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Affinità e divergenze tra John Bull e noi

UK_ITA

[Caffè News] Termina oggi la rubrica Il Sannita mancuniano e, dopo più di un mese di articoli legati alla mia breve permanenza a Manchester, da scrivere è rimasto poco. Ho volutamente lasciato fuori la Brexit, il referendum e tutto il dibattito pre, durante e post. Altrimenti avrei snaturato la rubrica e probabilmente fatto più che notte.

Fatto sta che in Inghilterra, a parte per qualche stupidaggine culinaria-sociologica e per l’ovvia mancanza dei miei cari, mi sono sempre sentito a casa.

Una casa che odora di fritto dalla mattina alla sera, dal bacon and eggs fino al fish and chips. Una casa che ha la fama di essere più elegante e precisa, ma che talvolta lo è solo di facciata e tiene tonnellate di polvere sotto al tappeto. Una casa che ci ha spesso offerto più opportunità della nostra casa vera, quella dove siamo nati.

Affinità e divergenze tra noi e loro ce ne sono a morire, anche perché per una non del tutto nota ragione, tutti gli inglesi adorano il nostro paese. Anche quando pensano che la torre di Pisa si trovi a Roma. O che la carbonara sia una besciamella. O che le gondole veneziane si possano vedere anche a Sorrento.

Impazziscono letteralmente quando s’imbattono nel nostro tricolore.

Tutta la serie di articoli de Il Sannita mancuniano (che vi linko qua sotto) è servita proprio a questo. A fare un po’ di mente locale sulle affinità e divergenze tra John Bull e noi.

Non servono ulteriori commenti e, quindi, vado a spiegare chi è John Bull.

È l’emblema nazionale britannico, quel signore col panciotto e il dito puntato (una sorte di padre del ben più noto Zio Sam americano), che incarna l’immagina nazionale del Regno Unito. Dai noi qualcosa di simile è l’Italia Turrita, che con la sua bellezza raffigura lo splendore della patria.

Ed eccoci alle affinità e divergenze tra John Bull e noi. Il primo incarna il pacato buon senso, la seconda la raggiante speranza. Le due caratteristiche che hanno fatto grande il Regno Unito e l’Italia, in maniera diversa. Perché il buon senso ti fa vivere meglio, ma la speranza è l’ultima a morire.

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