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Torna Fini, col rischio di fare una frittata di un uovo solo

fini[1][Caffè News] Gianfranco Fini riscende in campo. E questo non può che far piacere a chi crede nella politica come passione, competenza, movimentismo. Un po’ meno a una destra che da Fini si è sentita tradita, vuoi per aver sfasciato Alleanza Nazionale, vuoi per aver lasciato il Cavaliere.

Ebbene, lanciando il portale Partecipa, Fini tenta un nuovo percorso costituente della nuova destra italiana, dopo il fallimento di Futuro e Libertà.

Se Fli fallì fu colpa dell’eccessivo appiattimento sulle posizioni di Pierferdinando Casini e di Mario Monti, ossia al centrismo liberale di stampo sia cattolico che laico. È stato questo il più grosso neo dell’esperienza post-Pdl dell’ex Presidente della Camera, trombato con un misero 0.47%. Continua a leggere Torna Fini, col rischio di fare una frittata di un uovo solo

Perché in Italia serve un centrodestra valido

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[Caffè News] Il fatto che chi scriva sia notoriamente un simpatizzante del centrosinistra non deve scandalizzare più di tanto. Da sostenitore della forma di governo democratica (teoricamente non la migliore in assoluto, ma certamente il top in quanto a realizzabilità), infatti, non sono tanto preoccupato per un Pd che si attesti su livelli altissimi, quanto piuttosto per il pesante distacco nei confronti degli altri.

Alla base del sistema democratico, infatti, c’è la teoria dell’alternanza di governo, tipica di tante democrazie più mature della nostra (Francia, Stati Uniti, Regno Unito…) ma che da noi stenta a prendere piede. Abbiamo avuto quarant’anni di governo che, con coalizioni più o meno ristrette, ha sempre avuto il proprio perno nella Democrazia Cristiana. Poi è venuto il maggioritario, le coalizioni, Prodi e Berlusconi, l’alternanza di governo. Dal 1994 al 2006, centro-destra e centro-sinistra sembrano doversi finalmente succedere in una seria infinita. Continua a leggere Perché in Italia serve un centrodestra valido

Uno sguardo ai risultati delle Europee

renzi-pes[1][Caffè News] Il Partito Democratico è il primo partito di questo paese. Ma anche d’Europa. L’Italia ha deciso e, così, vede per la prima volta un largo consenso nei confronti di una forza politica. Un consenso che non si vedeva dai tempi di De Gasperi.

Male il Movimento 5 Stelle che, pur confermandosi sulle stesse percentuali delle politiche, in realtà perde circa un mezzo dei voti. Berlusconi stavolta conferma i sondaggi, anche se c’è da dire che considerando gli alleati di coalizione certi o ipotetici (Lega, Fratelli d’Italia, ma anche Ncd e Udc) starebbe ampiamente sopra il 20% e probabilmente riuscirebbe a superare i pentastellati senza difficoltà (pertanto l’Italicum probabilmente non salterà). Continua a leggere Uno sguardo ai risultati delle Europee

Partiti a gestione personale. Il caso italiano

berlusconi_grillo[1][Caffè News] Pare fosse Sheehan a notare che i partiti e i movimenti politici che hanno dato vita alle tre grandi dittature del novecento (fascismo, nazismo e bolscevismo), riproducessero al proprio interno il sistema che propugnavano.
Ora, dando per scontato la veridicità di tale affermazione, andiamo ad osservarla sulle forze politiche italiane.

È sconcertante come due dei tre principali partiti abbiano una struttura verticistica, dove il leader assoluto, dichiarato o meno, sia insostituibile al punto che la sua mancanza potrebbe causare la dissoluzione del movimento politico stesso.

