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Vengo dopo il Pci – Elleniche Illusioni

ellenicheill[1]

[Caffè News] Ritorna “Vengo dopo il Pci”, la rubrica che vi aggiorna sulla storia degli eredi più o meno diretti della sinistra italiana post-comunista. Partiamo da dove avevamo interrotto il discorso. Emblematico il titolo, “Né falce né martello“, recente e nota la storia.

Si parla, nel primo 2014, di una riorganizzazione della sinistra. Unitaria magari. In pieno governo di intese “meno larghe” (Pd alleato con Udc, Scelta Civica e Nuovo Centrodestra).

Nell’ottobre 2013 il partito della Sinistra Europea individua in Alexis Tsipras il candidato alla presidenza della Commissione Europea in vista delle elezioni del 2014. Il greco, leader del partito Syriza, viene confermato ufficialmente come candidato al Congresso della European Left, svoltosi a Madrid tra il 13 e il 15 dicembre 2013.

alexis-tsipras-e-barbara-spinelli_16973[1]L’individuazione di Tsipras pone le basi per un nuovo percorso unitario interno alla sinistra italiana. A gennaio, tramite un appello firmato da alcuni intellettuali italiani, sul manifesto e sul Fatto Quotidiano viene pubblicato un appello per la costituzione di una lista a sostegno del greco, i cui eletti andranno a sedere tra i banchi del gruppo Gue – Sinistra Unitaria Europea. A sottoscrivere l’appello sono Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale.

La lista tenta di raccogliere adesioni all’interno del mondo della sinistra parlamentare e non, aprendosi al mondo dei movimenti non prettamente partitici. Ad aderire al progetto, infatti, oltre al Prc, al Pdci e a Sel vengono invitati alcuni comitati come il No Tav, il No Triv e il No dal Molin, nonché diverse associazioni a tutela del bene pubblico o dei diritti civili. Il nuovo soggetto, a differenza di quanto accaduto nelle precedenti occasioni, più che ad un cartello elettorale o ad una somma di partiti, mira a costruire una nuova strada, prettamente europea, nella sinistra italiana.

Nasce il problema del nome della lista. In febbraio, sul sito web ufficiale vengono proposte quattro alternative, tutte insistenti sulla necessità di cambiare l’Europa da sinistra. Ma senza “sinistra”. In nessuna delle quattro versioni del logo, infatti, compare questa parola, accendendo una serie di polemiche. A spegnerle è Guido Viale, che giustifica la sua mancanza avvalorando la tesi del mancato contenuto programmatico del termine. La scelta, in realtà, connota la volontà essenzialmente movimentista e non partitica della nascente lista, allontanandola dal sottobosco di sigle che richiamano in maniera più o meno palese l’esperienza comunista.

tsipras

Sul versante grafico, i quattro loghi non presentano differenze sostanziali. Tutti vedono un font bianco, a mo’ di gessetto sulla lavagna, su fondo rosso. Una linguetta gialla gialla divide l’onnipresente “Con Tsipras” dal nome. Le alternative sono “Cambiamo l’Europa con Tsipras”, “Con Tsipras – Riprendiamoci l’Europa”, “Con Tsipras – Risorgimento Europeo” e “L’Altra Europa – Con Tsipras”. Prevale, prevedibilmente, quest’ultima opzione. Su 18.416 votanti sono 7.637 a sceglierla.

Manca, inoltre, anche una chiarezza circa i partiti e i movimenti che finiranno per entrare ne L’Altra Europa. Durante la fase di avvio della Lista Tsipras, infatti, se da un lato partiti e movimenti di sinistra premono per unirsi (specie dopo il fallimento di Rivoluzione Civile), dall’altra c’è una sensazione di indolenza tra i promotori firmatari della stessa lista (i “garanti”. Tutte questioni che, piano piano, finiranno per essere accantonate.

