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Vengo dopo il Pci – Il primo partito d’Europa

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[Caffè News] Ottenuta la fiducia, il Governo di Matteo Renzi si ritrova immediatamente a fare i conti con una serie di polemiche dovute alla gestione della successione a Letta (il quale, durante la cerimonia della campanella, si mostrerà gelido e distaccato nei confronti del neo-premier). Ma la composizione del governo sarà ragione di dibattito pubblico, soprattutto per quanto riguarda la presenza di alcuni indagati e, soprattutto, di Federica Guidi. Costei, nominata Ministro dello Sviluppo Economico è infatti da sempre notoriamente vicina a Berlusconi. Stefano Fassina commenta come “inopportuna” la sua presenza, tirando in ballo il conflitto d’interesse. La Guidi risponde alle polemiche dimettendosi dagli incarichi operativi ricoperti in tutte le aziende di famiglia.

civatiAnche sulla maggioranza parlamentare era arrivata qualche critica dalla sinistra Pd, soprattutto da Pippo Civati che, con un post sul suo blog, si era espresso circa l’opportunità di fondare un “nuovo centro sinistra” oppure “anche Sinistra e basta, che il Centro è dappertutto”. Con riferimento ironico al Nuovo Centro Destra di Alfano, il deputato dem auspicava la costituzione di una maggioranza alternativa a quella già sostenitrice del governo Letta con aperture a Sel e ai fuoriusciti del M5S. In particolare, Civati chiedeva attenzione su temi chiave come matrimoni e unioni civili, stop agli F-35 e al consumo di suolo, reddito minimo, progressività fiscale, risoluzione conflitto d’interessi, ius soli e legalizzazione delle droghe leggere.

Ma a far tremare il nuovo governo è anche la presenza di Antonio Gentile nella squadra dei sottosegretari. Appartenente al Nuovo Centrodestra, nel 2002 Gentile aveva proposto Berlusconi al Nobel per la pace. Inoltre aveva tentato di bloccare la pubblicazione del giornale L’Ora della Calabria, che conteneva una notizia compromettente sul figlio, e risultava coinvolto da un’inchiesta sulla sanità calabrese. Nominato Sottosegretario ad Infrastrutture e Trasporti, dopo la diffusione delle notizie che lo riguardano, diventa oggetto di qualche asprezza tra Renzi e Alfano. Il primo chiede un passo indietro al Ministro dell’Interno, che dopo una iniziale titubanza decide di far pressione su Gentile, che il 3 marzo si dimette. Quella dei sottosegretari, tuttavia, resta una rosa con diverse spine, con altri tre elementi (appartenenti stavolta allo stesso Pd) indagati nelle regioni di appartenenza:  Francesca Barracciu, Vito De Filippo e Umberto Del Basso De Caro.

renzi schulzAlle primarie dell’8 dicembre 2013 tutti e tre i candidati avevano raccolto la sfida europea, mirando esplicitamente alla piena adesione del Partito Democratico al Pse. Da Segretario e Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che in passato si era detto ostile a questa scelta, presenta una formale richiesta di adesione al partito di Martin Schulz. La direzione del 27 febbraio 2014 approva la scelta con maggioranza bulgara (121 sì e 2 astenuti, l’unico no viene dall’ex DL Beppe Fioroni, che arriva sinanche a minacciare la rifondazione della Margherita in polemica con Fassino e D’Alema). Il 1 marzo, con il Congresso Pse di Roma, l’adesione diventa ufficiale. Con essa, arriva il pieno sostegno a Schulz come candidato alla presidenza della Commissione Europea.

In marzo, intanto, il premier Renzi annuncia quello che poi sarebbe diventato famoso come decreto degli 80 euro: una riduzione del carico fiscale tramite un credito d’imposta sull’Irpef per i lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 24.000 euro l’anno. Il decreto viene approvato il 18 aprile. All’intervento segue una desecretazione degli archivi sulle stragi di stato di Ustica, Peteano, treno Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904.

