Nuovo governo, senza Renzi il PD può avere il coltello dalla parte del manico

C’è ancora quasi un mese di tempo affinché il Presidente Mattarella cominci a fare le consultazioni. Fino ad allora assisteremo ad una serie infinita di cambi di opinione di ogni genere, nonché di aperture e chiusure. In attesa delle “vere” dimissioni di Matteo Renzi, c’è da fare qualche osservazione sul Partito Democratico.

Foto Jurek Kralkowski/LaPresse

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Pur essenzialmente sconfitto, infatti, il Pd ha il potere di vita o di morte su un eventuale nuovo governo. Tranne se i Cinque Stelle non si alleino con la Lega. Il Partito Democratico (il centrosinistra, in realtà), dunque, può avere il coltello dalla parte del manico. Ma ha ancora un problema: Matteo Renzi.

Il suo ego, che tanto bene aveva fatto al partito in tempi migliori, sta creando una serie di grossi problemi al partito. Che rischia una nuova, grossa spaccatura. Tuttavia, c’è una fortuna. Il Pd è l’ultimo partito rimasto in Italia e, seppure ridotta all’osso, ha una struttura organica tradizionale. Ciò permette l’esistenza di un potere democratico che parte dalla base e si estende a tutto il partito, fino alla direzione. E quindi una potenziale sfiducia del segretario in ogni momento.

Va da sé che, senza Renzi, il Partito Democratico acquisirebbe un grandissimo potere all’interno del Parlamento italiano, dovuto dal fatto che è sempre la seconda forza politica del paese.

E, nonostante Di Maio smentisca l’esistenza di una lista di 10 punti, ci sarebbe anche un programma di potenziale accordo. Si tratta degli 8 punti di Pierluigi Bersani, lasciati in un cassetto a partire da quello sciagurato 2013. Una convergenza che forse non sarà pienamente in linea con il programma del M5S, ma che può essere un punto di inizio per un’alleanza.

Per chi già inorridisce a questa parola e parla di inciuci, è bene ricordare che i sistemi parlamentari funzionano così. Germania, Spagna e Portogallo insegnano. La Francia ha un sistema elettorale a doppio turno ma anche una forma di governo, il semi-presidenzialismo, completamente differente. E per applicare il sistema francese in Italia occorre una riforma costituzionale. E le riforme costituzionali non si fanno a colpi di maggioranza. Il 4 dicembre insegna.

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