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Garantismo e giustizialismo nella cultura politica italiana

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[Caffè News] Garantismo e giustizialismo, si sa, sono due valori opposti che permeano la discussione politica italiana sin dalla notte dei tempi. Una situazione politica sicuramente falsata rispetto al resto d’Europa.

Pensiamo alla Prima Repubblica. Il maggior partito di sinistra era il Partito Comunista. Che benché se ne dica era sicuramente distante dai valori liberali e democratici che ispiravano le sinistre del continente. La tradizione forcaiola del comunismo italiano trova (tra l’altro) fondamento nella celebre “diversità genetica” millantata da Enrico Berlinguer. Tali valori accomunavano inoltre gli opposti estremismi, dato che anche il Movimento Sociale Italiano non parlava certo di tolleranza e di garantismo. Continua a leggere Garantismo e giustizialismo nella cultura politica italiana

La silenziosa ricomparsa dell’Italia dei Valori in Parlamento (e alla maggioranza)

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[Caffè News] C’era un partito del quale ci eravamo scordati. Si tratta dell’Italia dei Valori.

Fondato nel 1998 dall’ex togato Antonio Di Pietro, è stato per anni un partito legato al centro-sinistra, nonostante presentasse diversi punti di convergenza con le destre e i populismi più beceri. Inoltre, e questo ce lo ricordiamo tutti, l’Idv ci ha regalato personaggi straordinari come Scilipoti, Razzi, De Gregorio…

Ma il vero boom arrivò alle politiche del 2008, quando l’Idv si presentò in coalizione con Pd e Radicali a sostegno di Walter Veltroni. Sembra un secolo fa. Il partito raccolse il 4.37% fungendo soprattutto da valvola di recupero di quei voti dell’elettorato sinistra che non sarebbero andati al Pd né finiti dispersi Continua a leggere La silenziosa ricomparsa dell’Italia dei Valori in Parlamento (e alla maggioranza)

Vengo dopo il Pci – Né falce né martello

dopo-il-pci-6-ne-falce-ne-martello[1][Caffè News] Già alle amministrative del 2007 Rifondazione Comunista vede scendere i propri consensi, con un calo del 2% circa. Anche il Pdci è in caduta, ma nel frattempo comincia a registrarsi il riavvicinamento del partito di Diliberto a Rifondazione, in un clima di distensione che mancava dai tempi della scissione. I motivi vanno ricercati (anche) nella nascita di un nuovo partito alternativo al Pd: Sinistra Democratica di Fabio Mussi, fondato all’Eur il 5 maggio 2007.

Sd non nasce però sotto una buona stella. L’ex sinistra Ds comincia subito a perdere pezzi. Il nuovo partito perde dapprima la componente vicina a Gavino Angius e Valdo Spini (che andranno di lì a poco a ricostituire il Partito Socialista con Nencini, Di Lello e Bobo Craxi) e poi dell’area vicina alla Cgil, Sinistra per il paese, che dopo l’incertezza iniziale finirà per rientrare nel Partito Democratico. Continua a leggere Vengo dopo il Pci – Né falce né martello

Elezioni 2013: Liste di Rivoluzione Civile – Ingroia Campania \ Campania 1 \ Campania 2

ingroia

Elezioni 2013 – Candidati alla Camera dei Deputati – Rivoluzione Civile – Campania 1

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E se da SEL se la prendono con chi la pensa come loro…

Insensato, non vedo come altro poter qualificare un intervento apparso sul gruppo Facebook “PUGLIAmo l’Italia: NICHI VENDOLA candidato premier 2013”.

Una frase che metaforicamente conteneva un importante punto di vista ha ricevuto una risposta fuori luogo. È questo quello che è successo.

LA FRASE – Antonio Di Pietro avrebbe detto, riguardo al prossimo governo tecnico d’ampie intese, che Pd e PdL non possono stare nello stesso governo poiché due uomini non dormono nella stessa camera da letto. Punto di vista il suo che, condivisibile o meno, è da tenere in conto poiché arriva dal leader di uno dei maggiori partiti del Paese.

LA RISPOSTA – L’intervento fuori luogo arriva dal gruppo Facebook legato al Governatore pugliese: nella frase di Di Pietro ci sarebbe omofobia poiché due uomini possono vivere nella stessa camera da letto e possono fare pure figli.