emiliano renziNel frattempo vanno definendosi i dettagli delle candidature alle elezioni europee. Nella circoscrizione Sud, il nome più in vista è quello del segretario regionale della Regione Puglia e primo cittadino di Bari, Michele Emiliano. L’ex magistrato è però declassato al secondo posto in lista, dietro Pina Picierno. La scelta di Renzi è chiara: in tutte e cinque le circoscrizioni a fare da capolista saranno delle donne (Pina Picierno, Alessia Mosca, Simona Bonafè, Caterina Chinnici e Alessia Moretti). Le liste, approvate all’unanimità dalla direzione Pd del 9 aprile 2014 vedono il rifiuto di due sindaci meridionali: Michele Emiliano e Giusi Nicolini (sindaco di Lampedusa). Quest’ultima si pone in aperta polemica con Renzi, criticando le logiche interne al Pd siciliano. La Nicolini aveva accettato la candidatura come capolista e la sua declassazione al terzo posto in lista (sostituita da Caterina Chinnici) avrebbe fatto perdere di significato alla stessa presentazione, volta ad affermare la centralità del Mediterraneo in Europa per porre in rilievo la questione Lampedusa.

Per quanto riguarda Michele Emiliano, il sindaco barese preferisce non portare rancore nei confronti della segreteria. Riferendo alla stampa che si era trovato ad accettare la candidatura a capolista dietro proposta dello stesso Renzi e per pura obbedienza al partito, annuncia il suo ritiro dalla competizione ritenendo superflua la sua presenza in un ruolo che non sia di primo piano. La scelta gli spianerà poi la strada, in novembre, per la vittoria delle primarie del centrosinistra per la candidatura alla Presidenza della Puglia in vista delle regionali del 2015. La definizione completa delle liste arriva con l’accordo elettorale con il Psi di Riccardo Nencini, che nelle liste Pd presenta un candidato per circoscrizione (tranne in quella Sicilia-Sardegna).

1040743273Cambia dunque anche il simbolo del Partito Democratico sulla scheda elettorale. Non è presente, come da molti paventato, il nome di Renzi. Sostanzialmente invariato rispetto a quello delle ultime politiche, ora nella parte inferiore compare un semicerchio rosso contenente in bianco la sigla europea di riferimento: PSE.

Il socialismo europeo vede un periodo di crisi. In Francia, Hollande è incalzato dal malcontento. Ayrault si dimette da Presidente del Consiglio e Manuel Valls, esponente dell’area più a destra del PSF, forma un nuovo governo. Anche in Slovacchia le cose precipitano e il premier socialista Fico vede andare la poltrona di Presidente della Repubblica al moderato Kiska. I sondaggi danno inoltre per scontata l’avanzata della coalizione euroscettica: il Front National in Francia, l’Ukip in Gran Bretagna, Alba Dorata in Grecia e il Movimento 5 Stelle in Italia (che si contenderebbe con il Pd il ruolo di primo partito del Paese).

La campagna elettorale è giocata stavolta sullo scontro con il M5S. Renzi considera le europee “un derby tra la rabbia e la speranza, su chi scommette sul fallimento dell’Italia e chi pensa di potercela fare”, spingendosi nella lotta contro i “gufi e gli sciacalli”.

renzipdLa giocata è vincente. Il 25 maggio il Pd si conferma il primo partito d’Italia e, addirittura, d’Europa. L’Italia torna a vedere così un largo consenso nei confronti di una forza politica, che non si vedeva dai tempi di De Gasperi. Il Pd vola su cifre che le alleanze Pds-Popolari e Ds-Margherita non hanno mai nemmeno sfiorato, facendo incetta di voti anche a danni degli alleati vecchi e nuovi: i centristi raggruppati in Scelta Europea raccolgono un deludente 0.71%; l’asse Ncd-Udc supera il quorum di un soffio con il 4.38%; Sel, pur contribuendo alla causa della lista Tsipras, non vedrà propri esponenti eletti. Perfino dalla Casa Bianca arrivano echi di soddisfazione per il risultato italiano del Pd, che è eclatatante: 40.81% e più di 11 milioni e 200mila voti raccolti. Sono 31 i seggi assegnati al partito di Renzi.

Male il Movimento 5 Stelle che, pur confermandosi sulle stesse percentuali delle politiche, in realtà perde circa un mezzo dei voti. Berlusconi stavolta conferma i sondaggi, anche se c’è da dire che considerando gli alleati di coalizione certi o ipotetici (Lega, Fratelli d’Italia, ma anche Ncd e Udc) starebbe ampiamente sopra il 20%. Benissimo la Lega, che diventa il quarto partito del paese e conferma il buon andamento degli euroscettici (il Fn e l’Ukip diventano i partiti più votati nei rispettivi paesi, ma in generale  l’ondata euroscettica è forte ovunque tranne che in Germania).

