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(un)real Italian Food

carbonara

[Caffè News] Ci sono certe cose alle quali noi italiani teniamo particolarmente. L’importanza del calcio non si discute. Guai a chi ce lo tocca. Guai agli spagnoli che dicono che il portiere più forte del mondo è Casillas e non Buffon, guai a tutti quelli che osano dire che Materazzi sbagliò a provocare Zidane nella finale di Coppa del Mondo 2006, guai a chi si scorda che il re delle punizioni a giro è Del Piero e non quel posh di Beckham.

Ma c’è un altro argomento sul quale siamo bravissimi a lamentarci: il cibo. Nostro uso e costume, quando siamo all’estero, è di mangiare italiano e poi fare storie su quanto sia scotto un piatto di spaghetti o quanto annacquato un caffè. Ebbene, io non faccio eccezione. Ma proviamo a guardare la cosa da un altro punto di vista.

Hai voglia a sbracciarti, a comunicare. Per gli stranieri la vera cucina italiana non è quella originale. Credevo che i degradi italo-americani o teutonici non arrivassero qui in Inghilterra. Mi sbagliavo. E di grosso.

Capita spesso di vedere gente che si tuffa in un cappuccino (spesso non cremoso) alle due del pomeriggio. Magari bevendolo accompagnandolo a spaghetti con polpettoni (o meatball, che fa più trendy) rigorosamente spacciati per bolognese e messi nel piatto a far da contorno a un ben più britannico fish and chips. Agghiaggiande, direbbe Antonio Conte.

Il delirio italianofilo non si ferma qui. Prosegue nei supermercati, dove capita di veder collocate nel settore italiano cosette come pizza pepperoni dall’impasto più zuccherato di quello d’una pastiera pasquale; barattoli di Originale Carbonara Sauce fatta di besciamella e minuscoli pezzi di bacon; pasta di grano tenero; Parmigiano Reggiano DOP venduto con il nome generico di parmesan; vini made in chissadove dal nome altisonante che termina spesso in -ino, -ello, -ato.

Ti butti allora per strada, dove ti imbatti in chioschetti dalle bandiere tricolore che vendono poi paella spagnola o specialità cinesi. Ristoranti italiani everywhere, ma basta dare un occhio al menù per capirne la vera essenza. Con l’occhio strizzato al mercato locale, non è raro trovare pasta alla quale puoi aggiungere pollo o gamberetti. Magari su una bella amatriciana.

Io capisco. La prima regola del marketing è orientarsi al target. Il problema è spacciare il nuovo prodotto come “originale italiano”. Comprendo dunque bene il fatto che il ristoratore voglia assecondare il suo pubblico, ma qui il rischio è tutto a scapito della tradizione italiana, quella vera. Ammazzata da un immaginaro collettivo nel quale sono ormai entrati definitivamente accostamenti assolutamente fuori luogo. Con il pericolo che quando lo straniero venga in Italia non capisca poi la cucina che non ha bisogno della scritta “originale italiano” per essere tale. E arrivare quindi ad un paradosso: “in Italia si mangia male”.

Quindi, un piccolo scontato consiglio. Se venite in Inghilterra fatevi un bacon and eggs, un fish and chips, un pie and mash. Se volete mangiare italiano trovate il modo di cucinarvelo da soli.

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