LA POLEMICA – SEL dimostra così la sua irresponsabilità, oscurando un parere che, se esposto in altri termini, avrebbe senz’altro condiviso. Spara a zero su Di Pietro, suo principale alleato, dimenticandosi che, a differenza del signore molisano, loro non sono (ancora) in parlamento.
Di Pietro ha voluto soltando intendere che il Papa è uno solo, o che due galli nel pollaio si azzuffano o, come dicono a Napoli, che due zoccole (ratti) nella stessa gabbia si mangiano l’una con l’altra. Niente omofobia, soprattuto per uno che nei fatti l’ha sempre combattuta e respinta. Che poi la si pensi come lui sulle elezioni anticipate per SEL è un’aggravante. Invece di cercare i punti di contatto sono andati a cercare i punti di attrito, non si vuole affermare che così una alleanza può saltare, ma di certo non si prospetta molto luminosa…

Abbattuto il Berlusconismo (ma ancora è presto per cantare vittoria), ricominciamo con i conflitti nel centro sinistra, il che può portar bene soltanto alle altri parti politiche, anche considerando che non è poi così scontata la configurazione degli schieramenti nelle prossime elezioni. Dopo aver abbattuto il comune nemico nazista USA e URSS incominciarono a farsi la guerra (fredda, ma sempre guerra era), vediamo di non fare la stessa fine. Insistere su simili sciocchezze è però il modo migliore per rimanere fuori da alleanze e parlamento.

Ancora una volta ci troviamo ad azzuffarci su questioni di forma e di apparenza, perdendo l’occasione di cogliere gli spunti d’un interessante punto di vista politico. Ed è tutt’altro che quello che a sinistra bisogna fare. Le ferite lasciate dal governo Prodi sono ancora fresche…

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 14/01/2011

Ricominciamo dal successo

Alla festa dell’Italia dei Valori di Vasto hanno partecipato i tre moschettieri del centrosinistra, Di Pietro, Vendola e Bersani. Si parla di ricostruire un nuovo Ulivo, si parla del centrosinistra che verrà. Ma forse è più semplice partire dalle recenti vittorie piuttosto che dagli antichi e ancora brucianti fallimenti.

I riferimenti sono ai Governi del 1996-2001 e del 2006-2008. Cinque governi in sette anni, non proprio un  monumento alla stabilità. La sigla comune del periodo era “L’Ulivo” (poi “L’Unione” con l’allargamento a Rifondazione) e c’erano tantissimi partiti, alcuni dei quali nessuno li ricorda più.

Oggi, la scena politica è parzialmente ridisegnata e ridimensionata. A sinistra vediamo fondamentalmente i tre partiti facenti capo a Bersani, Vendola e Di Pietro, ognuno coi propri mostri e le proprie paure, ma tutti con l’impaziente voglia di scalzare la fin troppo forte alleanza tra il Cavaliere e la Lega, alleanza che scricchiola da anni ma che non si è mai definitivamente sfasciata.

A rompere le uova nel paniere potrebbe essere il terzo incomodo polo. Finiani e UdC rappresentato un’appetibile alleanza per il PD, che molti esponenti del partito dell’ulivo, capeggiati dall’ex Ministro dell’Istruzione Fioroni, si auspicano da tempo.

L’arrivo di Bersani in casa di Di Pietro ha spiazzato un pò il Pd che, se non prenderà una netta decisione, rischia di veder smembrare il suo elettorato proprio tra i suoi potenziali alleati, che si tratti di Fini-Casini o di Vendola-Di Pietro. La strada intrapresa, però, sembra quella, tortuosa, di sinistra.

Riparlare di Ulivo, Unione o qualsivoglia sigla è amaro ricordo d’una stagione politica passata e piena di rimpianti. Tornano alla mente Fioroni e Mussi, D’Alema e Mastella, Bertinotti e Pecoraro Scanio.

Lo spiraglio c’è, ce l’hanno dato Pisapia e De Magistris. La loro arancione primavera ha segnato un risveglio per il centrosinistra, simbolo d’una nuova stagione. Una nuova stagione che deve essere fatta da percorsi comuni e non da sigle aggregate. Una nuova stagione fatta di progetti volti a far uscire l’Italia dal baratro del berlusconismo. E, si potrebbe azzardare, una nuova stagione dove l’avversario di centro destra possa essere davvero moderato e non fatto da un estremista zuppa populista.

Ripartire da Pisapia e De Magistris e non da Bertinotti e Mastella. Prendere l’eredità della nuova sinistra, di quella fatta dalle persone e non dai movimenti delle segreterie di partito.

Solo allora potrà esserci speranza. Ricominciando dal buon punto a cui siamo senza rovinare tutto.

