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Confini Armonici, il nuovo canto della natura dei Lingalad

Confini-armonici-cover-297x300[Caffè News] Per Giuseppe Festa e i suoi Lingalad nutro una sorta di piccolo culto personale. Questa band, apprezzata da Priscilla Tolkien e nota per la sua trasposizione musicale delle canzoni e filastrocche de Il Signore degli Anelli, è da anni al top delle mie preferenze musicali. Ecco il motivo per il quale ho voluto attendere prima di parlare di Confini Armonici, il loro ultimo disco (uscito per Lizard Records), mettendo da parte quanto di personale associo alla loro meravigliosa musica.

L’album è ispirato dai due romanzi del cantante Giuseppe Festa, Il passaggio dell’orso e L’ombra del gattopardo, due meravigliose storie della natura pubblicate per editori importanti (Salani, Mondadori).

Ci ritroviamo di fronte ad un disco non più legato alla Terra di Mezzo, ma non per questo slegato dal favolismo naturalistico tipico dell’autore britanico. Siamo alla poesia campestre, all’esplorazione dei sentieri dei boschi e dello scorrere dei fiumi. Non a caso la band prende il nome dalla lingua elfica, nella quale Lingalad significa “Il canto degli alberi”.

Rinnovato anche l’organico. A Giuseppe Festa (voce e flauti) e Giorgio Parato (batteria) si sono aggiunti Luca Pierpaoli (chitarra acustica), Andrea Denaro (strumenti etnici) e Dario Canato (basso).

Delicata la ballata iniziale, Sogni d’oblio. Segue Orante della morte, storia di un uomo “con l’animo nero di un corvo, un ringhio cocciuto e sprezzante”: un tremendo bracconiere. Il pezzo ha un incedere solenne e drammatico, mettendo in campo atmosfere ricche di pathos che ricordano il miglior Mario Castelnuovo. Particolarmente struggente quando esplode nel suo ritornello: “Ritorna ogni notte a sfidare la sorte\Dannato alla caccia e cacciato lui stesso da Orante \ Della Morte il Signore, della Morte il Padrone\ Bracconiere braccato dall’odio che lui solo ha incendiato”. Sontuosa la sezione fiati.

Veniamo dunque ad Occhi d’ambra. Qui le atmosfere hanno un sapore decisamente country e trascinano lungo splendidi arpeggi acustici. Un urlo di dolore La grande orsa, supplicante come una preghiera a Madre Natura. Puramente virtuosa Nella terra di Aku, mentre Un solo destino è un salto nel passato, un canto degno degli elfi silvestri, una poesia sulle corde dell’anima che dà un tocco assolutamente tolkieaniano al lavoro che più si distanzia dal percorso originario del gruppo.

Dal segno luccicante Nel diaro di Maria, magica Oltre il confine. Le storie dell’uomo si rincorrono e si abbracciano, fondendosi nella natura.

Tre gli strumentali: Gli occhi del gattopardo e Il passaggio dell’orso più una versione di Orante della morte. Mostrano una maturità compositiva da urlo, dando saggio delle attitudini musicali della band. È un continuo affermarsi di progressive d’autore, col flauto a fare la parte del leone (o del gattopardo o dell’orso, se preferite).

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/63186/confini-armonici-il-nuovo-canto-della-natura-dei-lingalad/#sthash.6L3MRMxs.dpuf

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