Archivi tag: popolo della libertà

Quei tentativi flop di rifare il Partito Repubblicano

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[Caffè News] L’articolo sulla possibile rinascita di un Partito Repubblicano pubblicato qualche giorno fa da Luca Scialò [QUI] mi ha fatto tornare in mente qualche vecchio tentativo (fallito) di rifarlo, il Partito Repubblicano. Con tanto di elefantino nel simbolo.

Elezioni Europee 1999. La destra era già stata sdoganata e Gianfranco Fini tentò per la prima volta di chiudere l’esperienza post-fascista e creare un partito liberaldemocratico di centro-destra. A venirgli incontro fu Mariotto Segni, figlio di Antonio, ex democristiano che aveva tentennato un po’ tra destra e sinistra. Continua a leggere Quei tentativi flop di rifare il Partito Repubblicano

Europee, torna il simbolo di Forza Italia. Col nome di Berlusconi

forza_italia-1000x464[1][Caffè News] Alle prossime elezioni europee, lo sapevamo, rivedremo il vecchio simbolo di Forza Italia, lanciato da Berlusconi nel 1993. Erano altri tempi allora: epoca della prima discesa in campo del Cavaliere e i mondiali statunitensi erano alle porte, tant’è che si faceva fatica a capire dove finisse il tifo e dove cominciasse la politica. Accanto al simbolo, però, rivediamo oggi anche il nome di Berlusconi che, se non potrà candidarsi, dovrebbe comunque apparire sulle schede elettorali. A decretarlo è l’Ufficio di presidenza del rinato partito, accompagnandolo con lo slogan “Più Italia in Europa, meno Europa in Italia”. A giustificare la presenza del nome sembra esserci la candidatura di una tra Barbara e Marina, ma dal quartier generale azzurro è ancora tutto top secret. Continua a leggere Europee, torna il simbolo di Forza Italia. Col nome di Berlusconi

Prendete una stanza scura…

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Prendete un grillino e chiudetelo per un’ora in una stanza scura. Durante i primi dieci minuti inveirà (soltanto dentro sé) contro il potere di casta che lo ha rinchiuso. Dopo un quarto d’ora avrà organizzato le primarie, regolarmente on line, per essere eletto cittadino portavoce della stanza scura. Durante il resto del tempo gongolerà autocompiaciuto per il fatto di essere lui e solo lui il “normale cittadino portavoce”. Quando lo tirerete fuori lo ritroverete coperto di lividi e graffi, naturalmente autoinflittisi poiché aveva voglia di litigare con qualcuno. Le pareti della stanza scura saranno piene di scritte come “Waffanculo brutti Wacconi” dipinte col sangue. Ah, no, è ketchup. Continua a leggere Prendete una stanza scura…

Governo Letta, le opinioni dei partiti

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Contenti, scontenti, depressi, agguerriti ed esultanti. I partiti reagiscono alla Große Koalition italiana che ha avuto come risultante il governo guidato da Enrico Letta.

Da destra a sinistra, passando per i cinque stelle, tante le opinioni espresse dalle compagini politiche dello stivale. Continua a leggere Governo Letta, le opinioni dei partiti

Perché non Renzi ma una storia già Letta

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Letta, Amato o Renzi? Il dubbio è sciolto, il primo sarà il nuovo capo del Governo.

Se si fosse fatto un sondaggio tra gli elettori e i militanti del centro-destra (che sarà parte integrante della prossima maggioranza di governo), il coro sarebbe stato unanime: Matteo Renzi. La scelta, almeno ad occhio, è caduta sul candidato (tra i tre) che più piaceva al Partito Democratico. Ma forse anche a Berlusconi.Chi lo dice? Renzi in persona.

“È Berlusconi che non mi ha voluto” è quanto il sindaco di Firenze ha dichiarato Continua a leggere Perché non Renzi ma una storia già Letta

Nuovo governo, fumata nera

8618a565508cc1461b5391ce0a78925365da45c1c788c34a4ef6ad6e[1]Si vince e si perde. Il Pd ha perso. Bersani ha perso. Il centrosinistra è sconfitto. È la prima coalizione, ma è una magra consolazione. Per il nuovo governo non si sa nulla: fumata nera.