Giuseppe Guarino

Sogni d’Europa progressista

La sinistra d'EuropaL’Europa sogna sulla perdita di consensi delle destre continentali. La Germania, la Francia e la Gran Bretagna si scoprono sempre più coscienti del bisogno d’una Sinistra nuova, Europea prima di tutto. E sembra che stavolta, sempre nel sogno, neanche l’Italia se ne resti a guardare.

La disoccupazione e il precariato, il diritto alla salute e all’istruzione, all’ambiente e al lavoro spingono sempre di più il Popolo d’Europa a guardare a sinistra degli schieramenti politici.

In Francia,  socialisti ed ecologisti hanno visto, nelle recenti amministrative, aumentare i consensi e, stando a molte voci, ne possederebbero già la maggioranza. In Inghilterra, il recente cambio di governo (ora conservatore) ha fatto bene al Labour che, spingendo a sinistra, vuole rinnovarsi sempre di più rispetto all’amministrazione Blair.

Ma è la Germania che rappresenta la novità più confortante, con la CDU di Angela Merkel in costante calo e Verdi ed SPD che, sempre stando ai sondaggi, sembrano in grado di poter schiacciare definitivamente la forza conservatrice democristiana.

Da noi le cose, stando a i sondaggi dell’istituto Demos, sembrano andare floridamente in caso le coalizioni restino le presunte attuali. Al calo del PD, considerata forza poco progressista, risponde la rapida crescita di Sinistra Ecologia e Libertà, partito che contiene le speranze e la voglia di riscossa di tanto elettorato di sinistra, a cui si affianca l’ormai stabile legaritarista Italia dei Valori. L’attacco al berlusconismo sembra potersi realizzare in Italia, mostrando le unghie e i denti della ritrovata Sinistra. Con Vendola leader o meno.

La crescita della Sinistra, per quanto positiva, rappresenta però l’altra faccia d’una medaglia che vede malessere sociale, difficoltà economiche e stenti, di cui si gettano le colpe sulla cattiva gestione da parte delle destre (o centrodestra) governanti in Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania.

Ci crede, il popolo rosso, verde, giallo, arcobaleno: il popolo della Sinistra d’Europa. Crede di potersi rialzare insieme ai propri paesi e all’Europa intera, sogna. Sperando che il sogno possa diventare realtà, in modo che al risveglio si possa trovare un’Europa di Sinistra.

Giuseppe Guarino

Minestrone centrosinistra: PD, IdV, SEL, Fed, API, Verdi, Grillo, PSI e UDC?

Una nuova Unione si affaccerà sulla scena italiana, non si sa quando, ma tutti sanno che sarà questione di mesi. Il governo Berlusconi IV sembra sempre più agli sgoccioli a causa dei continui scandali e delle scaramucce tra i finiani di FLI e i pidiellini, nonché dalle uscite da primadonna capricciosa e insoddisfatta della Lega e dei suoi. Il centrosinistra sembra in attesa di movimenti, ma senza prepararsi accuratamente.

Ecco perché c’è il pericolo di una nuova Unione, che includa avversi movimenti e che comporterebbe il rischio di un frammentato schieramento politico (come già sperimentato negli anni del Prodismo).

Ecco perché, accantonata (non definitivamente, per carità, per qualcuno potrebbe anche tornar comodo) l’ipotesi d’un Futuro e Libertà a fianco di PD & co., si tesse una tela dalle maglie larghe, non coesa e apparentemente potenzialmente instabile.

Non sono mai mancati i messaggi d’amore del partito dell’ulivo a Casini e ai suoi biancofiori (da parte di Bersani come da parte di Marini), mentre dal combattivo Di Pietro è stata sempre mostrata una certa dose di ritrosia ad una convergenza al centro (Di Pietro preferirebbe “rubare” l’elettorato al centro e al centrodestra e non trascinarselo dietro). Lo scudo crociato si è sempre, invece, mostrato cauto nei confronti di molte pronunce e, con elvetico neutralismo, si è solamente appoggiato al davanzale ma in attesa che crolli il governo dell’ex amico di Arcore.

Ci sono poi le microformazioni, quelle che vorrebbero attaccarsi ad un alleato relativamente forte: i Verdi scaraventati fuori dalla politica che conta; i rutelliani dell’API che ronzano ora attorno al PD, ora attorno a Fini o Casini; i socialisti che, nell’eterno vagare, cercano stabilità e conferme; i nostalgici comunisti della falce e martello in cerca di nuovo splendore e, infine, i grillini pronti a fare opposizione a prescindere. Tanti ingredienti davvero e il rischio di fare un minestrone dal cattivo gusto.

