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Alemanno, popolare ma non troppo

ppi

Si chiama “Italia popolare”, il movimento moderato lanciato dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Un movimento che vede presenti, oltre al primo cittadino della Capitale, anche Lupi e Formigoni per “aprire il Pdl”. Nelle dichiarazioni di Alemanno, però, resta l’intenzione di rimanere a pieno titolo nel calderone del Popolo della Libertà.

Bene, se non fosse che “Italia popolare” esiste già. Ed è un partito che si richiama ad un’altra area politica: quella del cristianesimo democratico, o meglio ancora del popolarismo. “Italia popolare”, quello vero, è stato formato da ex dirigenti del Partito Popolare Italiano (attivo dal 1994 al 2002, quando confluì nella Margherita) come Lino Duilio e Alberto Monticone.

È, inoltre, apparsa una nota sulle pagine Facebook del partito e dei suoi membri. Ecco il post pubblicato sul social network:

segnaliamo al sindaco di Roma che Italia Popolare è un movimento fondato nel 2004 presso il notaio Maria Antonietta Cavallo, formato da ex dirigenti del Ppi tra cui il sen. Alberto Monticone e l’On. Lino Duilio. Invitiamo quindi a non utilizzare un nome, peraltro già in uso in diverse campagne elettorali e quindi noto all’elettorato di centro-sinistra, di diverse regioni, che fa riferimento ad una esperienza politica del tutto diversa da quella dell’on Alemanno“.

C’è un riferimento anche al simbolo, già noto all’elettorato di centro sinistra, molto simile a quello del Ppi: sfondo azzurro, gonfalone e scudo dai contorni rossi con la scritta “POPOLARI”. Cambiano due particolari: lo scudo non è crociato e il nome è “Italia Popolare” e non “Partito Popolare Italiano”.

Infine, l’esperienza politica del movimento fondato da Monticone è totalmente diversa da quella di Gianni Alemanno. “Italia Popolare” nasce in seguito alla volontà di continuare l’esperienza popolare al di fuori della Margherita, altro calderone che conteneva, tra gli altri, anche Mastella (soltanto in avvio) e Rutelli. La Margherita, di lì a qualche anno, sarebbe confluita a sua volta nel Partito Democratico, lasciando i popolari senza una casa. Un pò quello che è successo a sinistra con la cosiddetta “mozione Mussi”, contraria alla fine dell’esperienza dei Ds ma poi affondata tra le grinfie di Nichi Vendola. Non affondano, invece, i Popolari, manifestando la volontà di tentare una corsa anche alle prossime politiche.

E il movimento non perde occasione di dissociarsi (a ragione) da quello, che ne plagia il nome, di Gianni Alemanno. Perché la storia è storia, e non si inventa da un giorno all’altro. Sarebbe pretendere che un picchiatore fascista accetti pienamente il popolarismo che, ricordiamolo, è la base vera e solida della nostra costituzione. Ma questo sta già succedendo. Anche se il sindaco ha fatto i conti senza l’oste.

Giuseppe Guarino

Pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda” il 17/12/12

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