Parliamo di Forza Italia o, comunque, dei partiti di Silvio Berlusconi. È lui il deus ex machina del sistema, Cavaliere insostituibile alla guida di una rodata macchina aziendale. Chi non è d’accordo può andare via, i casi Fini e Alfano sono ormai di scuola. Forza Italia è un’impresa: tutti lavorano per un fine comune, le responsabilità sono ripartite gerarchicamente, è il capo a decidere le teste da tagliare o chi far salire di grado. Continua a leggere Partiti a gestione personale. Il caso italiano

Berlusconi-Alfano, prove tecniche di disgelo per una nuova Cdl?

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[Caffè News] Ebbene sì, signori, dopo aver fondato (lo scorso novembre) il Nuovo Centrodestra, c’è già chi, nel partito di Alfano, parla di un ritorno all’ombra del Cavaliere.

Saranno i sondaggi non certo incoraggianti, sarà la scarsa incisività che Ncd ha nei confronti del governo Renzi, ma pare proprio (soprattutto secondo il senatore Andrea Augello, stretto collaboratore di Alfano, fonte: QUI) che si stia lavorando per una grande federazione dei partiti di centrodestra.

Una nuova Casa delle Libertà, o Polo del Buon Governo, fate voi. Il centro del discorso sta, ancora una volta, tutto lì, nella leadership (che sarà comune). Continua a leggere Berlusconi-Alfano, prove tecniche di disgelo per una nuova Cdl?

Congresso Udc, con Cesa tra le braccia di Berlusconi

cesa_casini_udc[Sannio Week] Di rivederlo in capo al partito con lo scudo crociato nessuno ci pensava. E invece Lorenzo Cesa, con un tiro in zona Cesarini, segna e porta a casa il risultato. Sarà ancora lui, in carica dal 2005, ad occuparsi dell’amministrazione Udc, tra i simboli del Ppe e gli sguardi vigili di Casini, Buttiglione e De Mita (presenti come spettatori, tra gli altri, Alfano, Mauro e Tabacci).

Il partito di Casini, giunto al quarto congresso, sembrava dover passare sotto la gestione dell’ex ministro della Pubblica Amministrazione del Governo Letta Gianpiero D’Alia, sfidato dal senatore veneto Antonio De Poli. Niente di tutto ciò. All’ultimo minuto è emersa ancora la figura del vecchio leone, che rilancia temi sentiti ma forse un po’ logori e trionfa, anche se soltanto di misura. Sì, perché D’Alia ha perso la segreteria per un pugno di voti (431 contro 435, soltanto quattro preferenze di differenza), in una sconfitta veramente di misura. Continua a leggere Congresso Udc, con Cesa tra le braccia di Berlusconi

Governo Letta, le opinioni dei partiti

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Contenti, scontenti, depressi, agguerriti ed esultanti. I partiti reagiscono alla Große Koalition italiana che ha avuto come risultante il governo guidato da Enrico Letta.

Da destra a sinistra, passando per i cinque stelle, tante le opinioni espresse dalle compagini politiche dello stivale. Continua a leggere Governo Letta, le opinioni dei partiti

Cosa sarà la “nuova cosa” del centrodestra?

La scelta di Pierferdinando Casini, quella di abbandonare lo storico simbolo dello scudo crociato e la dicitura “Democratici Cristiani e di Centro”, ha chiara importanza: rappresenta una rottura netta con il passato, tante volte cercato e risognato. Oramai è certo: non moriremo democristiani.

A Destra si aprono nuovi scenari. O, meglio, nel centrodestra moderato. Abbiamo assistito alla creazione del Polo Nazione, da alcuni soprannominato il “partito montiano”, che ha l’obiettivo di porsi come alternativa celebre a PD&Compagni, PdL&Soci.

Oggi, con la Lega travolta dalla situazione corruzione e il PdL in crisi identitaria, il nuovo emblematico gesto di Casini non può che provocare la nascita di un nuovo soggetto di centro destra. È la scossa di terremoto capace di causare la nuova disposizione delle masse terrestri emerse.

