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La Cia e il denaro fantasma in Afghanistan

karzai _ usa

È il New York Times a rivelare il retroscena: la Cia, negli ultimi anni, avrebbe consegnato al presidente afghano Hamid Karzai numerosi zaini, valigie e sacchetti di plastica. Il contenuto? Decine di milioni di dollari, soldi fantasma destinati a rimpinguare le tasche dei vertici della repubblica afghana.

La funzione di questo denaro è chiara. Come De Gasperi in Italia, che tornava dall’America con le tasche gonfie di dollari, così anche per Karzai in Afghanistan. Questi soldi garantiscono ai servizi segreti americani la possibilità di mantenere la propria influenza sulla politica interna ed estera del governo Kabul. Alimentando la corruzione dei “signori della guerra” locali, legati al traffico di droga e talvolta perfino ai movimenti talebani, la Cia minerebbe così le decisioni di politica estera sulla strategia del ritiro prese dal Presidente Obama.

Khalil Roman, Capo di Stato Maggiore del governo Karzai nel periodo d’occupazione americana, ha confermato la notizia: il “denaro fantasma” arrivava in segreto e altrettanto in segreto ripartiva. “La Cia – avrebbe detto Roman – erogava questi pagamenti ogni mese da circa dieci anni”. Tuttavia, conclude il New York Times, non ci sono indizi che rivelino con certezza il fatto che il presidente afghano abbia beneficiato personalmente delle erogazioni dei servizi segreti che, secondo altre fonti, sarebbero state invece a favore del Consiglio Nazionale di Sicurezza.

Cia e Dipartimento di Stato si sono rifiutati di commentare la notizia ma, dalle dichiarazioni di alcuni funzionari, emerge il fatto che gli Usa fossero la principale fonte di corruzione nello stato asiatico. La Cia, dunque, non vorrebbe perdere le proprie prerogative e i privilegi garantiti a suon di dollari continuando a versare “contributi” nelle casse dei gruppi di potere afghani, anche di quelli che si rifanno al terrorismo islamico.

Dieci anni di corruzione in una democrazia che stenta a partire come quella afghana. Ma il problema si trasferisce inevitabilmente anche agli Usa: è mai possibile che la Cia sia una lobby così forte da poter superare la volontà presidenziale? Sul tema si sono sviluppati da tempo numerosi (e frequenti) dibattiti, dato che la strategia di Obama sembra aver più volte messo in crisi i rapporti tra lo stesso governo federale e la Cia.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Giù il bavaglio”, il 5 maggio 2013

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