Da più parti si dice: “se ci fosse stato Renzi”. Chi Renzi l’ha sostenuto dice: “ve l’avevamo detto”. Altri ridono e sghignazzano.

Si delineano due soluzioni: il ritorno al voto e il governo di larghe intese. Continua a leggere Nuovo governo, fumata nera

A chi converrebbe lo scioglimento del PDL

Berlusconiano della prima ora e stimato liberale, ex Governatore del Veneto e due volte Ministro, è Giancarlo Galan ad ammettere dall’interno l’errore della nascita del PdL.
In una intervista all’ancor più di lui berlusconiano Il Giornale, è l’ex Ministro della Cultura ad aver chiesto esplicitamente la scissione degli ex Alleanza Nazionale ed ex Forza Italia.

Con ciò non parla di scissione completa, però, ma di un progetto simile a quello della Casa delle Libertà. Un cartello elettorale, ma niente di più. Converrebbe? Quasi sicuramente sì.

Galan fa un primo quadro sulla situazione del partito. La forma partito non va, ecco tutto. Ma perché? Perché il PdL è una sorta di partito catch-all che mira a raccogliere il massimo delle preferenza, rinunciando in parte a caratteristiche precise e qui scontentando molti elettori ex-AN o ex-FI.

In più, l’unione non felicissima è dovuta anche alle differenze interne ai due diversi partiti prima della fusione. Per il partito di Berlusconi, si trattava di un partito di quadri, mancante di una vera e propria organizzazione territoriale diffusa ed incentrato sulla forza comunicativa del suo leader. Alleanza Nazionale, al contrario, era fortemente radicata sul territorio (soprattutto al Sud), aveva una forte connotazione identitaria e c’è chi ne parlava come uno degli ultimi partiti di massa. Non parliamo delle microcomponenti (Nuovo PSI, DC per le Autonomie, ecc.) che in alcuni luoghi (vedi NPSI in Campania) continuano a sopravvivere giusto per far numero e lista alle elezioni.

Una divisione con alleanza post-scissione converrebbe agli ex-An che metterebbero in difficoltà finiani ed altri “destristi”  d’ogni dove; converrebbe agli ex-FI che ruberebbero elettori a Lega e UdC (e forse anche al PD).

Inoltre, senza PdL si sarebbe forse arginato il fenomeno Lega. Meno spazio le sarebbe stato messo a disposizione, impedendone la crescita smisurata. Ma, forse, con il fenomeno corruzione emerso negli ultimi tempi, la Lega finirà con l’espellersi da sola.

Infine, Galan dice che un’offerta elettorale composta da più partiti diversi sarebbe più gradita agli elettori. Questo senz’altro. Ed è quello che a sinistra ancora nessuno riesce a capire…

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 10.04.2012

La doppia morale pidiellina

Nichi Vendola lo ha fatto notare da Fabio Fazio domenica 11 marzo: abbiamo una destra con una doppia morale. Vero. Verissimo. Tragico.

Angelino Alfano ha proclamato che con il ritorno della sinistra al governo l’Italia avrà una svolta zapateriana: matrimoni gay e coppie di fatto per nascondere la povertà d’idee e progetti che ha. Ma ad Angelino Alfano si potrebbe far notare quanto la sua dichiarazione sia a doppio taglio, quanto quella predica alla sinistra sulla povertà d’ideali possa essere tranquillamente ricondotta anche nel seno del centro destra.

Ogni qualvolta che il partito fondato da Berlusconi si trova in una fase di difficoltà ideologica scattano le accuse. Guarda caso alla sinistra che rovina la società e i suoi valori. Questa sinistra, poi, comprende un pò tutto l’arco politico. Ma il centrodestra che si pone così coraggiosamente alla salvaguardia di istituzioni morali e valori assoluti è poi così morale? È poi così depositario di valori assoluti?

È qui che emerge la doppia morale pidiellina. Quella che predica male e razzola peggio. Guardiani del sacro tempio dei valori intoccabili, nemici delle degenerazioni morali dei comunisti e dei gay, si chiudono a guscio quando si fa loro notare la palese contraddizione tra il loro essere e il loro dichiarare.

