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Noi giornalisti digitali abbiamo ucciso il mestiere più bello del mondo? Uno sfogo.

giornalismo cartaceo contro giornalismo digitale

Tempo fa ho avuto modo di parlare con un giornalista che scrive per un importante quotidiano sportivo nazionale. Parlammo del più e del meno, io e lui, a cena insieme ad altri colleghi. E parlammo in particolare del forte contrasto tra il mestiere suo, giornalista cartaceo, e il mio, giornalista digitale.

Mi disse, più o meno, che “voi giovani col web avete ucciso il mestiere più bello del mondo”. Lui che, ogni giorno, sul suo giornale di grido, scopiazza e riassume gli articoli che io e i miei soci abbiamo pubblicato il giorno prima su Canale Sassuolo.

I nostri articoli, frutto di studio e ricerche, passione e voglia di fornire al lettore un prodotto di qualità, ci costano ore di lavoro. Il suo, figlio di un paio di click ben dosati e di un uso sapiente del copia e incolla di Google Chrome, gli costa al massimo un quarto d’ora.

I nostri, se vanno bene, vengono letti da un paio di migliaia di persone. La testata per cui scrive lui ha una tiratura che supera le 200mila copie al giorno. Insomma, non proprio noccioline.

Tant’è vero che è inutile scrivere lettere, telefonare o fare presente la situazione alla sua redazione. Il risultato, se va bene, è quello di non ottenere risposta. E non voglio nemmeno parlare delle ingiustizie di un certo tipo di finanziamento pubblico ai quotidiani, che è un’altra storia.

Fatto sta che noi giornalisti digitali “abbiamo ucciso il mestiere più bello del mondo“. Perché gli offriamo informazione gratuita al prezzo di una connessione web. Perché diamo a lui (e a quelli come lui) un assist non indifferente.

Vero è che sul web è difficile farsi strada tra informazione di qualità ed immondizia. Ma allora perché i fan social e i lettori del nostro piccolo sito crescono quotidianamente? Forse perché hanno capito che su CS possono trovare articoli di qualità e ben scritti, nonché esclusive di diverso tipo (penso al settore giovanile del Sassuolo Calcio, che seguiamo davvero da vicino grazie ad alcuni collaboratori straordinari).

Ma, tornando a noi, forse è vero che questo mestiere sta morendo, almeno in senso tradizionale. C’è bisogno di reinventarsi. E in tanti lo hanno fatto e lo stanno facendo. Anche nel giornalismo cartaceo. Che deve assumere forme diverse, se vuole sopravvivere (leggete a riguardo The Revenge of Analog di David Sax, per capire quello di cui sto parlando). Non mi auguro la morte dei giornali cartacei, ma la loro evoluzione.

Almeno fino a quando certi giornalisti alla vecchia maniera non capiranno che ad uccidere il mestiere più bello del mondo non siamo stati di certo noi giovani…

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