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Garantismo e giustizialismo nella cultura politica italiana

magistratura

[Caffè News] Garantismo e giustizialismo, si sa, sono due valori opposti che permeano la discussione politica italiana sin dalla notte dei tempi. Una situazione politica sicuramente falsata rispetto al resto d’Europa.

Pensiamo alla Prima Repubblica. Il maggior partito di sinistra era il Partito Comunista. Che benché se ne dica era sicuramente distante dai valori liberali e democratici che ispiravano le sinistre del continente. La tradizione forcaiola del comunismo italiano trova (tra l’altro) fondamento nella celebre “diversità genetica” millantata da Enrico Berlinguer. Tali valori accomunavano inoltre gli opposti estremismi, dato che anche il Movimento Sociale Italiano non parlava certo di tolleranza e di garantismo. Questi erano argomenti che appartenevano alla tradizione liberale e repubblicana (Pli e Pri), a quella socialista-socialdemocratica (Psi e Psdi) e quindi, di riflesso, soprattutto a quella radicale.

A parte l’anomalia di un partito comunista maggiore di quello socialista, l’Italia presentava un quadro generale piuttosto regolare. I due partiti anti-sistema, o comunque estremisti (Msi e Pci), erano accomunati da una visione settaria di una giustizia assoluta, senza se e senza ma. Quindi da un giustizialismo militante. Sulla Democrazia Cristiana ci conviene sorvolare. Troppe le anime e le correnti per poterne cavare una visione generale.

Il punto di svolta venne con Tangentopoli, che portò uno sconvolgimento totale del rapporto tra politica italiana e visione della giustizia. In questa sede ci limitiamo soltanto ad accennare agli eccessi di una certa magistratura più o meno politicizzata che in nome di una “giustizia” assoluta venne meno al proprio ruolo abusando del proprio potere (parla chiaro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo Craxi v. Italia del 2002, che trovate QUI).

Fatto sta che dopo Tangentopoli si falsò completamente il quadro.

Prima e durante Mani Pulite, da un lato stavano i forcaioli, quindi il Msi e il Pci-Pds. E anche la nascente Lega di Umberto Bossi. Dall’altro stavano i garantisti, che però si ritrovavano coinvolti direttamente nello scandalo, dando vita a un falsato paradigma che avrebbe dominato il dibattito politico per i successivi vent’anni: garantismo = disonestà.

Il maggioritario ridusse lo storico ruolo radicale di garanti dei diritti e facilitò la dissoluzione del Psi. Nacque Forza Italia. Un partito nuovo, di centro-destra liberale, che accingeva a piene mani dalla tradizione primo-repubblicana divenendo addirittura l’erede morale del Psi di Craxi. La prima Forza Italia di Berlusconi, fortemente liberal, riproponeva le tematiche garantiste che già erano state di Pli, Pri, Psdi, Psi. Le proponeva, tuttavia, in maniera blanda. Questo perché pur raccogliendo i cocci della Prima Repubblica, l’arruolamento manageriale di Berlusconi tendeva a prendere le distanze dagli avvenimenti di Tangentopoli. Ne è una prova il fatto che, nel formare il suo primo governo, l’allora Cavaliere offrì ad Antonio Di Pietro la poltrona del Viminale.

Il rapporto conflittuale tra Berlusconi e la magistratura, dunque, è peggiorato soltanto successivamente, di pari passo con le vicende giudiziarie del patron di Fininvest. Soltanto allora si è iniziato a parlare di “toghe rosse”, riprendendo il tema della magistratura politicizzata e spingendo al massimo il garantismo forzitalista, che spesso è degenerato.

Se la sinistra italiana tendeva ad esasperare il giustizialismo assumendo la veste forcaiola, il centro-destra berlusconiano tendeva a deformare il garantismo facendolo coincidere con termini ben diversi: impunità, depenalizzazione…

Ma Berlusconi riuscì in un’impresa ben più ardua. Sul finire del secolo scorso, agguantata Alleanza Nazionale e recuperata la Lega Nord, Silvio ne modificò il dna. In un processo irreversibile, An e Ln acquisirono i valori del garantismo, sebbene in salsa berlusconiana. E così, mentre si slanciavano in vivaci requisitorie contro furti, rapine, reati d’immigrazione o legati alla droga, esse accettavano e giustificavano l’impunità per evasori fiscali, frodatori economici e affini. Su questo punto torneremo tra qualche rigo.

A sinistra, intanto, ci si arroccava su posizioni sempre più estreme, dettate a loro volta dalle vicende personali di Silvio Berlusconi, dalla santificazione di Tangentopoli e dall’arruolamento di Antonio Di Pietro. Un giustizialismo falsato, quello dell’Ulivo-Unione e del primo Pd, del tutto speculare al garantismo distorto di Berlusconi: bisognava colpire i grandi criminali economici, mostrando comprensione e magari clemenza per chi si macchiava d’altri reati, considerati minori.

In entrambi i casi, la giustizia veniva vista principalmente come uno strumento politico e non soltanto come un diritto fondamentale.

Veniamo ai nostri giorni.

Matteo Renzi, con la presa del potere al Nazareno, sembra stare riuscendo a rivoluzionare la mentalità del centro-sinistra. Il Pd, dopo l’uscita di scena di Di Pietro e la crisi con la sinistra post-comunista, pare allontanarsi finalmente dall’impostazione giustizialista che fu del Pci-Pds-Ds per abbracciare un garantismo puro, inteso come certezza del diritto, uguaglianza di fronte alla legge, presunzione d’innocenza, rispetto dei diritti di imputati e condannati, responsabilità civile della magistratura. La prova dell’avvenuto cambiamento è la dichiarazione di Renzi su Berlusconi, che va “battuto per via politica e non giudiziaria”. La strada, però, è ancora lunga e piena di ostacoli, sia interni che esterni.

Per forza di cose, Forza Italia (e anche Ncd) mantiene l’impostazione berlusconiana.

Inoltre, è nato il Movimento 5 Stelle che, come la Lega delle origini, trae forza dalla netta opposizione ai partiti tradizionali e alla loro corruzione. Esso si pone sul piano opposto, sul giustizialismo a tutti i costi, figlio o forse nipote delle monetine del Raphaël.

Terminiamo con la Lega, che oggi si pone a sua volta a difesa del giustizialismo più estremo. Salvini ha incanalato nel Carroccio una dirompente forza forcaiola. Tuttavia, i trascorsi berlusconiani hanno lasciato il segno. La Lega si dimostra tanto indulgente verso reati come l’evasione fiscale e affini, quanto biasimante nei confronti di quei reati che colpiscono maggiormente l’immaginario popolare (furti, rapine, omicidi, stupri, meglio se ad opera di immigrati).

Quindi, se oggi il giustizialismo pare essersi allontanato finalmente dai luoghi dove s’era storicamente annidato dopo Tangentopoli, esso si abbranca alle forze di Lega e M5S. Con quali conseguenze? Non lo sappiamo ancora. Ma c’è il serio pericolo che un giorno assisteremo alla nascita di toghe verdi o pentastellate.

Giuseppe Guarino

NOTA: Quanto su scritto si basa esclusivamente su un’analisi personale dell’autore, basata sull’osservazione e lo studio dei fatti riportati. Per una precisa scelta, non si è fatto alcun riferimento ai reati di tipo mafioso, rispetto ai quali l’atteggiamento ufficiale della politica non può che essere di aperta condanna. L’autore si dichiara responsabile di quanto scritto e resta disponibile per qualunque chiarimento, parere e\o comunicazione.

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