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Memories of Always, una chiacchierata con Franco Baggiani

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[Caffè News] Abbiamo fatto una chiacchierata con Franco Baggiani, musicista jazz appena uscito con Memories of Always, un lavoro di cui vi abbiamo già parlato QUI. È un disco black and blues, uno strumentale potente. Un magma vorticoso che gioca su una fusion trasognata attraverso suoni decisi e a tinte forti.

D) Ciao Franco, benvenuto su Caffè News. Ti ringraziamo per questa intervista al nostro magazine. La tromba è il centro della tua carriera musicale, lo testimonia una lunghissima serie di composizioni e collaborazioni artistiche. Al suo fianco, però, ci sono le attività di direzione d’orchestra e didattica. Ma qual è la dimensione nella quale ti senti più a tuo agio?

R) Mi sento a mio agio in tutte e tre le situazioni! Diciamo, se proprio vogliamo fare una classifica, che la direzione d’orchestra e’ quella che sento più vicina alla mia indole musicale, e ovviamente la tromba. Continua a leggere Memories of Always, una chiacchierata con Franco Baggiani

Franco Baggiani, il black and blues della giungla

Franco-Baggiani-Memories-cover-300x300[1][Caffè News] È un disco black and blues, sin dalla copertina. Stiamo parlando dell’ultima fatica del trombettista Franco Baggiani, Memories of Always. Uno strumentale potente, un magma vorticoso che gioca su una fusion trasognata attraverso suoni decisi e a tinte forti.

C’è un inizio già travolgente, Ob-session, completamente improvvisato e gettato su una base ritmica impetuosa. Un pezzo breve, dove fiati e bassi si sfidano a duello, inarrestabili.

Segue una suite divisa in tre parti (Ghebus suite), nella quale viene mantenuto l’impianto iniziale, gettato poi a pesce su un latinismo di percussioni dal quale la tromba risorge dalle ceneri, reclamando il proprio ruolo da protagonista assoluta. Continua a leggere Franco Baggiani, il black and blues della giungla

Il sogno lucido di Dario Vero

lucid-dream-300x300[1][Caffè News] Abbiamo ascoltato Lucid Dream, primo disco da solista di Dario Vero, chitarrista e giornalista musicale. Uscito per Terre Sommerse, è un album quasi completamente strumentale, capace di spaziare verso atteggiamenti prettamente psichedelici rifacendosi talvolta ad elementi tipici del blues e del symphonic rock, avvolgendo un campo spesso occupato dalla scena indie.

E il disco racconta una storia distopica, che indossa i panni di una fantascienza apocalittica e onirica, basata appunto sulla coscienza del sogno.

Ed è così che si passa dalla freschezza di Roy’s Childhood, brano d’apertura basato su una melodia da carillon e completato dal secondo All blues, fino all’opprimente oscurità di Deep Blue e alla piena psichedelia blues dei brani centrali del disco (su tutti, Night Terrors).

Assume atmosfere riprendenti il rock classico in Alpha Centauri, scendendo nella psichedelia più pura e risalendo la china sull’onda dell’energica The Escape then the Eventide. La calma apparente ritorna poi con i brani finali del disco (Learning to sleep e la suite della title-track Lucid Dream). Continua a leggere Il sogno lucido di Dario Vero