E alla fine arriva Nichi: il leader di Sinistra Ecologia Libertà, forte dei consensi sempre più ampi verso la sua formazione, nonché del sostegno di parte degli elettori degli altri partiti di centro-sinistra, che apprezza (pur sempre nella diversità) molti dei potenziali alleati. Vendola si propone come dialogatore con gli altri e apre anche, per la prima volta, al centro. Potrebbe essere il sale del minestrone, si spera riesca a conferirgli un buon sapore.

Giuseppe Guarino

Governati da un malato psichico, da un terrorista politico

Di Pietro-BerlusconiSilvio Berlusconi è un malato psichico, un terrorista politico. A dichiararlo è il leader dell’Italia dei Valori, l’onorevole Antonio Di Pietro. Il buon Tonino rievoca la “questione morale”: no, non si può proprio vedere questo paese governato da un individuo che incarna l’esatto contrario dei “sani valori”.

Il titolo di “terrorista politico” sembra quello più azzeccato per un Presidente del Consiglio dei Ministri che tende a parlar male del paese che rappresenta e delle sue Istituzioni. Un Presidente del Consiglio che accusa i magistrati “rossi” e il Presidente della Camera “traditore”. Un Presidente del Consiglio che fa fare all’Italia e agli Italiani una gran magra figura in Europa e nel Mondo.

Ma agli italiani (come al loro Presidente del Consiglio) dell’Italia non interessa nulla. Figuriamoci dell’Europa. Siamo troppo impegnati a pensare ancora alla sconfitta della nazionale di calcio in Sudafrica, a chi condurrà Sanremo 2011 e al nuovo vincitore di Amici di Maria De Filippi per considerare che esiste anche un’Unione Europea di cui siamo parte.

E’ molto più facile guardare la scorza che il frutto. E allora ci rendiamo conto del Di Pietro che si inceppa quando parla, del Vendola che è omosessuale, del Pannella che fa gli scioperi della fame, del Marrazzo che va a trans. E quando appaiono in televisione diciamo: “Oh, ma questo è quello che dice “che c’azzecca!”!” oppure “Ma sto Pannella sciopera sciopera e sta sempre bene”, senza stare davvero ad ascoltare chi propone qualcosa di diverso. Ci rifugiamo nel luogo comune “tanto sono tutti uguali”, giustificando così le nostre distrazioni. Ci fermiamo alla superficialità, alla venalità, all’apparenza. Ci fermiamo -purtroppo- a Berlusconi.

Giuseppe Guarino

Gli affondi di Di Pietro: programma, alleanze e candidati premier

Di Pietro-Bersani
Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani

La Festa democratica di Torino è un ottimo mezzo per acquistare consenso…
…per Di Pietro! Si, perché il leader dell’Italia dei Valori nel confronto del 1 settembre con l’ex Presidente del Senato Franco Marini è stato applauditissimo. Più dello stesso esponente del Pd che è stato più volte fischiato, per via dei continui messaggi d’amore a Ferdinando Casini.

Di allearsi con l’UdC Di Pietro invece non ne vuole proprio sapere, dichiarando che l’unico modo per vincere le elezioni non è cercare numerosi alleati ma, con quelli che si hanno, raggiungere il 51% delle preferenze. Il discorso non fa una grinza e si appella poi agli elettori del centro, ingannati da Casini, poi al popolo della sinistra che sa mobilitarsi nel modo giusto.

Ma i punti toccati dall’ex magistrato di Montenero di Bisaccia sono tanti. Gli si chiede delle primarie e dice che prima di parlare di nomi bisogna sapere qual è la coalizione e quale sarà il programma. Poi sapere quali saranno i candidati. Non si dice contrario al nome di Bersani, per il quale nutre stima politica e che, dice, “è l’unico ad aver attuato una coraggiosa ed efficace legge economica nel Paese“. Non pone veti alle candidature, nemmeno alla propria ma riconosce che il suo elettorato è piuttosto particolare, così come sarebbe quello di Nichi Vendola: circoscritto ad un determinato mondo. In ogni caso si augura che le cose si facciano in tempo (in vista di possibili elezioni anticipate), perché fatte in fretta e furia le primarie sarebbero farlocche.

Sul programma futuro indica pochi punti: per l’acqua pubblica, contro il nucleare in Italia e contro il legittimo impedimento. Infine auspicando la nascita del nuovo centrosinistra dichiara:
“Non voglio essere necessariamente un centravanti di sfondamento, mi va bene anche fare il portiere”
Può essere più difficile poiché in quel caso dovrà tentare ogni salvataggio. E non è detto che non ci riuscirà.

Giuseppe Guarino