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Io non boicotto la Germania

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[Caffè News] Stinto un po’ (leggasi: “gran parte”) del populismo rosso di Tsipras, una delle campagne web più ardite e combattive dell’era del Grexit è quella del #BoycottGermany, ossia un invito a non acquistare mai più prodotti tedeschi.

Bello, bellissimo. Ma anche no. Diffidente naturale dei metodi che vogliono passare per popolari e di soluzioni grossolane a problemi articolati come quello in questione, vi vorrei spiegare in maniera pratica del perché io non ho voluto partecipare a tale marchiana fesseria. Sia chiaro che vado a parlare per esperienza personale, diretta. Casi particolari e quindi non estendibili al generale, per carità. Ma, in tanti anni di acquisti web da negozi e privati di mezzo mondo, posso affermare di non aver mai incontrato tanta professionalità ed efficienza come in quelli di origine teutonica.

Ecco il motivo principale del mio #NoBoycottGermany: coi prodotti tedeschi mi trovo bene, anzi benissimo. E solo per questo farei una statua d’oro al mercato comune europeo. Ma non divaghiamo. Mi accingo dunque a raccontarvi un paio di esperienze emblematiche.

Esperienza numero 1.  Qualche anno fa acquistai, affascinato dalla musica dei Cream, un basso elettrico Epiphone Eb-O, copia economica del mitico Gibson di Jack Bruce. Per i profani, trattasi di un basso dall’aspetto “diabolico” che ha una particolarità nel manico più corto rispetto al normale. In gergo, una scalatura corta. Comprato in Italia, usato, da un venditore di strumenti musicali italiano. E fin qui tutto bene.

Arriva il momento fatidico di cambiargli le corde. Il manico è più corto, ergo mi servono delle corde specifiche (più corte, appunto). Le chiedo al venditore iniziale che mi mostra delle corde per bassi a scalatura corta. Solo che costano 40.00 € a pacco. Declino l’offerta e, girando sul web, scopro che quelle lì non si trovano in giro a meno di 30.00 € a pacco. Corde di ottima qualità, per carità, ma trenta euro sono un’enormità per chi, come me, suona nella propria cameretta per puro diletto personale.

Ma poi, su un famoso sito tedesco di strumenti musicali, scopro che esistono anche marchi (piuttosto noti e di qualità medio-alta, come Fender e D’Addario) che producono corde della medesima taglia a prezzi ragionevoli (se non erro, tra i 12 e i 17 euro a pacco). Decido di non esportare i miei soldi in Germania, ma di cercare quelle corde da un rivenditore italiano. Provo su tutti i siti possibili e niente, pare si trovino solo su quelli dei negozi esteri. Raggiungo due negozi abbastanza vicini a casa mia. Nel primo mi si dice che quel modello di corde non esiste e che, per i bassi a scalatura corta come il mio, è sufficiente comprare delle corde normali e poi tagliarle con le tenaglie. Nel secondo, invece, provano a chiamare il distributore, che fa sapere che quelle corde non sono presenti sul catalogo italiano. Scusi, ci dispiace e arrivederci.

Tornato a casa, compro infine le corde sul sito tedesco. Anzi, per ammortizzare le spese di spedizione ne prendo 4 pacchi e aggiungo pure una tracolla e uno stand per chitarra. Soldini volati in Germania e prodotti arrivati da me dopo QUATTRO giorni.

Non so perché in Italia non vendano quel tipo di corde (sebbene vendano tranquillamente bassi a scalatura corta), specie per il fatto che uno che compra un basso entry-level come l’Epiphone Eb-O non va certo a metterci su corde che costano quasi quanto lo strumento stesso. Ma in Germania le vendono. E questo è quello che mi interessa.

Una cosa simile mi è capitata con le cartucce della mia stampante. Nei negozi italiani le trovo soltanto originali (e costano parecchio), qualche volta riesco a beccare quelle rigenerate. Mai le compatibili che, mi è stato detto, non vengono prodotte per questo modello. Le ho trovate però su eBay, manco a dirlo, da un venditore professionista con sede a Ludwigshafen…

Esperienza numero 2. Qui ho le date precise, visto che la cosa mi è rimasta talmente impressa da averlo scritto su Facebook.

L’11 febbraio di quest’anno compro due libri  fuori catalogo su eBay. Entrambi da venditori privati. Uno da Berlino, l’altro da Benevento. Berlino dista da casa mia circa 1.700 chilometri, Benevento circa 42 chilometri. Entrambi i venditori hanno segnalato l’avvenuta spedizione il giorno dopo l’acquisto. Senonché, il libro che veniva da Berlino è arrivato al mio indirizzo il 16 febbraio, l’altro il 6 marzo.

Per percorrere 1.700 chilometri, quindi, ci sono voluti 5 giorni. Per farne 42 addirittura 25 giorni! Un’infinità. Roba che avrei fatto prima a salire in macchina e andarmelo a prendere direttamente a Benevento.

Non voglio addossare le colpe alle Poste, che qui hanno una minima colpa. Anche perché, timbro postale alla mano, il venditore italiano mi ha spedito il pacchetto non il 12 febbraio (come segnalato), ma il 21 febbraio. Un’eccessiva rilassatezza. E una bell’onestà.

E qualcosa di simile si è ripetuta qualche tempo dopo sul sito di libri usati AbeBooks, stavolta con due librerie, una tedesca e una italiana. Ho ordinato i libri lo stesso giorno e quello tedesco è arrivato un giorno prima rispetto a quello italiano. Uno splendore.

So che può essere un caso (doppio), ma ho riscontrato spesso la celerità dei venditori tedeschi (di professione o occasionali), che spediscono i prodotti il prima possibile. Questione di cultura, forse. Fatto sta che in diversi casi, non solo in quelli citati, i prodotti tedeschi arrivano presto.

Non voglio generalizzare, eh. Ci sono venditori italiani celeri e professionali, anche più dei tedeschi.

Riporto una mia esperienza, però. Che mi invoglia certo a comprare in Germania piuttosto che in Italia.

Potrei raccontare almeno altri 5-6 aneddoti simili, ma non sto ad annoiarvi. Vi basti sapere che io i prodotti tedeschi continuerò a comprarli perché ho sempre riscontrato, da parte dei venditori tedeschi, un diffuso senso di professionalità e gentilezza che parte dai mille Danke scritti per e-mail e finisce col prodotto che arriva (ottimo, di qualità, preciso e puntuale) sull’uscio di casa mia.

Il resto sono fregnacce buone per riempire i blog, intasare Twitter e gonfiare i gruppi Facebook.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/societas/62408/io-non-boicotto-la-germania/#sthash.moDvQftT.dpuf

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