al centrosinistra e a tutto quanto faceva governo e sottogoverno.

Ma allora come diavolo si fa se uno vuole fare politica nel proprio paese e si ritrova gomito a gomito con chi in quel paese è al governo, indipendentemente dall’amministrazione, da mezzo secolo e più? Con molta fatica e pazienza. Soprattutto considerando due cose.

Primo: i partiti sono soltanto strumenti e non sono forze politiche ed etiche in sé. Uno vale l’altro, a conti fatti. Non si può avere una fede in un partito. La fede è roba da dedicare alla vita, a un dio, a una donna, a un’istituzione, ma non certo a un partito. I partiti possono quasi essere quel che erano per Mattei: taxi. Il signore locale lo sa dai tempi dei tempi, ecco perché ha sempre riso e sorriso dei marxisti di turno: perché è sempre stato più marxista di loro.

Secondo: ma allora la politica è tutta una merda? No, non è così. E’ solo che nei partiti la politica non c’è. Se uno la cerca nei partiti non la trova perché la sta cercando nel luogo sbagliato. E’ un po’ come cercare non un ago nel pagliaio ma una vergine in un bordello. Nei partiti ci trovi Barbieri. E con Barbieri non ci puoi fare politica. Al massimo ci puoi fare le tessere di partito (come d’altra parte  – nel senso dell’altra parte –  ha fatto la Nunzia De Girolamo nel Pdl). Per fare politica serve altro. Cosa? Problemi (che è l’unica cosa che non manca mai). E’ un po’ come per il pane: per farlo non serve il pane, ma la farina e sapere come si usa la farina, come si impasta e come si inforna. Così è per la politica: ci vuole quella farina materiale e ideale  – la cultura politica –  che nei partiti non c’è più perché sono sterili, svuotati, inconsistenti e bisogna renderli fecondi, gravidi, consistenti.

Come? Mettendo al centro problemi, istituzioni, informazioni, bilanci, progetti, risultati e così portando Antonio Barbieri (e chi per lui, adesso non ne facciamo un caso personale) dal barbiere per fargli pelo e contropelo, prima e seconda passata. Serve intelligenza attiva, studio, strategia, capacità di individuare problemi, priorità, insomma, bisogna faticare e rendere la vita impossibile a chi dice di rappresentare le istituzioni ma non ne vuole sapere di governare perché vuole solo potere. E’ una fatica immane, lo so. Una gran rottura, lo so. Ma non c’è altra strada perché questi da soli non faranno mai come il compagno Baglioni che giunto a una certa ora salutava e si toglieva dai coglioni.

Giancristiano Desiderio

“Letto a tre piazze”, ovvero torni a casa e la trovi occupata

C’era un film di Steno, intitolato “Letto a tre piazze”, in cui il protagonista, Totò, torna a casa dopo essere stato considerato morto, poiché disperso nella guerra in Russia. Quello che trova è sua moglie, Amalia, sposatasi intanto con Peppino (De Filippo). Si prova, in nome della pace comune, una convivenza forzata e non senza problemi.

La mia storia, nonostante parecchie divergenze, può dirsi analoga a questa. Vengo a sapere che c’è il tesseramento del Partito Democratico nel mio paese, guarda caso sul mio luogo di lavoro e, meglio ancora, per ben tre giorni.

Sorrido e penso a quante ne ho dette, di buone o cattive, sul Pd in questi anni. Sono stato contrario alla sua nascita per via delle contraddizioni interne che tuttora restano irrisolte.  Ero un giovanissimo simpatizzante della sinistra, e da lì a poco mi tesserai con la nascente Sinistra Ecologia Libertà vendoliana.

Oggi, dopo un paio d’anni da cane sciolto, torno a farmi la tessera di un partito. Appunto, del Partito Democratico. Non cambiano le mie idee sulle contraddizioni interne, né quelle sulla TAV. Ma credo che attualmente il PD sia l’unico partito di centro-sinistra che abbia capito come stanno le cose, al di là dell’allarmismo vendoliano e degli anatemi dipietristi. Va quindi supportato. La scelta è sofferta, seguita a estenuanti riflessioni, ma alla fine, sì, compilo il modulo, verso la quota e sono anch’io un tesserato del PD. Torno finalmente a casa.

Ma la trovo occupata! Dai miei amici, ma anche da uno strano signore: l’antico padrone. Il mio problema non riguarda il fatto che oggi nel Pd di Cerreto Sannita ci siano anche persone che provengono da un’altra area. Ciò non potrebbe che farmi piacere, se esse siano giunte alla propria decisione così come ho fatto anch’io: con lucidità, trasparenza e coerenza.

Quel che mi ha dato fastidio è stato il disdicevole spettacolo che mi sono ritrovato di fronte. Accanto a gente recatasi lì a tesserarsi, che ci crede davvero, ho visto una mobilitazione abnorme. Centinaia di persone venute a tesserarsi Pd, molte coi moduli pronti e i soldi alla mano, famiglie intere, sinanche i portatori di handicap e anziani semianalfabeti. Che l’importante è far numero, prendere il posto, farsi vedere e salutare il gran capo.

Lui, l’antico padrone sorride e saluta, felice e contento. Ringrazia che sono venuti.

Ora che diranno queste persone neo-tesserate? Che son diventate tutte comuniste, penso, orgogliose di sfoggiare la tessera con il tricolore, ancora dubbiose che non sia quello di Forza Italia. Osservando lo spettacolo mi rincresce quasi aver scritto, tempo fa, un articolo sulla mobilitazione coatta messa in atto dal PdL campano, svoltasi con analoghe modalità.

E se da una parte si ride e sghignazza, dall’altra si va avanti convinti di essere se stessi, di essere davvero il Partito Democratico e, come c’è scritto sulla tessera, “democratici per Costituzione”.

Un silenzio agghiacciante cala invece dall’ultima parte, da coloro che se la prendono anche col sole che tramonta. Da chi fa sempre casino e stavolta si sta zitto. Muto. Che il vecchio padrone potrebbe sentire, mordere e mangiare. Possibile che non abbiano nulla da dire su questa mobilitazione, che poco ha di “democratico”? Possibile che chi si indigna per il luogo dove i cani debbono pisciare ora se ne sta solo soletto col proprio barboncino al guinzaglio?

Io sbaglio, forse, a prendermela e incazzarmi. Un mio amico, vicino al centro-destra, mi dice “Giusè, tranquillo, sempre a testa alta”. Io ci sto, anche se sono nel partito che conta come tesserati persone che hanno una dignità minore dello zerbino di casa mia.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sanniopress il 31/12/2011: http://www.sanniopress.it/?p=18089