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United States of Mind. Irpino Blood, British Heart

usm[Caffè News] Ci sono rock band che nascono per gioco, altre per caso. Altre durante un’attesa troppo lunga ad un’uscita dell’A16. La band in questione, che nello specifico era ferma ad Avellino Ovest, è quella dei The D. Oggi vi parleremo del loro album di debutto, United States of Mind, uscito lo scorso 25 novembre in distribuzione Audioglobe dopo una fruttuosa campagna di crowdfunding, è il seguito dell’Ep Alf (2013).

I quattro ragazzi ci presentano un brit rock elettrizzante, made in Irpinia con sound d’oltremanica. Divertente, elettrizzante, performante. Come i loro pseudonimi: the Dabbler, AKA Giuseppe Matarazzo, aspirante doppiatore di cartoni animati destinato al microfono, alla chitarra e al synth; the Danger (al secolo Ciriaco Aufiero) il cui pseudonimo è una garanzia, e le sue chitarre lo sanno bene; the Damned AKA Vincenzo Golia D’Augè, il bassista che gode del principio di indeterminazione di Heisenberg: non saprete mai dov’è in un momento preciso, avrete solo la certezza che esiste; the Dario noto ai più come Dario Botta, polistrumentista reduce da diversi progetti musicali e relegato, ingiustamente, dietro una batteria.

Ma veniamo al disco. Pezzo numero uno: Pluto. Strumentale di due minuti e venti secondi, che fa da apripista alla scintillante title-track.

Il suono riesce a martellare in maniera alternata – talvolta sporco, talvolta luminoso – ma sempre intenso. Opposti esempi sono Felix, Theon & Mr. Fox (dalle incursioni assolutamente grunge) e l’ariosa (e divertente) 6, 16, 26.

Vibrante Checkmate, che lavora su stacchi di maniera ma dal sicuro effetto, molto anni ’00 (atmosfere simili si riscontrano anche nella trasognata Black Ants Invasion).

Una piccola perla All Star, che dietro tonalità assolutamente oscure si mostra vanitosa in spettacolari velleità melodiche, che prendono molto in prestito dall’ambiente nu-metal piuttosto che da quello specificamente brit.

Segue Pete, che dà il meglio di sé nei simpatici cori, mentre la grintosa The Genius colpisce e fa male. Bene la ballad 3 Pounds, che sembra essere sempre sul punto di esplodere dondolando in cima a un crinale. Chiude il disco Glenn Matthews, dove vengono richiamati gli elementi più tosti già apparsi precedentemente, lavorando molto sull’elettronica e spingendo all’estremo gli effetti.

Giuseppe Gurino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/63173/united-states-of-mind-irpino-blood-british-heart/#sthash.fdai94d4.dpuf

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