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La silenziosa ricomparsa dell’Italia dei Valori in Parlamento (e alla maggioranza)

idv

[Caffè News] C’era un partito del quale ci eravamo scordati. Si tratta dell’Italia dei Valori.

Fondato nel 1998 dall’ex togato Antonio Di Pietro, è stato per anni un partito legato al centro-sinistra, nonostante presentasse diversi punti di convergenza con le destre e i populismi più beceri. Inoltre, e questo ce lo ricordiamo tutti, l’Idv ci ha regalato personaggi straordinari come Scilipoti, Razzi, De Gregorio…

Ma il vero boom arrivò alle politiche del 2008, quando l’Idv si presentò in coalizione con Pd e Radicali a sostegno di Walter Veltroni. Sembra un secolo fa. Il partito raccolse il 4.37% fungendo soprattutto da valvola di recupero di quei voti dell’elettorato sinistra che non sarebbero andati al Pd né finiti dispersi (Rifondazione, Pdci e Verdi si presentavano fuori dalla coalizione di centro-sinistra e rimasero fuori dal parlamento).

Il successo fu bissato alle Europee 2009, quando Di Pietro e compagni raccolsero addirittura l’8%, facendo del Gabbiano il quarto partito italiano.

Il resto è storia recente. Dopo la creazione dell’asse della “foto di Vasto” insieme a Vendola e Bersani, col mancato appoggio a Monti Di Pietro comincia la politica filo-populista, allontanandosi dal Pd e correndo dietro al fenomeno del momento, il M5S di Beppe Grillo (che rifiuterà qualunque alleanza).

La corrente “Diritti e libertà” di Massimo Donadi si scinde e, con Tabacci, fonda Centro Democratico, che alle politiche del 2013 si presenta a sostegno di Bersani in alleanza con Pd, Sel e Psi.

Di Pietro no. Dopo i rifiuti di Beppe Grillo l’ex magistrato molisano decide di partecipare alla fallimentare avventura di Rivoluzione Civile, a sostegno di Antonio Ingroia. È l’inizio della fine: l’Idv resta fuori dal parlamento.

Recita così una parte misera nella geografia della politica italiana, raccogliendo un misero 0.66% alle Europee 2014. Di Pietro, messo in minoranza dai delegati, lascia la baracca, che passa definitivamente in mano al segretario Ignazio Messina.

Ricomincia così il dialogo con Renzi, il Pd e il centro-sinistra (in realtà mai abbandonato, dato che in occasione di regionali e amministrative, l’alleanza è stata spesso confermata).

Ma nel frattempo l’Idv è anche ritornata in parlamento. Non certo tramite elezioni politiche, ma tramite qualche studiato cambio di casacca.

Nell’ottobre 2014 Nello Formisano, ex Idv eletto nel 2013 alla Camera nelle liste di Centro Democratico, decide di far ritorno alla base, senza far mancare l’appoggio a Matteo Renzi. Un ulteriore uomo, stavolta al Senato, giunge dalle file della Lega Nord: Michelino Davico. Deluso da Matteo Salvini e dalla deriva della Lega Nord, Davico era già passato al gruppo misto dopo aver votato la fiducia al governo Letta, compiendo il passaggio di campo definitivo il 1° aprile di quest’anno.

Ma non finisce qui. Ecco infatti che si parla di un ulteriore incremento dei senatori dell’Italia Dei Valori, al fine di dare a Renzi un’ulteriore stampella in quel di Palazzo Madama. Maurizio Romani e Alessandra Bencini, eletti con il M5S ma espulsi insieme a tutta la fazione di Luis Alberto Orellana, sono in procinto di aderire al partito di Messina, che si troverebbe ad avere così ben 4 parlamentari.

Un ritorno silenzioso, in sordina. In parlamento e pure alla maggioranza.

Giuseppe Guarino

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