Il piano B ci darà un governo? Riflessioni sul confronto PD-M5S

L’incarico esplorativo che il Presidente della Repubblica ha affidato Roberto Fico sta scoppiando come una bomba nel già ridotto a brandelli panorama politico nazionale. Una bomba che, se tutto va bene, restituirà un governo al paese. Una bomba che, se va male, sarà il preludio per un non indolore ritorno alle urne.

Ma procediamo per gradi. Come emerso dai risultati elettorali, è chiaro che un’alleanza M5S-Centrodestra sarebbe stata una naturale espressione della volontà popolare. Il primo partito politico del paese, insieme alla coalizione più corposa, avrebbe rappresentato ampiamente la volontà popolare. Ecco perché Di Maio ha corteggiato Salvini fino alla noia. Ecco perché Salvini ha negoziato con grande spirito tattico.

Il problema però aveva nome e cognome: Silvio Berlusconi. Su di lui è cascato tutto. Ora, rimane un mistero il fatto che un movimento che predica la sacralità della volontà popolare e la necessità di abolire il vincolo di mandato imponga ad un potenziale alleato di staccarsi dal partito al quale è, anche storicamente, legato a doppio filo. E che consideri questa richiesta legittima e non una forzatura (o inciucio, che dir si voglia). Misteri pentastellati.

Ma tant’è. Ormai la fase è superata e l’unica cosa nella quale i cinque stelle sono riusciti è stata quella di far fare a Matteo Salvini la figura della persona ragionevole, diplomatica e interessata alle sorti del paese.

Siamo al piano B, dunque. Alla prova tecnica di un’alleanza M5S-PD. Tra i primi due partiti italiani, per dirla in breve. Una prova che sta scatenando rumorosi mal di pancia tra la base pentastellata. Che accusa Di Maio di star resuscitando Renzi un po’ come, qualche anno fa al Nazareno, gli stessi grillini accusarono Renzi di star resuscitando Berlusconi.

In tutto questo c’è qualche commento da fare. Innanzitutto è doveroso che, in un sistema politico parlamentare dove non c’è una chiara maggioranza, ci siano dialoghi tra le forze politiche in gioco. È la base del parlamentarismo. Basta guardare in Germania, o in Spagna, o in Portogallo…

Le reazioni di gran parte dei sostenitori 5S alle decisioni di Di Maio e Fico di provare a dialogare col PD sono quindi quanto meno puerili. E dimostrano ancora una volta un paio di cose che chi non è accecato dal pensiero unico pentastellato diffuso in questi anni ha notato da tempo.

1. Il voto per il M5S è un voto di protesta e nulla più. In queste pagine ne ho parlato fino alla nausea. Chi vota cinque stelle lo fa (quasi sempre) ‘contro‘ e non ‘a favore‘ di qualcosa. Ecco perché per tanti di loro il dialogo con il PD è intollerabile.

2. Il M5S non è un partito di governo ma solo un (ottimo) partito di opposizione. Fino a quando c’è da sbraitare e protestare, anche grazie alla poderosa forza comunicativa della Casaleggio, il M5S è la migliore forza politica che esista. Quando c’è da passare dall’altra parte della barricata cominciano i dolori. Perché ci si scontra con la politica reale. Una cosa che, ad esempio, dalle parti del Carroccio conoscono invece benissimo. In questo senso andrebbe anche una grande mossa (anche se probabilmente incostituzionale) di Davide Casaleggio. L’aver fatto firmare un contratto anti-tradimento ai suoi, col senno di poi, si dimostra un’ottima tattica per evitare che i propri parlamentari si schierino contro eventuali alleanze sgradite, come potrebbe appunto essere quella con il PD.

Pertanto, il confronto 5S-PD non è altro che un evento sano in democrazia, così come era quello 5S-CDx. Chi afferma il contrario non sa di cosa parla. A partire da elettori che si sbracciano sui social network denunciando scandali che il più delle volte non sono altro che interpretazioni completamente distorte di una realtà complessa che si tende sempre a voler ridurre ai minimi termini.

Se la missione di Roberto Fico dovesse fallire, però, per i cinque stelle ci sarebbe una possibile uscita di sicurezza, derivante da una terza opzione, un’alleanza PD-Centrodestra che ridarebbe loro il tanto agognato ossigeno dell’opposizione, permettendo di mantenere intatto (o addirittura incrementare) il proprio bacino di voti sputando fango addosso a quelli di cui hanno smaniosamente cercato sostegno. Perché, la comunicazione 5 stelle ci insegna, se un’alleanza la cercano gli altri è sempre una porcata.

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