Archivi categoria: Tecnologia

Linux è pronto per l’utilizzo quotidiano?

Tantissime persone, quando scoprono che sono un utente Linux (sarebbe più corretto dire GNU/Linux in quanto Linux è un termine che indica il kernel, utilizzato anche in altri sistemi operativi come Android), mi chiedono se sono sicuro della mia scelta e, soprattutto, se il Pinguino sia pronto per essere utilizzato quotidianamente. Continua a leggere Linux è pronto per l’utilizzo quotidiano?

Pendrive USB da 2 TB a pochi euro? Ecco perché è una truffa e cos’ha che non va…

I siti internet di e-commerce internazionali hanno da qualche anno aperto un mondo a smanettoni e diversi desiderosi di tecnologia a basso costo proveniente dall’Oriente. I vari AliExpress, GearBest, BangGood, Wish e siti simili (e talvolta anche il vecchio caro eBay) offrono soluzioni veramente economiche a patto di avere una certa dose di pazienza riguardo ai tempi di spedizione.

Il sottoscritto si è spesso trovato ad acquistare da questo tipo di siti gli articoli più vari: gadget, piccole figure in pvc, portachiavi, pellicole, vetri temperati e cover per cellulari, orologetti da quattro soldi, mouse… Mi è sempre arrivato tutto e tutto ha sempre assolto in maniera egregia al proprio compito. Almeno fino all’ultima volta. Continua a leggere Pendrive USB da 2 TB a pochi euro? Ecco perché è una truffa e cos’ha che non va…

I droni Amazon, cyber-novità o pubblicità natalizia?

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Nei giorni scorsi abbiamo visto su molte testate online titoli entusiasti che plaudono ad una nuova idea di Amazon. Il famoso sito di e-commerce, infatti, ha annunciato che, entro il 2018, i pacchi non saranno più consegnati dai corrieri bensì da alcuni droni che arriveranno in soli trenta minuti.

Ne ha parlato Il Messaggero, che titolava: “Amazon manda i droni per recapitare i pacchi, fra cinque anni gli aerei arriveranno a casa“, articolo: QUI. Anche La Repubblica, con una photo-gallery (QUI), parla della nuova invenzione dal sapore fantascientifico, riportando bene o male lo stesso comunicato pubblicato dal quotidiano romano, corredato di un po’ di foto. Continua a leggere I droni Amazon, cyber-novità o pubblicità natalizia?

Il sistema sicuro: la truffa della roulette on line

rouletteI casinò on line nascono come funghi nell’intricata vastità della rete informatica. Offrono tutto: slot machine, videopoker, Texas Hold’em, scommesse sportive e non. Una vera manna per appassionati e giocatori incalliti che ora possono, senza muoversi da casa, puntare, carta di credito alla mano, qualunque somma con un paio di click. Continua a leggere Il sistema sicuro: la truffa della roulette on line

Concorrenza: nuova multa europea per Microsoft

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMicrosoft non ha rispettato l’impegno a garantire agli utenti Windows la scelta tra più browser. A sancirlo è una multa di 561 milioni di euro inflitta alla multinazionale americana dalla Commissione Europea.

Il commissario europeo alla concorrenza, lo spagnolo Joaquin Almunia, ha dunque colpito ancora l’azienda, Continua a leggere Concorrenza: nuova multa europea per Microsoft

Goodbye Russia!

Che bei tempi quando c’era Mastro Stalin. Il tovarìch Baffone aveva abituato proprio bene il popolo russo.

Niente democrazia, purghe e terrore rosso. Risultava simpatico, però, ad alcuni. Adorato in Italia come un Dio, veniva considerato il messia sceso in terra, un nuovo condottiero verso il trionfo comunista.

La presa di coscienza successiva, in Italia e nel mondo (e nella stessa URSS), non ha smitizzato poi molto la figura del crudele e sanguinario dittatore.

