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Bollettino letture, dicembre 2014

dicembre

gdc_miniAnno nuovo, abitudini vecchie… Come già fatto precedentemente, elenco le letture che ho portato a termine nell’ultimo mese del 2014. Nel leggere, però, scordatevi jingle bells e le carole natalizie. E il marzapane e il panettone coi canditi. Noi si va giù duro. Come i colpi del pugile orbo protagonista delle dieci storie diverse ma uguali della prima antologia della Factory dei Sognatori. Come le storiacce vere della mafia, alle prese con l’industria alimentare piuttosto che con spaccio e prostituzione. Come le confessioni di un editore stressato. Come i vecchi monologhi di un piccolo comico dinoccolato. Come le teste dure degli antagonisti d’un romanzo per ragazzi. Come la critica alla società borghese di un Moravia d’annata. Come le divagazioni storiche d’un filosofo napoletano. Come quel pandoro rimasto aperto e lasciato solo soletto in dispensa fino a quando qualcuno, probabilmente non prima della metà di febbraio, non si deciderà a farne becchime per pettirossi.

le10variazionirgbpLe 10 variazioni di Autori Vari

103 pp., I sognatori, 2014
Edizione digitale: Gratis

Anche questo mese non manca la lettura proveniente dal mondo della Factory Editoriale dei Sognatori, sebbene stavolta sia un po’ diversa dal solito. L’idea ve la riassumo in poche parole: questa raccolta è formata da 10 racconti (selezionati tra quelli di numerosi factoriani) che hanno in comune l’incipit. Questo, scritto da Kevin Gechi, narra di una ragazzina spaurita (Giorgia) che scende da un taxi per recarsi alla ricerca di un pugile orbo.

Niente paura. L’incipit lo trovate anche nel testo che, ho dimenticato di dirvelo, è in download gratuito sul sito dell’editore (QUI).

Dieci storie, dunque. Tutte diverse, per genere o ambientazione.

Si parte da un racconto a sorpresa condito alla mafia russa buttato giù da Alessandro Frailis. Poi c’è Gian-Andrea Rolla, magico autore de Il funerale della balena e di Non troverai che infinito, che presenta una storia scritta nel suo ormai classico stile, trasportandoci nei vicoli di New York. Ottima la distopia fantascientifica di Angelo Frascella, che presenta un futuristico mondo karma oriented, offrendo l’occasione di riflettere meglio sulla natura umana.

Amara la versione di Davide Dotto, molto urbana e piena di sgomento. Sullo stesso tema anche Luca Serra, che aggiunge qualche tocco di magia. Il buon Filippo Bernardeschi, invece, dall’alto di una variazione cervellotica ci regala una parabola disperata.

Geniale e maledettamente originale l’intuizione di Claudio Selva, prima della spietata avventura di condominio firmata da Valentina Morelli. Andrea Tavernati scrive invece un racconto di pugilato puro, ma intriso del profumo morbido del mito. E poi, in chiusura, l’autore dell’incipit, Kevin Gechi, presenta una onirica variazione finale.

Gustoso. ★★★★


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Cibo criminale. Il nuovo business della mafia italiana di Mara Monti
e Luca Ponzi

247 pp., Newton Compton, 2013
€ 9.90 – Edizione digitale: € 4.99

Giornalismo d’inchiesta puro. Atti di processi e sentenze. Racconti di numerosi testimoni. Tutto a dimostrare l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’industria alimentare italiana.

Dalla contraffazione del prosciutto fino al racket dei formaggi inquinati, passando per l’olio spagnolo e la mozzarella di bufala. Denuncia, con un tono che talvolta raggiunge la dimensione di un drammatico thriller realista, la gestione disumana del lavoro nero, dei clandestini e delle cooperative, le nuove forme di caporalato, lo sfruttamento selvaggio di chi ha più bisogno e gli affari d’oro di tutte le mafie.

In un business milardiario come il made in Italy a tavola, non potevano certo mancare le lunghe mani della criminalità organizzata che, grazie alle sue falsificazioni, produce un danno di oltre 60 miliardi l’anno.

Fragoroso. ★★★


refusi

Refusi. Diario di un editore incorreggibile di Marco Cassini

114 pp., Laterza, 2008
€ 9.50 – Edizione digitale: € 6.99

Non so che cosa mi prenda. Libri di questo genere mi affascinano e, ogni volta che me ne capita uno sotto mano, finisco per accantonare le letture in corso e gettarmi a capofitto nel saggio in questione. Ne ho letti almeno altri due nei mesi scorsi e, paradossalmente, grazie ad un testo del genere (un e-book che si chiamava Le invio un manoscritto. Attendo contratto, ormai introvabile) ho conosciuto il mio editore.

Sto parlando dei testi sul mondo dell’editoria italiana. Sarà che tutto ciò che gira attorno ai libri possiede una certa carica di fascino e magnetismo. Quello in quesitone è stato scritto da Marco Cassini, di minimum fax, casa editrice romana nata nel 1994.

Con la tecnica di un diario\rubrica mensile, l’autore racconta la sua storia (come guarire dallo stress del mestiere dell’editore), confessando paure, insicurezze e dettagli curiosi, frammisti a meravigliosi aneddoti che fanno la gioia di chi si approccia al libro sognando di entrare a far parte nel mondo dell’editoria italiana.