BARBARA-SPINELLI-NIKI-VENDOLA_5_resizeA partire da Gennaio, quando Sel si trova a svolgere il suo secondo congresso. In questo, viene decretata la prospettiva di aderire al Pse ma di sostenere Tsipras come candidato alla Commissione Europea. C’è una frattura interna, sebbene apparentemente ricomposta, tra chi vorrebbe seguire il percorso del Pse e chi appoggia la linea del governatore pugliese. Che non mancherà di affermare, in una sorta di ossimoro logico, la propria posizione, descrivendola come una terra di mezzo tra Schulz e Tsipras. Successivamente, partecipando al congresso del Pse, dichiarerà che Sel è con Tsipras ma non per questo contro Schulz. Fatto sta che il partito di Vendola avvia la collaborazione per la lista unica, alla quale finirà effettivamente per partecipare.

L’adesione alla lista Tsipras arriva anche da Rifondazione Comunista e da quel che resta di Azione Civile di Antonio Ingroia, nonché dal Partito Pirata e dai Verdi Sudtirolesi. Anche Adriano Zaccagnini e Paola de Pin, parlamentari espulsi dal Movimento 5 Stelle, annunciano la propria vicinanza alla compagine.

cesare_procaccini_profilo[1]Diversa invece la questione del Pdci: Procaccini annuncia inizialmente l’adesione del Comitato Centrale del Partito a LAEcT, poi, successivamente all’ufficializzazione delle candidature, c’è lo strappo. Il Pdci vede infatti un solo candidato (Piergiovanni Alleva, circoscrizione Nord-Est) e, dopo un incontro con la garante Barbara Spinelli, accusa la Lista Tsipras di essere venuta meno agli accordi presi, applicando una discriminazione politica nei confronti dei Comunisti Italiani. La conseguenza è ovvia: il Pdci ritira il sostegno alla lista e, dopo aver tentato una timida conduzione autonoma della campagna elettorale, abbandona di fatto la corsa per Strasburgo.

Nel frattempo, una questione delicata è data dalla raccolta firme per la presentazione delle liste. Essendo una forza non presente ufficialmente in Parlamento, LAEcT si trova a dover raccogliere almeno 150mila firme (delle quali almeno 30mila per ogni circoscrizione e almeno 3mila per ciascuna regione). Denunciando una disuguaglianza sostanziale (trovandosi d’accordo con i Verdi, che nel frattempo stanno lanciando la lista Green Italia), Barbara Spinelli lancia un appello alla presidente della Camera Laura Boldrini. Alla fine, raccogliendo 220mila firme, però, LAEcT riesce ad essere presente in tutte e cinque le circoscrizioni.

Le candidature de LAEcT vengono così messe a punto. Tra i nomi in lista ci sono Moni Ovadia, Curzio Maltese, Barbara Spinelli, Adriano Prosperi, Giuliana Sgrena e Franco Arminio. Per gran parte di essi si tratta di candidature di servizio. Sia Ovadia che Barbara Spinelli e Adriano Prosperi dichiarano che, non essendo a caccia di poltrone, rinunceranno al seggio in caso di elezione.

andrea-camilleri[1]In realtà, tra i garanti sarebbe dovuto essere presente in lista anche Andrea Camilleri. Insieme a Paolo Flores d’Arcais, lo scrittore siciliano accusa di essere stato estromesso dal comitato dei garanti durante la gestione dello scontro per le candidature di Taranto tra “anti-Ilva” e Sel. In particolare, l’attivista di PeaceLink Antonia Battaglia aveva accettato di candidarsi in cambio della non presenza in lista di candidati del partito di Vendola. Dopo aver verificato la presenza di Gano Cataldo e Dino Di Palma (entrambi di Sel) nella lista, la Battaglia annuncia di voler ritirare la propria candidatura per incompatibilità morale con Sel (colpevole di disconoscere le proprie responsabilità sul caso dell’Ilva) e non cedendo alle richieste di ripensamento arrivate da Spinelli, Viale e Revelli. Camilleri e Flores d’Arcais, decisi a sostenere Antonia Battaglia, lasciano così il ruolo di garanti, allibiti dalla conduzione della questione. Alcuni malumori da parte di Camilleri e Flores d’Arcais (e di Gallino), in realtà, c’erano già stati riguardo alla candidatura del leader dei Disobbedienti, Luca Casarini, leader no global dei tempi del G8 di Genova. A ricomporre questo strappo è lo stesso Tsipras, che memore dei propri trascorsi tra le file della protesta antiglobalista e sorvolando sul regolamento della lista italiana (che vieterebbe di candidare coloro che abbiano subito procedimenti penali), impone la candidatura dello stesso Casarini. Tuttavia, sia Camilleri che Paolo Flores d’Arcais dichiarano di sentirsi ancora parte del progetto de LAEcT, pur rinunciando al proprio ruolo di garanzia.