Chi ama abbuffarsi di pane e Giambattista Vico sa bene della teoria dei corsi e dei ricorsi storici. Tutto è legato, il passato col presente e col futuro. Tutto si ripete. La storia è un cerchio, una ruota che gira. Il buco nella gomma passa, ma poi ritorna.

Oggi, che l’Unione Sovietica sembra un lontano ricordo smarrito nel tempo, il nostro buco nella gomma si chiama Putin. Uno che domina ai vertici della politica del più esteso stato del mondo sin dal 1999, un presidente di ferro (o d’acciaio, come il compagno Stalin) che si tien saldo alle poltrone.

E se il comunista Ziuganov parla di infiltrazioni della piovra mafiosa nelle recenti elezioni, se Gorbaciov dichiara che il voto non rispecchia gli umori del paese, se ci sono prove filmate di irregolarità nel voto e persino rappresentanti di lista delle opposizioni picchiati, lui no. Lui rincara la dose e si dichiara onesto vincitore d’una onestissima battaglia.

Qualcuno lo ha chiamato lo zar, altri non tardano a paragonarlo a Stalin. Resta il fatto che questo ex agente segreto dagli occhi di ghiaccio e il viso alienato si rivela sempre più padrone della Federazione Russa. Senza rivali, poiché se li mangia. Senza sconfitte, poiché le regole le fa lui. Senza democrazia.

E se nei vecchi atlanti sbiadiscono i colori dell’URSS, nei manuali di filosofia Vico sghignazza con tre carte in mano. Nella prima c’è un lustrinato zar, nella seconda un baffuto signore, nella terza un ex KGB sul tetto del Cremlino.

Goodbye Russia, a presto. Se un giorno sarai veramente dei russi.

Giuseppe Guarino

Il rumore di Facebook

La comunicazione non è mai pura. La trasmissione di un messaggio non è mai completa. Difficilmente si riesce a trasmettere esattamente ciò che si ha in mente, quel che si pensa, con la lucidità e la chiarezza che esistono solo nel pensiero di chi il messaggio lo ha concepito.

Già questo è un punto a svantaggio della purezza nella comunicazione. Ma ce n’è un altro: il rumore. Il rumore è un disturbo di messaggio che può essere di natura tecnica o semantica. Il rumore tecnico deriva da un problema del mezzo di comunicazione (come il segnale televisivo), il rumore semantico deriva dal mittente (problemi di gergo).

E siamo al giorno d’oggi. Facebook e i social network hanno da tempo apportato notevoli rivoluzioni nell’ambito della comunicazione. Non parliamo solo dell’ormai inadeguatezza del termine “quotidiano”, che pure sembra un non trascurabile dilemma. Parliamo invece di un nuovo tipo di rumore, che si mescola e si affianca a quello semantico e a quello tecnico, e che potremmo chiamare rumore “di dispersione”.

Il rumore di dispersione è quello tipico dei social network. Il messaggio, che può già essere stato soggetto o meno agli altri tipi di rumore, comunicato informaticamente si trova ad essere disperso nella rete, inviato ma mai arrivato a destinazione. Un tipico esempio sono i commenti a notizie di tendenza, su Facebook ad esempio. In mezzo a centinaia (o anche solo poche decine) di commenti ad un link c’è il rischio che il proprio si perda dopo pochi minuti per finire in un muto oblio. Come se non fosse mai stato scritto. Anche le discussioni dei forum online soffrono tale patologia.

Sembra un controsenso, nell’epoca in cui più commenti sono uguali a più successo per una notizia. Per la notizia senz’altro, ma molti commenti saranno come invisibili. Si tende a leggere solo i primi o solo gli ultimi, a seconda dei casi, nello scorrere disattento delle pagine web.

Poi c’è un altro rischio, che è quello di veder disperdere serie e interessanti osservazioni in mezzo a commenti spazzatura, che finiscono spesso per prevalere.

