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Il ventennio di Gianfranco Fini

il ventennio

Per uno dei tanti paradossi della nostra politica, l’aiuto più forte, anche nella pubblica opionione, venne a Berlusconi dall’antiberlusconismo viscerale, spesso volgare, becero e insopportabilmente fazioso della quasi totalità delle forze di opposizione

gdc_miniQuesta è la seconda volta che parlo di un libro di Gianfranco Fini. E se lo faccio non è certo per affinità ideologica o culturale (rispetto alla prima esistono numerose divergenze; in quanto alla seconda, la dialettica e la preparazione del fondatore di An metterebbero alle corde qualunque pennivendolo di quartiere come me).

Gianfranco Fini mi ha sempre affascinato e, nel mondo della sinistra (o, se vogliamo, del centro-sinistra), ha sempre rappresentato la faccia seria del centro-destra, quell’interlocutore affidabile e sincero che non si riusciva certo a vedere in Berlusconi. Citando uno sketch del noto comico Diego Parassole, si potrebbe dire che Fini faceva capire che si poteva essere intelligenti e di destra, che è un po’ uno spreco, come Pelè che gioca nell’Inter.

È un testo scritto con linguaggio semplice e discorsivo, che raccoglie vent’anni di storia italiana senza cadere nell’utilizzo del linguaggio politichese (che emerge comunque nelle conclusioni).Fini si conferma un ottimo scrittore e, dato che ho avuto occasione di organizzare una presentazione di questo testo alla Biblioteca del Sannio di Cerreto Sannita, un meraviglioso oratore.

io_fini

Non tralascia nulla, nemmeno gli aspetti più spinosi, dagli interventi delle discusse leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi fino al celeberrimo e sopravvalutato episodio della casa di Montecarlo. Per certi aspetti conferma ed esplora da una prospettiva più ampia quanto già scritto in un altro libro da un personaggio che a Fini è stato accanto nei momenti più difficili, ossia Italo Bocchino (qualche tempo fa il suo autobiografico Una storia di destra è stato una mia appassionata lettura).

Forse calca troppo la mano nell’evidenziare le differenze che, dal 1994, hanno “macchiato” il rapporto politico col Cavaliere, ossia quel dualismo An-Forza Italia che fino alla fondazione del Pdl ha visto spesso agire sinergicamente i due movimenti. Spesso giustifica alcune debolezze dietro la ragion di partito, elemento utile al fine di comprendere le logiche interne alle forze politiche, troppo spesso celate agli occhi della pubblica opinione e dell’osservatore poco avvezzo.

Dichiara più volte che il suo errore più grande è stato sciogliere Alleanza Nazionale, ma ripete anche che non ci si può più nascondere (a destra come a sinistra) dietro gli ideologismi d’un tempo. Conclude infine con un’ipotesi speranzosa, quella formazione (probabilmente post-Berlusconi) di una casa liberale, repubblicana e popolare del centro-destra (una Cosa Blu?), da contrapporre al Partito Democratico, per realizzare un vero bipolarismo e non un ennesimo e distruttivo scontro fine a se stesso dal sapore di guerra santa.

Giuseppe Guarino

fini_ilventennioIl ventennio. Io, Berlusconi e la destra tradita

Gianfranco Fini

252 pp. Rizzoli, 2013, € 18.00

Edizione digitale: Rizzoli, 2013, € 9.99

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