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Teoria della Classe Disagiata di Raffaele Alberto Ventura | Recensione

il guardiano di coccodrilliParlare di un testo di saggistica complesso come la Teoria della Classe Disagiata di Raffaele Alberto Ventura non è semplice. Tuttavia, mi sento di fare una recensione a questo libro, da una parte osannato dalla critica e dall’altra preso di mira.Io mi colloco precisamente nel mezzo. Il libro parte su una premessa davvero interessante, quella di raccontare l’eterno conflitto tra realtà e idee che vive una gran parte della generazione Y, ossia i nati tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’90.

Troppo ricchi per rinunciare alle proprie aspettative \ troppo poveri per realizzarle‘, potrebbe essere il sottotilo del libro.

Fatto sta che descrive il disagio generazionale in completa. Ma poi si perde.

Teoria della Classe Disagiata di Raffaele Alberto Ventura: le criticità

Ventura arriva a ridurre tutti i problemi a quelli della ‘borghesia’ o comunque delle classi superiori. Come se le classi popolari, quelle che lui si ostina a chiamare ‘proletariato‘, non avessero sogni né forse alcun diritto ad averne. Magari contenti della ristagna della propria condizione.

Un po’ quando dice che lo stato precario della generazione Y sia dovuto alla mancata malleabilità dei ‘giovani’ (un richiamo al choosy fornerniano?), e non ad errori fisiologici di un sistema che non si ripete con lo stesso schema ovunque. Arriva addirittura a scaricare la colpa sulla tendenza – tutta da dimostrare – ad essere troppo istruiti rispetto alla domanda di mercato.

Queste precisazioni a parte, il problema è colto in pieno. E descritto con dovizia. L’errore sta probabilmente nel voler cercare cause che hanno del fantasioso.

Teoria della Classe Disagiata, però, il suo dovere lo compie egregiamente. Perché dopo aver gettato nello sconforto e nella depressione il lettore (per esempio indicando cinicamente il suicidio tra le possibili soluzioni), si trasforma in un ottimo testo motivazionale. Non vuole esserlo, ma scatena questo tipo di reazione. Dà una spinta a rimboccarsi le maniche, forse anche un po’ per dispetto.

Per il resto, è una mera esibizione di cultura letteraria ottocentesca. Con tanto di una traduzione capace di far venire il mal di stomaco agli appassionati di musica. Perché tradurre il cognome d’arte di Sid Vicious come ‘vizioso’ e non come ‘malvagio’ causa una brutta nausea.

MOTIVANTE!? :★★★

Teoria della classe disagiata
di Raffaele Alberto Ventura
Minimum Fax, 2017
ISBN: 978-8875218171

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