Si potrà obiettare qualcosa. Senz’altro. I Social Network rappresentano un modo innovativo di tenersi in contatto, spesso per riallacciare rapporti persi da tempo o meglio gestire quelli attuali, ma possono finire, laddove non si tratti di comunicazione interpersonale, ma di informazione, per creare un grande mare dove tutto si confonde e qualcosa inevitabilmente si perde.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 5/12/2011

A me Steve Jobs la vita non l’ha cambiata

Cordoglio per la morte di Steve Jobs, senz’altro un genio. Quello che mi è subito saltato in mente alla sua morte è stato il fatto di come un genio del marketing e del capitalismo sia stato subito etichettato come uno che “ha cambiato la vita a milioni di persone”.

Lo ha ricordato Alessandro Campi su Il Foglio, a lui Steve Jobs la vita non l’ha cambiata. Neanche a me se è per questo. Premetto che non ho mai posseduto un iPod, né un iPad, né un Mac, né un iPhone. A chi li ha avuti qualcosa può essere cambiata, ma cosa di preciso? Il poter disporre dell’ultimo strumento in fatto di computer grafica e prestazioni? Il poter avere un fighissimo lettore mp3 colorato (e che costa tre volte in più degli altri)? L’avere un sistema PC che concentri in pochissimo spazio e nella metà del consumo di risorse quello che un sistema Windows o Linux fa normalmente?

Questo è senz’altro mirabile per l’Apple. La ditta di Cupertino, nel cuore della Silicon Valley in California, è una delle migliori aziende produttrici di hardware e software del mondo. Ma la vita ancora non me l’ha cambiata e, come a me, credo non l’abbia cambiata a milioni di persone.

Si, utilizzo un PC con Sistema Operativo orientato alle icone. Ma è stata solo una piccola invenzione della Apple, un mezzo e non un fine, dato che un PC a riga di comando potrebbe senz’altro risolvere (anche senza la stessa comodità) molti problemi informatici, senza contare che le prime interfacce grafiche furono sviluppate dalla Xerox, che non è la Apple di Steve Jobs.

Jobs ha avuto numerosi meriti, primo su tutti quello di creare un marchio riconoscibile e una schiera di affezionati clienti. Quello che, più o meno, hanno fatto anche i creatori di Coca Cola, Nutella, Fender o Harley Davidson.

Ma la vita vera, come ricorda lo stesso Campi, ce l’avranno magari cambiata gli inventori di Internet o dell’e-mail, nell’occasione della morte dei quali non ci sarà stato sicuramente nient’altro che un misero trafiletto in tredicesima pagina. Minima risonanza ha avuto anche la morte di Greatbatch, la cui invenzione, il pacemaker, ha certo meglio cambiato la vita delle persone rispetto al poter ascoltare comodamente la musica.

Gloria invece all’eroe Steve Jobs. Gloria alimentata dall’essere, questo sì, una figura carismatica. Tra l’altro è morto prematuramente e in maniera largamente annunciata, il che ha fatto di lui un martire. Non si sa bene in nome di cosa immolato.

Ma si sa: la gloria non è mai di quello che ha inventato il carretto trainato dal ciuco, ma sempre di colui che lo usa. Steve Jobs lascia un patrimonio di miliardi di dollari, una fortuna enorme, ottenuta grazie alle sue eccelse doti personali. Mi trattengo dal dire che mi abbia cambiato la vita, è morto un genio, in ogni caso un essere umano e questa non è una bella notizia.

A me Steve Jobs la vita non l’ha cambiata. Lo ribadisco e lo confermo. Per molti è un eroe, io credo sia stato solo una persona estremamente intelligente, capace di dirigere sublimi operazioni di marketing, ma senza Mac, iPod e iPhone io ci vivo benissimo.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week , Rubrica “Legno sopra un’onda”, il 17/10/11

Anche ribellarsi è servire la Patria

Che senso ha denunciare? Che senso ha scrivere? Che senso ha raccontare al mondo quello che non va? Tanto niente cambierà, nessuna voce sarà capace di far cambiare volto al mondo che gira e gira sempre dalla sua parte.

