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Torna Fini, col rischio di fare una frittata di un uovo solo

fini[1][Caffè News] Gianfranco Fini riscende in campo. E questo non può che far piacere a chi crede nella politica come passione, competenza, movimentismo. Un po’ meno a una destra che da Fini si è sentita tradita, vuoi per aver sfasciato Alleanza Nazionale, vuoi per aver lasciato il Cavaliere.

Ebbene, lanciando il portale Partecipa, Fini tenta un nuovo percorso costituente della nuova destra italiana, dopo il fallimento di Futuro e Libertà.

Se Fli fallì fu colpa dell’eccessivo appiattimento sulle posizioni di Pierferdinando Casini e di Mario Monti, ossia al centrismo liberale di stampo sia cattolico che laico. È stato questo il più grosso neo dell’esperienza post-Pdl dell’ex Presidente della Camera, trombato con un misero 0.47%.

Ma qual è la prospettiva della destra, oggi? E, soprattutto, dove va inquadrata la destra italiana in ottica europea?

Non ci  è dato sapere, per ora, il rapporto che verrà con quel centrodestra che non si è temporaneamente ritirato dalle scene, ossia Alfano, Berlusconi, Meloni, Storace, se vogliamo anche Casini. Probabilmente ci sarà un grande strappo, ma siamo sicuri che l’Italia possa essere pronta a una tale rivoluzione?

Pochi giorni fa scrissi un articolo sul bisogno, in Italia, di un centrodestra valido [QUI] e mesi fa parlai della possibilità di un rientro in partita di Gianfranco Fini [QUI]. Era indubbio che prima o poi sarebbe accaduto, ma lo è altrettanto il fatto che i modi e i termini debbano essere ben calibrati.

Altrimenti si rischia di creare un centro-destra sì alternativo al mondo berlusconiano, ma dalla forza alquanto misera. E gli esempi recenti non mancano (a parte Scelta Civica, che ormai pare sempre più assorbita dal Pd). Sto parlando di Fare per Fermare il Declino di Oscar Giannino prima e di Michele Boldrin ora (partito con un incoraggiante 1.12% alle politiche 2013), ma anche dei mai completamente rinati repubblicani e liberali rispettivamente di Pri e Pli.

Quindi? Beh, ben vengano manifestazioni democratiche, nuove forze politiche, strumenti di democrazia. Ma il rischio, senza una base solida, una buona comunicazione (a proposito, Italo Bocchino è appena stato nominato direttore del Secolo d’Italia) e il giusto livello di partecipazione, è di fare una frittata di un uovo solo.

Giuseppe Guarino

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