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Demoni di Sonia Scialanca, un mostro biblico dall’anima rock

demoni-300x300[1][Caffè News] Graffia da subito, l’opera prima di Sonia Scialanca, un album intitolato Demoni. Un mostro biblico dall’anima rock, venato da influenze progressive e incursioni jazz, dove la chitarra fa da scintillante protagonista. Uscito per la nuova etichetta LaChimera dischi ed edito da Terre Sommerse, siamo andati ad ascoltarlo.

Si comincia con la (quasi) title-track e primo singolo estratto, Demone. Un testo essenziale, che sviscera e spiffera il contenuto dell’intero album, è meramente funzionale all’esposizione di muscoli della sezione ritmica, nonché all’impetuosità di un sassofono. È proprio il sax, nel combattimento tra demoni, a fare da taurino contraltare alla bruciante chitarra elettrica.

Stati di alterazione della componente emotiva è invece un’operetta dal sangue blues. La voglia di riscatto esplode con rabbia, spingendo il pedale del distorsore. Parte più in sordina Paura del presente, ben accentando i rotondeggianti bassi. Con una ritmica stoppata, arieggia nel ritornello, sporcandosi di qualche accenno sudamericano.

Ma è impossibile che cali il gelo, ed è così che paradossalmente Così freddo resta un pezzo infiammato, con qualche guizzo magnetico nella lirica:

Far scivolare il suo nome tra gli altri / tono monocromatico / in-trasparente, in-differente
Proteggersi infilandosi in morbidi cappotti / imbottiti di autoconvinzioni e / reindirizzamenti di pensiero
Non fa poi così freddo come può sembrare / basta abituarsi, calibrare il respiro /per lasciarsi andare”.

C’è poi tempo per la pacatezza di Tra noi, brano che raccoglie un’atmosfera prog, crescendo a metà per poi ricomporsi. Ipnotico e poetico (è cresciuto / il silenzio / e ho urlato / in silenzio). Sulla stessa onda anche Salva da me, che però si veste coi panni buoni del jazz, riproponendo il duetto (e la sfida) sax-chitarra.

Pugilistico La giusta scelta di tempo (nel movimento), che con un’energia inestirpabile tenta di spazzolare via la malinconia d’una storia ch’è finita.

Traccia numero otto è Vicini e lontani. Parte in maniera dirompente, poi si placa e poi si riaccende, con le parole che cadono a pioggia, una dietro l’altra, susseguendosi rapide in una frenesia che si scarica tutta nel ritornello:

“Mi abbandono al mio abbraccio / perché so cullarmi solo in esso
È un pericolo è una tentazione folle, folle”.

Chiude l’album Fiato, una lunga coda dai retaggi della suite, un cupo resoconto.

Demoni è un lavoro ben congegnato, dietro al quale c’è un impegno non indifferente. Sonia Scialanca si presenta con una linea musicale tosta e pungente, a tratti mordace, imponendosi con una qualità artistica non indifferrente. Vince il rock, vince la chitarra, che è ormai un’appendice del corpo della musicista. Un meraviglioso tutt’uno.

Giuseppe Guarino

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