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Governo Letta, le opinioni dei partiti

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Contenti, scontenti, depressi, agguerriti ed esultanti. I partiti reagiscono alla Große Koalition italiana che ha avuto come risultante il governo guidato da Enrico Letta.

Da destra a sinistra, passando per i cinque stelle, tante le opinioni espresse dalle compagini politiche dello stivale.

Popolo della Libertà. Cinque ministri su ventuno e molti ruoli chiave ottenuti. No a Giustizia e Istruzione ma sì a Salute, Agricoltura, Interno, Trasporti e Riforme, oltre alla vicepresidenza del Consiglio. Un bel risultato per Berlusconi che commenta al Tg5: “È un governo di pacificazione tra forze che non si riteneva che potessero collaborare all’interno di un governo.” Alfano si dice onorato della nomina: “Un grande onore servire il mio Paese da ministro dell’Interno”, ma si rammarica per non poter lavorare con Manganelli.

Partito Democratico. I nodi verranno al pettine, ma nel Pd l’aria sembra diventata meno asfissiante (almeno per ora). Bersani invoca il sostegno da tutto il partito, Franceschini twitta che “Se un amico, vero, chiede una mano in un’avventura così difficile si risponde di sì. Anche caricandosi il lavoro più difficile e meno visibile”. Renzi assicura che non correrà per la segreteria e che i voti per la fiducia a Letta saranno compatti. A guidare il partito sarà invece Guglielmo Epifani che dalle pagine dell’Unità ha invitato il Pd a “ritrovare la propria funzione”. I malumori di Pippo Civati e Laura Puppato sembrano temporaneamente rientrati. Ne vedremo delle belle.

Movimento 5 Stelle. Gli artefici consapevoli dell’inciucio osservano le mosse dei loro nemici di piddìelle e piddìmenoelle. Crimi annuncia lieto lo stato finale della metamorfosi politica italiana sparando a zero su Saccomanni, Bonino e Giovannini, rei d’esser parte della “vecchia nomenclatura”. Il Movimento si pavoneggia autoeleggendosi ad unica opposizione concreta e pervicace che non farà sconti a nessuno. La Lombardi ripete a pappagallo denunciando le storture del “Modello Unico” di Pd e Pdl. Grillo è tagliante spiegando che, col nuovo governo, “il terzo giorno è resuscitato Barabba”.

Scelta Civica. Dal partito montiano s’è alzato diffidente il deputato Andrea Romano che, giudicando i ministri montiani dell’esecutivo Letta (Mauro e Milanesi) “non all’altezza”, teme la trasformazione del progetto politico dell’ex premier in una microforza moderata. “In un governo innovativo – ha dichiarato Romano – Scelta Civica dà un messaggio antiquato”. Linda Lanzillotta, invece, è entusiasta della mossa di Monti “fuori leader e senior e Letta ha potuto fare un governo con giovani, donne e persone competenti.”

Lega Nord. Nessuno ha digerito la nomina di Cécile Kyenge (che ha già dichiarato di voler procedere all’introduzione dello ius soli), primo ministro nero della storia italiana, e le minacce si son fatte sempre più forti. Per Maroni il governo “non rappresenta il nord” e “non avrà vita lunga”. Zaia prende la mancata nomina di più ministri del Nord come “la volontà di non voler cambiare le cose.” La delusione pervade gli ambienti leghisti che già sbraitano e recuperano il loro ruolo di abili contestatori.

Unione di Centro. Casini spera che, con i nomi autorevoli del governo Letta, si possa chiudere finalmente la stagione italiana dei veleni. Il segretario Cesa insiste sulla qualità dei nomi in campo, sperando nel rafforzamento dello spirito di coesione tra i partiti raggiunto in questi giorni.

Sinistra Ecologia Libertà. Vendola si ricrede: “Sarebbe sciocco non cogliere in questo nuovo governo il valore di alcune singole figure.” Fermo restando che l’alleanza Pd-Pdl è una sorta di “tradimento” nei confronti dell’elettorato,  annuncia di voler essere un’opposizione “ambiziosa”. Rispetto a Grillo e alla Lega è più costruttivo e meno sentenziatore.

Centro Democratico. Tabacci, moderato anche nei termini, guarda positivamente alla compagine di governo messa in campo da Letta, augurandosi che possa risolvere i problemi del paese. Positivi anche i toni di Pino Pisicchio, presidente del Gruppo Misto alla Camera: “E la nave, finalmente,va. È un governo giovane, ricco di competenze, con una forte componente femminile e un tasso di rinnovamento significativo. Ora non resta che rimboccarci le maniche e lavorare per il paese.”

Fratelli d’Italia. La Russa si dispiace di non vedere nessun ex-An tra i ministri Pdl e si complimenta con Mario Mauro. Dal Partito arriva la conferma, firmata Crosetto, La Russa e Meloni, di quanto detto dopo le consultazioni: si resta all’opposizione per i dubbi sulla possibilità di conciliare posizioni talvolta incompatibili, ma augurando a Letta e ai suoi ministri un augurio di buon lavoro. Insomma, come Sel, ma da destra.

Partito Socialista Italiano. Nencini si espone sulla “buona squadra di governo”, soffermandosi sulla figura eminente di Emma Bonino: “L’ho vista all’opera alla commissione europea e ne ho apprezzato la tenacia e l’attenzione dedicata a temi spinosi e complessi, dai diritti civili alla cooperazione nei paesi del terzo mondo. Farà bene anche in Italia.”

Radicali Italiani. La soddisfazione per la nomina a ministro di Emma Bonino si racchiude nelle parole di Marco Pannella: “Emma è un ministro politico del partito radicale, che guiderà la politica estera italiana all’insegna della non violenza”. Il nuovo ministro degli esteri è senz’altro tra i più acclamati.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Carta Bianca”, il 28/04/2013

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