Affossati nel menefreghismo del lasciapassare, beviamo tutto quello che ci offrono. Mangiamo tutto quello che possiamo mangiare. E di chi teniamo conto?

Mentre in Bielorussia si protesta contro Lukashenko, e mezza Africa è già insorta, noi stiamo qui a sedare gli animi. In Italia, però, non c’è da insorgere certo contro lo stato.

Contrariamente a quello che sostengono maree di antiberlusconisti, l’Italia è (ancora) un paese democratico dove, effettivamente, stiamo meglio che altrove. E’ chiaro che questo governo con diversi interventi ha già tentato di sopprimere le opinioni discordi e, probabilmente, continuerà a farlo.  E’ a questo che dobbiamo ribellarci.

Poi abbiamo nemici ben più forti: la criminalità. La mafia. Oggi sembra impensabile la nascita d’un nuovo Falcone.  E non solo per i vili attacchi al mondo della giustizia da parte di chi guida il paese.

Un Falcone, oggi, verrebbe visto come un opportunista intento a tirar l’acqua al proprio mulino, convinti come siamo che servir la patria sia cosa antica.

E piangiamo Falcone, poi votiamo Berlusconi. E non ci ribelliamo. Né contro la Mafia né contro lo stato degenere.

Anche ribellarsi è servire la Patria. La Patria intesa in senso staccato dall’istituzione (quello sarebbe lo Stato): la collettività. Un giorno capiremo che in tanti, una collettività, possono ribellarsi per sistemare le cose e non solo soccombere alla tragica realtà.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 12/07/2011

L’idea di giustizia che passa dai videogiochi

Se, come sostiene Jane McGonical, bisogna giocare per salvare il mondo, siamo sicuri di salvarlo proprio così? Insomma, le gesta eroiche di SuperMario o Crash Bandicoot che combattono il cattivo di turno per riuscire a salvare il pianeta (o la principessa) dovrebbero servirci a prendere spunto e muoverci in quella dimensione. Non essere tutti dei novelli cosplayer con la salopette e i baffoni o il fucile in spalla, eccetera eccetera, ma prendere spunto dal coraggio di chi -virtualmente- agisce per salvare il mondo.

L’idea di giustizia è spesso quella che passa dalle storie più o meno realistiche dei videogiochi. I nostri beniamini spesso lottano per raggiungerla ad ogni costo. Ma l’idea di giustizia passa falsata.

I videogiochi inculcano, sì un’idea di giustizia, ma sotto una duplice veste alquanto bizzarra: facile e soggettiva. Essa è facile, poiché c’è netta distinzione tra “buoni” e “cattivi”, sappiamo chi dobbiamo eliminare e lo facciamo senza troppi scrupoli perché è “cattivo”. Essa è anche soggettiva poiché dà l’ulteriore idea di poter scegliere da soli cosa deve essere punito, inoltre sviluppa sentimenti quali la vendetta (è il contrario del “porgi l’altra guancia”) e l’odio. In fondo, quale videogioco si potrebbe basare sul perdono ed avere al contempo una  trama interessante?

E’ questa, quindi, una condanna ai videogiochi? No, ma basta non prenderli troppo sul serio, basta dargli (à-la-Gaber) “lo stesso rispetto che è giusto avere per una lavastoviglie”. In fondo sono prodotti tecnologici di svago e come tali bisogna considerarli. Senza elevarli a mezzi d’insegnamento. Altrimenti, perseguendo la teoria che ci aiutino a salvare il mondo, potremmo arrivare all’esasperazione della richiesta di giustizia facile e soggettiva anche nel mondo reale. Una giustizia sommaria dove ognuno agisce dove, come, quando e contro chi vuole. E questo non è certo salvare il mondo.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 17/05/2011