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Spagna. Ancora lontano l’accordo per il governo

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avantiNessun progresso. Dopo quella di mercoledì scorso, il Parlamento spagnolo va verso una seconda bocciatura per Pedro Sanchez. Stasera, infatti, il si troverà a decidere ancora sulla investidura del segretario generale del Psoe.

I numeri, però, salvo colpi di scena dell’ultimo secondo, saranno sempre gli stessi: 130 voti a favore (i deputati socialisti e quelli di Ciudadanos), 219 contrari, 1 astenuto (Ana Oramas di Coalición Canaria). Siamo ben lontani dalle cifre che possano permettere la formazione di una maggioranza, rendendo quasi certa la seconda sconfitta per il leader socialista.

Da mercoledì, infatti, la politica iberica ha sofferto di una sconcertante immobilità, acuita dalla profonda distanza scavata in sede di dibattito parlamentare tra l’asse rosso-arancio di Psoe-Ciudadanos e gli altri due principali partiti, i popolari di Rajoy e gli ex-indignados di Iglesias. Questi ultimi hanno continuato a chiedere ai socialisti di rompere il patto con Albert Rivera e creare un governo in coalizione con Podemos. Ma anche in quel caso, senza l’astensione di uno tra Partido Popular e Ciudadanos ci si troverebbe di fronte ad un problema di numeri. La frammentazione politica renderà difficile qualunque altra tattica o alleanza.

Dal quartier generale socialista si spera ancora che Iglesias possa ordinare ai suoi una astensione, tenendo anche conto della benedizione del sindaco di Madrid Manuela Carmena, che ha auspicato la creazione di un “governo di cambio”. Tuttavia, la stessa alcaldesa ha poi corretto il tiro, dicendosi favorevole a un accordo esclusivamente di sinistra, senza Ciudadanos.

Salvo sorprese, quindi, lunedì ricomincerà la tarantella per la formazione del governo. Sebbene le possibilità di successo siano minime, i Popolari partono avvantaggiati. Dalle parti di Rajoy, infatti, è la vice-segretaria del partito cattolico, Andrea Levy, a svelare qualche retroscena: dato che Sanchez è probabilmente fuorigioco, il PP presenterà un programma che mira a formare un governo di grande coalizione, frutto di un accordo con i socialisti e Ciudadanos. Le possibilità, però, sono scarse anche qui, dopo gli interventi che Rivera e Sanchez hanno pronunciato di fronte ai deputati spagnoli.

Resta una sola certezza. Se entro il 2 maggio le forze politiche non dovessero giungere ad un accordo, si andranno a rimescolare le carte e il 26 giugno gli spagnoli torneranno al voto.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Avanti! il 4-03-2016

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