Da Futuro e Libertà lo sanno. Loro sono quelli che venivano da Alleanza Nazionale e poi confluiti nel Popolo delle Libertà. E dal PdL usciti non perché non ci credessero, ma per le derive personalistiche del partito berlusconiano che veniva ad essere una Forza Italia allargata, stretta alle caviglie del suo leader. Quindi, FLI non si ripropone come una nuova AN ma come un piccolo PdL che, lontano dalla Lega e con Casini, può rilanciare il progetto della Casa dei moderati.

A sinistra dell’UDC c’è l’API di Rutelli e Boselli, che ha fatto più o meno quello che ha fatto Fini, solo che dall’altra parte. Il PD aveva però ben altre derive, e spesso diventa difficile restarci sia per chi è troppo moderato che per chi è troppo a sinistra (vedi la storia di Mussi).

Dunque, tutti i moderati corrono al Terzo Polo, verso il progetto nato come federazione ma che federazione non può rimanere. Si può immaginare un nuovo partito di ispirazione repubblicana, liberale, nazionale che raccolga i moderati e possibilmente quel che sarà possibile recuperare (o che resta) del PdL. Un partito a formare una nuova destra, europea e non estremista urlante xenofoba, che tenga le debite distanze dalla Lega ma anche dalla Sinistra.

È allora questo il destino del centrodestra italiano? Un nuovo grande partito che emargini i precedenti? Le ultime esperienze di questo tipo se non si sono rilevate disastrose ci sono andate vicine, cosa è che stavolta dovrebbe essere diverso?

Lo spirito, senz’altro. La consapevolezza di essere quella “destra per bene, ma sempre destra” che Nichi Vendola riconosceva alla formazione del Governo in carica. La voglia di mettere insieme un partito che rappresenti, parole di Casini, “il meglio della società”.

A sinistra si resta a guardare, aspettando l’emersione di un Grillo che oramai impavido e saccente (e arrogante) mira a conquistar poltrone. Mentre Casini prepara le esequie al PdL allestendone il successore. Ma forse proprio da lì possono venire ulteriori sorprese, col vecchio volpone Berlusconi pronto all’ennesimo cambio di nome e di stile.

Nel centro-sinistra nel frattempo si festeggiano vittorie non ancora avvenute. Tra l’altro oltralpe.

Giuseppe Guarino

L’Ago della Bilancia

Nessuno ha mai dubitato di quanto importante sia lui, il Pierferdinando Casini, per la tenuta del governo Monti. Suo sfegatato fan, è con il suo partito e con il terzo polo uno di quelli che ne garantisce la tenuta e ne auspica un’evoluzione post 2013.

È tutto qui il ruolo strategico dell’UdC, aperto ambiguamente sia verso gli ex-amici del PdL che verso i forse-amici del Pd. Una mano a destra, l’altra a sinistra, e il leader neo democristiano si fa davvero ago della bilancia.

La sinistra extraparlamentare (strano parlarne oggi in questi termini, vero?) di Nichi Vendola si scaglia contro l’esecutivo, reo di aver ammazzato la democrazia. C’è da chiedersi se Vendola, dialetticamente ineccepibile, abbia mai studiato un testo di Diritto Costituzionale, scoprendo (guarda un pò!) che non è proprio vero che il governo debba essere scelto tra politici, bensì debba essere da essi (dai parlamentari) soltanto dotato di fiducia. Queste sono sottigliezze? Non tanto, anche perché fenomeni tecnici non sono rari nemmeno all’interno di governi prettamente politici (inclusi quelli appoggiati in passato da Rifondazione, quando Vendola era in questa).

Dal fronte Lega niente di nuovo. Parolacce e insulti non mancano mai. Accanto a populismo spicciolo e affermazioni indegne di alcuna menzione.

Ebbene, Casini è davvero l’ago della bilancia tra Pd e Pdl, per evitare che essi sprofondino trascinati dai partiti ai loro estremi. Saldi al centro, dunque?

Sembra di sì, perché alle parole del leader UdC “Se continua così il governo prima o poi entra in crisi sul serio” nessuno ha scherzato, nessuno ha fatto burla.

Ma la medaglia si rovescia. Ecco perché.

