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I treni vanno a ballare nei musei a pagamento

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[Caffè News] Quando diversi anni fa ascoltai per la prima volta Vieni a ballare in Puglia di Caparezza, il mio primo pensiero all’udire la frase “I treni vanno a ballare nei musei a pagamento” andò ovviamento al Museo di Pietrarsa, dove andai in gita scolastica da bambino e dove ovviamente si paga l’ingresso. Ovviamente, non appena mi è capitato di visitare il Museum of Science and Industry di Manchester (che ospita alcune meravigliose locomotive e carrozze d’epoca) non ho potuto che ricordare.

Esattamente. Perché qui a Manchester i musei pubblici sono gratuiti. Gratuito il Museum of Science and Industry, gratuito il National Football Museum, gratuita la hogwartiana biblioteca John Rylands, gratuito il People’s History Museum, gratuita la Cattedrale, gratuita la chiesa cattolica di St. Mary, gratuita la Manchester Art Gallery. Gratuite tante altre cose che sicuramente mi sfuggono.

A pagamento, praticamente, soltanto i due stadi, l’acquario e Legoland. Oppure i tour guidati o speciali add-on.

A Liverpool, praticamente lo stesso. Un po’ diverso nelle altre città, ma i vantaggi ci sono quasi ovunque, bene o male.

E non è che qui si tratti di museuccoli da quattro soldi. No. Al contrario. Puliti, organizzati, ricchi. E talvolta (è il caso del Museum of Science and Industry) con dimostrazioni e guide completamente free. Chi vuole lascia un’offerta. Se non la lasci, pazienza. Peace & Love.

Nelle chiese, sia anglicane che cattoliche, c’è qualcosa distante anni luce dal Bel Paese. Non vedi sacerdoti o comunque persone che ti chiedono offerte, né gente seduta al banco gadget e souvenir. Tutto è esposto su un banchetto, alla portata di tutti. “Per favore inserire l’importo per i souvenir nella cassetta delle offerte”. Prendi una guida di 2 £ o una cartolina da 50 penny, metti le monete nella cassetta e vai via. Semplice, pratico, civile. Un sistema notato in diverse chiese (sia anglicane che cattoliche), senza che si sia mai visto qualche Jack Mano-lesta infilarsi il souvenir sotto la giacca e far finta di niente. Impensabile da noi.

Ma, dico io, ho visitato più musei qui a Manchester che in tutta la mia vita in Italia, il paese con il più vasto patrimonio culturale al mondo. La ragione? Erano gratuiti.

Tornando in Campania ai luoghi più vicini casa mia, sono stato solo una volta in vita mia alla Reggia di Caserta, uno dei monumenti più belli d’Italia. Una sola volta (e per partecipare ad un convegno) alla meravigliosa Chiesa di Santa Sofia a Benevento, che – alcuni non lo sanno nemmeno nel capoluogo sannita – è inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere. Una sola volta ho visitato il nuovo (nel vecchio, molto più povero, ci ho lavorato 9 mesi) Museo Civico della Ceramica del mio paese, Cerreto Sannita, che ha una delle collezioni di maiolica settecentesca più grandi d’Europa. La ragione di queste mie mancanze? Il biglietto. Che se non è una ragione valida e completa è comunque un deterrente. Tanto è vero che i musei italiani fanno i boom nelle giornate gratis istituite dal ministro Franceschini, e non senza problemi di disorganizzazione.

Qui in Inghilterra, invece, coi treni si balla tutti i giorni nei musei gratuiti. E tu, dove vai a ballare?

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