Se c’è un neo, quello è l’essere un testo troppo politically correct. In pratica, elenca i classici difetti di autori esordienti e di editori macroscopici, raccoglie molti problemi dell’editore alle prime o seconde armi, ma non dà una visione fedele dei rapporti (spesso conflittuali) con altre categorie: librerie, distributori, agenzie letterarie, giornalisti…

Garbato. ★★


sifaprestoadirepirlaSi fa presto a dire pirla di Paolo Rossi

128 pp., Baldini Castoldi, 1992
(£ 14.000)

A me Paolo Rossi sta molto simpatico. Ma non mi fa impazzire. Ragion per cui sarò abbastanza severo su questo testo, raccattato in mezzo a un blocco di 10 libri venduto a 5 euro. E in giro lo si trova addirittura (usato) a un solo euro. Il nuovo, ancora in catalogo, è tra i remainders, a metà prezzo o anche meno.

Rossi l’ho conosciuto per motivi musicali. Grazie alle collaborazioni con i Modena City Ramblers ed Enzo Jannacci, nonché per il ripescaggio di In Italia si sta male di Rino Gaetano.

Qui invece si tratta di testi teatrali: una serie di monologhi, raccolti dall’editore (tant’è che nella prefazione lo stesso Rossi ricorda di aver detto il libro e non di averlo scritto), che mi risultano a tratti oscuri. Sarà che risalgono a più di vent’anni fa e che si riferiscono a vicende avvenute quando ero solo un bimbetto che non sapeva ancora leggere e scrivere.

Altri, invece, sono tuttora pregni di un’ironia massacrante, simbolo del buon Rossi. Altri ancora sono diventati semplicemente dei classici (ad esempio la lode al campione dell’Inter Evaristo Beccalossi).

In conclusione, un libercolo divertente che non manca di far sorridere. Forse ponendosi alla lettura da una prospettiva diacronica e con maggiori elementi a sostegno di fatti dati per scontati potrebbe regalare qualcosa in più. Almeno quel tanto che manca.

Strapparisate. ★★


avventura in illiria

Avventura in Illiria di Lloyd Alexander

141 pp., Salani, 1995
(£ 14.000)

In Italia, di Lloyd Alexander è stato pubblicato relativamente poco. E quel poco comprende le cronache di Prydain (ad eccezione della raccolta di racconti The Foundling and other tales of Prydain) e solo il primo volume sia della trilogia di Westmark (Terra d’occidente) che della saga di Vesper Holly.

Qui parlo proprio di quest’ultimo. Vesper Holly, sedicenne con lunghi capelli d’un colore simile alla marmellata d’arance, è un’intraprendente ragazzina con tanta sete di avventure che, accompagnata dal suo tutore Brinnie, ne passerà di tutti i colori in quella terra che sta sulla sponda orientale dell’Adriatico.

È un romanzo per ragazzi, che si colloca tra l’educativo (ricerca della verità e del senso della storia) e l’avventuroso. Insopportabile e a tratti poco credibile il personaggio del tutore-narratore Brinnie. Riesce ad avere sempre torto e questo diventa ovvio relativamente presto, stancando il lettore. Probabilmente ad un pubblico più giovane (al quale il libro è indirizzato) la figura del professore impacciato può risultare divertente.

Originale l’ambientazione e non male la struttura della trama. Attuale il contesto, specie se paragonato alla questione palestinese: due popoli che si contendono la stessa terra cercando di escludersi a vicenda, senza però mai giungere ad una conclusione che non sia disastrosa.

Baldanzoso. ★★★


gliindifferentiGli indifferenti di Alberto Moravia

352 pp., Bompiani, 2000
€ 10.00 – Edizione digitale: € 6.99

Ogni volta che mi trovo ad esprimere un parere su un qualche mostro sacro della letteratura, mi sento come quei bambini che voglio provare ad andare in bici senza rotelle per la prima volta. Sanno che si può fare, ma hanno paura di commettere qualche errore fatale e lì cadere.

Ecco, con questo libro è così. Gli indifferenti è la prima opera di Moravia che leggo.

Ha un incedere da dramma, con ritmi molto teatrali. I personaggi sono ben inquadrati sin dalla prima battuta, raccolti in un’aura di meschinità e, appunto, di indifferenza.

Insopportabili Mariagrazia (vedova e madre di famiglia) e Leo (suo amante). Ripugnanti Carla e Lisa.

Michele, invece, fa quasi tenerezza. Un indifferente incapace di ritrovarsi nelle regole del mondo, ma da queste disastrosamente travolto. Un grande spaccato della società borghese in decadenza durante il ventesimo secolo, offerto con sapiente ironia da un maestro della letteratura italiana.

Scenografico. ★★★★


garibaldi

Garibaldi era comunista di Luciano De Crescenzo

160 pp., Mondadori, 2013
€ 17.00 – Edizione digitale: € 6.99

Due motivi stanno alla base dell’acquisto di questo libro: l’amore per il film Così parlò Bellavista e la suggestione del titolo.

Se il primo si è visto confermato dallo stile ironico del filosofo napoletano, la seconda è andata scemando proseguendo nella lettura. Non che non ci siano cose interessanti, anzi: molti aneddoti storici ma anche personali dell’autore.

Quella di De Crescenzo è una storia che va per personaggi e che vede nelle schede dedicate a Nerone, Romolo, Cavour e Mussolini le pagine più felici. Forse per iniziare a leggere De Crescenzo mi conveniva scegliere altro. Sull’e-reader è pronto Così parlò Bellavista…

Epicureo. ★★

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