>>>ANSA/PD: RENZI A BERSANI, NON SONO UN ASINO E NON SCALCIOIn contemporanea alle Europee, si vota anche in Piemonte ed Abruzzo, che confermano il buon andamento del Partito Democratico, vincente in entrambe le competizioni regionali. Chiamparino ottiene la presidenza piemontese con il 47.09% dei consensi (Pd al 36.17%). In Abruzzo vince Luciano D’Alfonso con il 46.35% (Pd al 25.41%).

La vittoria alle europee rafforza la posizione di Renzi e del governo italiano, che vede alcuni cambiamenti sulla scia del dibattito sulle riforme istituzionali derivanti dagli accordi con Berlusconi. Il 10 giugno, Mario Mauro (ex Scelta Civica, ora leader dei Popolari per l’Italia e membro del gruppo parlamentare Per l’Italia insieme all’Udc) viene sostituito in Commissione Affari Costituzionali e sostituito da Lucio Romano. Secondo Mauro, ad imboccare Pierferdinando Casini e il proprio gruppo parlamentare sarebbe stato Renzi, tramite un atteggiamento che sa di “una purga staliniana, un’imboscata fascista”. A scatenare la “purga” nei confronti dell’ex Ministro della Difesa sarebbe stato il voto favorevole in Commissione sull’ordine del giorno di Calderoli al ddl di riforma del Senato del Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che prevedeva, contrariamente al testo del governo, l’eleggibilità diretta dei senatori.

mineoLo stesso destino tocca anche a tre senatori democratici, Corradino Mineo, Luciano Pizzetti e Vannino Chiti. Il primo, che come Mauro aveva opposto una certa titubanza alla riforma del Senato e votato l’ordine del giorno di Calderoli in Commissione Affari Costituzionali, viene sostituito dal capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda. Roberto Cociancich e Maurizio Migliavacca prendono invece il posto di Pizzetti e Chiti. Quest’ultimo era stato l’autore di un ddl che chiedeva l’elezione diretta del Senato, in aperto contrasto con i progetti del Governo e gli accordi con Berlusconi. Mineo definisce un grave errore politico questa sostituzione, volta a blindare i numeri in Commissione e si autosospende dal Pd insieme ad altri 13 senatori: Casson, Chiti, Corsini, D’Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. Renzi, in viaggio ufficiale prima in Cina e poi in Kazakistan, risponde stizzito: “non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo” e fa capire che il veto dei dissidenti non sarà d’intralcio nell’approvazione della riforma. Civati e Fassina si dimostreranno critici nei confronti del Presidente del Consiglio. Il primo dirà, riferendosi al viaggio di Renzi a Pechino, che il premier\segretario è affetto da “sindrome cinese”, mentre Fassina parla di grave frattura politica tra maggioranza e minoranza Pd. Sarà lo stesso Mineo a stemperare i toni: se dapprima aveva accusato Renzi di aver messo in atto un’epurazione (chiamandolo, tra l’altro, ragazzino autistico), si dice fiducioso verso il Presidente del Consiglio. I 14 dissidenti rientreranno nei ranghi dopo qualche giorno, riferendo che la battaglia dell’autosospensione era volta a riaffermare l’inesistenza del vincolo di mandato per i parlamentari.

orfiniAll’interno del Partito, intanto, la carica di Presidente resta vacante fin da gennaio, quando Gianni Cuperlo si era dimesso in dissenso aperto con i patti del Nazareno. Renzi propone ora una nuova figura, un Giovane turco, Matteo Orfini, estraneo al gruppo renziano e più volte in passato in contrasto con lo stesso Renzi. In realtà, Gianni Cuperlo aveva proposto un candidato condiviso, ossia il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Renzi, oppostosi all’ipotesi, riesce a stringere un’intesa su Orfini, trovando l’ennesimo diniego di Civati (che accusa Renzi di non sentire tutta la minoranza, ma soltanto una parte). Il 14 giugno, con una larghissima maggioranza, Orfini diventa così il nuovo presidente del Pd facendo subito capire di stare dalla parte del segretario, al quale attribuisce il merito dell’esaltante risultato raggiunto dal partito alle Europee.

Giuseppe Guarino

infopd2014

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