La destra che respinge i gay ma che fa sfoggio della volgarità imbarazzante della virilità maschile, legata ai suoi simboli fallici è quella del Berlusconi che dichiara quanto sia meglio “amare le belle ragazze che essere gay” o che Rosy Bindi “è più bella che intelligente”. È la destra del quotidiano che schiaffa in prima pagina le cosce della Brambilla e lo affianca ai pensieri di Benedetto XVI. È quella destra delle subculture del Bagaglino e dei film di Natale. Quella destra che protegge così tanto bene la moralità ed i valori cristiani.

C’è una destra perbene, ovviamente, poco appariscente e laboriosa, che può essere quella di Monti e del suo governo. E c’è una destra per male, una destra amorale che fa più paura. Una destra della quale faremmo volentieri a meno. Ma c’è da chiedersi un’ultima cosa. Se una destra così a doppia morale riesce a godere di discreta salute e di una folta schiera di “fedeli”, non è che siamo noi italiani ad essere come lei?

Giuseppe Guarino

Duecentomila tesserati del PdL in Campania, come è possibile?

Il record dei tesseramenti del partito di Berlusconi è arrivato nel periodo peggiore della sua storia politica. Un partito in crisi come il PdL è riuscito in una impresa quasi impossibile, quella di tesserare più di un milione di persone.

Tutto molto strano, soprattutto per il boom avvenuto nella nostra regione. In Campania il partito di Cosentin… (pardòn, di Alfano e Berlusconi), ha compiuto passi da gigante, arrivando a tesserare quasi 200mila persone. Come sono state raggiunte simili cifre?

La mobilitazione di Cosentino e Quagliariello, di Cesaro e Cirielli è stata straordinaria e, nonostante corresse lontano dalla volontà del presidente Stefano Caldoro, elefantiaca. Nelle province la mobilitazione è stata pilotata dall’altro attraverso i delfini locali.

TESSERAMENTO DI CAMORRA – Ma è proprio Stefano Caldoro, pidiellino della prima ora (Ex PSI e poi fondatore del Nuovo PSI) che si era dimostrato contrario all’avvio del tesseramento di massa. Caldoro ha parlato dei rischi di intromissione della criminalità organizzata. A suo parere la camorra ha potuto manipolare le migliaia di persone accorse a tesserarsi PdL. Niente di diverso di quello che è accaduto in periodi meno felici e più bassi, oseremmo dire “più bassoliniani”, della nostra storia. Ma non prendiamocela con Caldoro o Bassolino che forse sono solo quelli che ci mettono o hanno messo la faccia.
L’appello di Stefano Caldoro è volto a creare un partito di stampo americano,  orizzontale e flessibile. Insomma, un gruppo coordinato di persone e risorse che agisce per l’ottenimento di determinati fini. E, ora che l’era Berlusconi volge al periodo finale, forse il PdL ne avrà davvero bisogno.

Il PdL non è mai stato un partito di massa. Ha avuto forme di reclutamento alternative, a cominciare dall’innovativo “reclutamento manageriale” della prima Forza Italia, una cosa mai vista altrove nel mondo. Ma non si diventa partito di massa semplicemente con la tessera di due milioni di persone se poi manca effettiva organizzazione territoriale (hanno ereditato in parte quella di AN, però) e partecipazione dei tesserati di partito.

Caldoro,  è rimasto gelido nei confronti dei risultati del tesseramento, almeno in confronto alla festante esultanza dei suoi colleghi di partito.

TESSERE PER RIAVVICINARE ALLA POLITICA? – Le tessere a dieci euro possono essere viste, da un lato e volando sopra le interferenze criminali, come un passo per riavvicinare il grande pubblico alla politica, una trovata pubblicitaria, l’ennesima del Partito berlusconiano. Una trovata intelligente se volta a raccogliere fondi, sperando che simili operazioni di marketing politico possano trovare partecipazione attiva da parte dei tesserati.

L’altra faccia della medaglia è molto più tragica. Se la mobilitazione al tesseramento è di stampo criminale, cos’altro vorrà la camorra dal PdL? E, peggio ancora, quali altri interventi criminali si abbatteranno ancora sulla Campania?

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 21/11/11