Europee 2019, perché il vero vincitore è Berlusconi e non Salvini

Le elezioni europee sono una delle consultazioni elettorali più importanti ma al contempo difficili da interpretare. Anche perché i dati, molto spesso, vanno considerati in maniera continentale e non – come fanno gran parte dei nostri politici – in maniera esclusivamente nazionale.

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E così, se da un lato Salvini è contento di aver preso il 34% e il PD di aver superato i 5 Stelle, in molti non si rendono conto di un paio di cose.

Il primo – insieme alla Le Pen – ha sì un grandissimo consenso in Patria. Ma ne ha pochissimo al Parlamento Europeo, dove si ritrova in un gruppo numericamente irrilevante che assai poca influenza potrà avere sulle politiche dell’Unione.

I secondi, invece, non si rendono conto di una cosa. Al Parlamento Europeo saranno tra i banchi della maggioranza ma, al contempo, in Italia si ritrovano in un clima ostile, messi da parte sia dalla Lega che dal partito di maggioranza relativa delle camere nazionali, il Movimento 5 Stelle. Una condanna, ancora, all’irrilevanza.

Va da sé che – al di là dell’8.79% delle consultazioni europee – Berlusconi è il vero vincitore di queste elezioni. Perché è un vecchio volpone capace di avere (quasi) sempre il coltello dalla parte del manico. Uno che vince anche quando perde.

Ma perché mai il vero vincitore delle Europee è lui e non Salvini (che gode invece di un 34.33%)?

Facile. La Forza Italia di Berlusconi è nel Partito Popolare Europeo. Al fianco della Merkel e del gruppo che ha storicamente governato l’Europa. E come tale, avrà un rapporto privilegiato con l’Unione.

Ancora di più: in Italia, tra i potenziali alleati della Lega è l’unico a poter avere un legame diretto con la futura Commissione Europea. Non ce l’hanno i 5 Stelle (esclusi attualmente da ogni gruppo), non ce l’ha Giorgia Meloni (che è nel gruppo dei conservatori euroscettici), non ce l’ha la stessa Lega (il suo fronte sovranista non è altro che una componente minoritaria a Bruxelles e Strasburgo).

Quindi, Berlusconi ha vinto. Perché questo stato di cose rilancia il centrodestra. Forse non oggi, forse non domani. Ma tra qualche mese – un anno al massimo – si tornerà a votare e l’Italia tornerà allo storico tripartitico Lega-Forza Italia-FDI. Come ai tempi di Bossi e Fini. Come un tempo, più d’un tempo. E in quel governo, l’unico a non essere euroscettico a livello europeo sarebbe proprio il Cavaliere. Appunto, l’unico a poter avere un dialogo diretto con l’Europa.

Una situazione kafkiana che potrebbe trovare solo un difficilissimo punto di svolta: il Movimento 5 Stelle. Se Di Maio (o Casaleggio per lui) fosse in grado di riallacciare i rapporti con l’ALDE, il gruppo europeo dei liberali, nel quale non è al momento presente alcun europarlamentare italiano, un legame con l’Europa potrebbe mantenerlo anche l’attuale governo. Ma in quel caso, ancora una volta, il leader pentastellato non farebbe altro che un gigantesco (ennesimo) assist a Salvini, che scaricherebbe su di lui tutti gli eventuali obblighi che l’appartenenza all’Unione comporta.

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