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Spagna. Investidura, tutti gli scogli di Sánchez

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quadrifoglio miniUn appello accorato, quasi disperato, quello di Pedro Sánchez, che ieri si è rivolto al Parlamento di Madrid chiedendo un supporto per il suo “governo del cambiamento”, un “esecutivo del dialogo” che tiri fuori la Spagna dallo stallo in cui si trova e, magari, anche dal baratro nel quale la legislatura a guida popolare l’ha ricacciata. Nel discorso di investitura ha presentato, con forza e determinazione, un programma accurato, invitando i parlamentari del “Paese che vuole cambiare” a dargli fiducia.

Non ha nominato Pablo Iglesias nemmeno una volta, ma il leader di Podemos si è ben accorto che quel discorso grandioso tenuto dal candidato premier era tutto per lui. Ed eccolo che rilancia, già dalla serata di ieri. “Il messaggio di Sánchez è insufficiente – dice – e il Psoe deve rompere con Ciudadanos per negoziare l’appoggio di Podemos”. Stamattina ha rincarato la dose, non facendo alcuna concessione nel dibattito parlamentare, ma rivolgendo dure parole nei confronti del Psoe, al quale ha chiesto di restituire la “S” di “socialista” e la “O” di “operaio”, imputando a Sánchez di essersi arreso alla “Arancia Meccanica” di Ciudadanos.

E Iglesias non si è fatto mancare nemmeno una provocazione. Al termine dell’intervento di Xavier Domenech, leader della coalizione di sinistra En Comù Podem, alleata dei viola alle legislative, il segretario generale di Podemos ha voluto esprimere il proprio apprezzamento tramite un bacio sulle labbra che ha causato lo sdegno dei deputati del Partido Popular. Domenech aveva concluso il suo intervento dicendo di essere pronto ad appoggiare solo un governo di sinistra e non uno di destra come quello che si profilerebbe con l’alleanza socialisti-Ciudadanos. A lui ha quindi fatto riferimento Albert Rivera: “Il Psoe e Ciudadanos sono la sinistra e il centro, che governano insieme in sette paesi dell’Unione Europea”.

La gatta da pelare è ormai la solita, ma siamo alle battute finali, agli sgoccioli della vicenda. I tempi sono sempre più stretti. Stasera a Sánchez verrà chiesto di superare l’esame del Parlamento con una maggioranza assoluta. Se, come è probabile, non la otterrà, il leader socialista potrà riprovarci venerdì con una maggioranza semplice. E poi? Altri negoziati. Altri dibattiti. Ci sarà tempo fino al 2 maggio. Poi, in mancanza di un nuovo governo si tornerà alle urne alla fine di giugno.

Le durezze e i distinguo di Iglesias possono essere superati, ci ha ricordato ieri sera Sánchez, solo con un accordo trasversale delle parti, un nuovo vero governo di cambiamento. Non a caso il segretario del Psoe ha incluso un riferimento alla Catalogna, senza accettare il referendum di autodeterminazione, ma facendo riferimento alla possibilità di tentare una riforma costituzionale e un accordo istituzionale.

Tuttavia, le parti sono ancora troppo distanti, tanto che i deputati di Podemos hanno pubblicamente schernito Albert Rivera nel momento in cui Sánchez lo ha ringraziato per la collaborazione. Gli stessi deputati della formazione arancione, ieri sera, non hanno mai applaudito né fatto alcun cenno di approvazione al discorso del presidente designato al fine di “mantenere la propria indipendenza” rispetto al Psoe e all’eventuale governo che verrà. Tuttavia, la vera posizione di Ciudadanos è emersa quando il portavoce del gruppo parlamentare, Juan Carlos Girauta ha dichiarato: “Facciamo una valutazione positiva del discorso di Sánchez. Per la prima volta, si sono potute ascoltare in quest’aula proposte molto care a Ciudadanos, che portano il nostro marchio. Si tratta di un programma di governo riformista, di rigenerazione per la Spagna”. E anche lo stesso Rivera, attaccando il condono fiscale promosso da Rajoy, si è espresso nei medesimi termini: “Smettiamo di combattere per le poltrone e pensiamo a tutti gli spagnoli. Il fallimento non è un’opzione, l’unica alternativa è di procedere con un governo riformista”.

Una scelta diversa porterebbe ad una paralisi. Lo spettro di Rajoy si muove avido sullo sfondo. Stamattina il leader popolare, confermando il voto contrario del suo partito, ha additato come “fittizia” la candidatura di Sánchez, stigmatizzando il patto Psoe-Ciudadanos che a suo dire “è stato presentato senza il minimo senso del ridicolo” e, infine, lanciando pesanti accuse alla volta dei socialisti, rei di star prendendo in giro il Re, il Parlamento e gli spagnoli.

Sánchez è riuscito a mettere in chiaro una sola cosa: alla Spagna serve una coalizione concordata, attiva e basata su una chiara volontà progettuale. Il messaggio è chiaro, ed è apparso su ogni canale social del Psoe: “Señor Iglesias: La Spagna non merita un’ora di più di Rajoy. Dateci un’opportunità, dateci la possibilità di cambiare”.

Giuseppe Guarino

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