Altra_EuropaA non passare, invece, è Sonia Alfano, attivista giustizialista e già europarlamentare dell’Idv, nonché candidata a presidente della Regione Sicilia nel 2008 (per la lista Amici di Beppe Grillo, nome embrionale nel M5S). La Alfano rinuncia a candidarsi dopo rumors riguardo a veti circa la sua candidatura.

Cambia volto anche il simbolo. Rispetto a quello scelto dai supporter, infatti, ne viene presentato uno nuovo ed essenziale, consistente in un disco rosso con scritte bianche ombreggiate. Senza font a gessetto e senza linguetta gialla. Una scelta minimal che farà il suo effetto.

altraregioniiMa la Lista Tsipras tenta di radicarsi anche in ambito locale. Contestualmente alle Elezioni Europee, il 25 maggio si vota anche per le Regionali in Piemonte e in Abruzzo. Liste che richiamano LAEcT sono presenti in entrambe le regioni, ma senza Sel (che continuerà ad apparentarsi con il centro sinistra). Soprattutto in Abruzzo, Sel denuncia l’abuso dell’utilizzo in ambito regionale del simbolo e del nome per le Europee. L’Altro Piemonte a Sinistra di Mauro Filingeri raccoglie soltanto l’1% dei voti, mentre l’abruzzese Un’Altra Regione con Acerbo (Maurizio) riesce ad affermarsi al 3.01%, non eleggendo comunque rappresentanti.

Spinelli-Tsipras[1]Il risultato delle Europee è inaspettato: 1.108.457 voti, pari al 4.04% . I rappresentanti eletti al Parlamento Europeo sono tre. Uno è Moni Ovadia che, come promesso, rinuncia al seggio lasciando spazio al giornalista Curzio Maltese. Barbara Spinelli, invece, eletta sia nella circoscrizione Centro che in quella Sud, dopo qualche titubanza iniziale decide di accettare il seggio nell’Italia Centrale (a Sud le subentrerà Eleonora Forenza del Prc, riportando Rifondazione in Europa).

La Spinelli subisce numerose critiche per l’accettazione del seggio (avvenuta anche dietro pressioni dello stesso Tsipras), accusata di essersi rimangiata la parola data. Il malcontento viene soprattutto da Sel, in quanto è Marco Furfaro il primo dei non eletti nella circoscrizione Centro. Proprio Furfaro, in una lettera aperta, accusa la Spinelli di aver trattato gli esponenti di Sinistra Ecologia Libertà come “carne da macello”. Ed è Vendola a mettere il freno: criticato per la gestione della partecipazione a LAEcT annuncia, in un incontro con Tsipras, di non essere interessato a creare un nuovo partito dall’esperienza unitaria ma di voler proseguire il percorso di Sel. Rincara poi la dose, dichiarando a L’Unità che Tsipras non è stata che una scelta last minute, mentre l’orizzonte di Sel è senz’altro l’alleanza duratura con il Partito Democratico.

Ma all’interno di Sel qualcosa ormai scricchiola e un certo Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera, chiede di cominciare guardare con maggiore interesse al Pd di Renzi (reduce da un successo elettorale senza precedenti).

Giuseppe Guarino

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Un commento su “Vengo dopo il Pci – Elleniche Illusioni

  1. L’esperienza de L’Altra Europa rappresenta la vera sinistra mentre SEL ormai è un satellite del PD che di sinistra non ha nulla rappresentando il partito delle lobby e di confindustria. La base di sinistra italiana deve proseguire su questa linea, lasciando perdere i vertici egoisti e in cerca di poltrone, con l’aiuto di Siryza e Podemos , con l’abbandono del vecchio verticismo del vecchio partito comunista, aprendosi al pluralismo e alla democrazia, avrà spazio per diventare una forza di governo.

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