Una futura coalizione Pd-Pdl-Terzo polo sembra inverosimile, porterebbe solo acqua al mulino di altri e forse soffocherebbe il progetto di Fini e Casini, costretto a lottare contro le frange destre e sinistre e soffocato dai due giganti. E allora? Allora all’ago della bilancia Casini converrebbe un ritorno al proporzionale puro, che lo renderebbe senz’altro decisivo ed aperto a destra e sinistra. Converrebbe ma sarebbe impopolare.

Ecco perché Casini ama Monti così follemente da volerlo prolungare? Il sospetto c’è. Fatto sta che “l’ago della bilancia” con le sue dichiarazioni volte a portare calma tra gli altri contendenti si è scoperto su tale fronte, augurandosi un proseguimento del governo. Che non può cadere.

Troppi ancora i nodi da spicciare. Non ultima la legge elettorale. E quella si che è davvero antidemocratica.

Giuseppe Guarino

pubblicato su SannioWeek, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 26.03.2012

Ricominciamo dal successo

Alla festa dell’Italia dei Valori di Vasto hanno partecipato i tre moschettieri del centrosinistra, Di Pietro, Vendola e Bersani. Si parla di ricostruire un nuovo Ulivo, si parla del centrosinistra che verrà. Ma forse è più semplice partire dalle recenti vittorie piuttosto che dagli antichi e ancora brucianti fallimenti.

I riferimenti sono ai Governi del 1996-2001 e del 2006-2008. Cinque governi in sette anni, non proprio un  monumento alla stabilità. La sigla comune del periodo era “L’Ulivo” (poi “L’Unione” con l’allargamento a Rifondazione) e c’erano tantissimi partiti, alcuni dei quali nessuno li ricorda più.

Oggi, la scena politica è parzialmente ridisegnata e ridimensionata. A sinistra vediamo fondamentalmente i tre partiti facenti capo a Bersani, Vendola e Di Pietro, ognuno coi propri mostri e le proprie paure, ma tutti con l’impaziente voglia di scalzare la fin troppo forte alleanza tra il Cavaliere e la Lega, alleanza che scricchiola da anni ma che non si è mai definitivamente sfasciata.

A rompere le uova nel paniere potrebbe essere il terzo incomodo polo. Finiani e UdC rappresentato un’appetibile alleanza per il PD, che molti esponenti del partito dell’ulivo, capeggiati dall’ex Ministro dell’Istruzione Fioroni, si auspicano da tempo.

L’arrivo di Bersani in casa di Di Pietro ha spiazzato un pò il Pd che, se non prenderà una netta decisione, rischia di veder smembrare il suo elettorato proprio tra i suoi potenziali alleati, che si tratti di Fini-Casini o di Vendola-Di Pietro. La strada intrapresa, però, sembra quella, tortuosa, di sinistra.

Riparlare di Ulivo, Unione o qualsivoglia sigla è amaro ricordo d’una stagione politica passata e piena di rimpianti. Tornano alla mente Fioroni e Mussi, D’Alema e Mastella, Bertinotti e Pecoraro Scanio.

Lo spiraglio c’è, ce l’hanno dato Pisapia e De Magistris. La loro arancione primavera ha segnato un risveglio per il centrosinistra, simbolo d’una nuova stagione. Una nuova stagione che deve essere fatta da percorsi comuni e non da sigle aggregate. Una nuova stagione fatta di progetti volti a far uscire l’Italia dal baratro del berlusconismo. E, si potrebbe azzardare, una nuova stagione dove l’avversario di centro destra possa essere davvero moderato e non fatto da un estremista zuppa populista.

Ripartire da Pisapia e De Magistris e non da Bertinotti e Mastella. Prendere l’eredità della nuova sinistra, di quella fatta dalle persone e non dai movimenti delle segreterie di partito.

Solo allora potrà esserci speranza. Ricominciando dal buon punto a cui siamo senza rovinare tutto.

Giuseppe Guarino