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Memories of Always, una chiacchierata con Franco Baggiani

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[Caffè News] Abbiamo fatto una chiacchierata con Franco Baggiani, musicista jazz appena uscito con Memories of Always, un lavoro di cui vi abbiamo già parlato QUI. È un disco black and blues, uno strumentale potente. Un magma vorticoso che gioca su una fusion trasognata attraverso suoni decisi e a tinte forti.

D) Ciao Franco, benvenuto su Caffè News. Ti ringraziamo per questa intervista al nostro magazine. La tromba è il centro della tua carriera musicale, lo testimonia una lunghissima serie di composizioni e collaborazioni artistiche. Al suo fianco, però, ci sono le attività di direzione d’orchestra e didattica. Ma qual è la dimensione nella quale ti senti più a tuo agio?

R) Mi sento a mio agio in tutte e tre le situazioni! Diciamo, se proprio vogliamo fare una classifica, che la direzione d’orchestra e’ quella che sento più vicina alla mia indole musicale, e ovviamente la tromba.

D) Venendo alla composizione, i titoli dei brani strumentali sono sempre interessanti nel fornire l’immagine che l’artista vuole mostrare. Tu come li scegli?

R) Prima li scrivo, poi li suono e in ultima fase li registro, anche se non sempre in quest’ordine visto che molti sono brani nati direttamente in studio. A volte succede anche che cambio titolo ad un brano anche due o tre volte, in base alla rappresentazione esterna che voglio dare.

D) Su Caffè News abbiamo definito Memories of always un “black and blues della giungla”. Come senti questa etichetta?

R) come ho avuto modo di dire anche in altre interviste, le etichette servono più agli ascoltatori o ai giornalisti che non a noi musicisti. Nello specifico la trovo azzeccata e non scontata, personalmente mi sento un musicista di jazz contemporaneo, poi ognuno é libero di definire quello che faccio come ritiene più opportuno, già il termine jazz, nel XXI secolo, potrebbe a qualcuno apparire obsoleto, sicuramente non più rappresentativo come lo era 50-60 anni fa.

D) Descrivici il percorso che ti ha portato fino all’uscita di questo nuovo lavoro.

R) Dal 2008 ad oggi ho approfondito i linguaggi più radicali della musica afro-americana, dopo un periodo elettronico (1999-2006) di un certo successo commerciale e anche concertistico, ho sentito il bisogno di un maggior spessore estetico, dopo un album come My way through the jungle, dedicato alle musiche di Miles Davis del periodo 1969-1974 e uscito nel 2008, sono quindi partito dalla rilettura di Lester Bowie e degli Art Ensemble of Chicago con Think nel 2009, procedendo poi con Florentine session nel 2010, ambedue assolutamente acustici e lontani dalle sonorità elettroniche ed etniche del precedente periodo. Poi con Dead city nel 2013, preceduto da due album di transizione come Smooth (2011) e Mexican job (2012), ho mixato la radicalità di Florentine session con certi stilemi jazz-funk, innestandoci sopra però tanta ironia e anche un po’ di sana satira musicale, dove costruisco e decostruisco in continuazione certi luoghi comuni del jazz e della musica popolare.

D) Parte da leone per Miles Davis. Una Black Satin rivista e corretta. Funk e jazz che esplodono insieme. Spiegaci il perché di questa reinterpretazione.

R) è un brano che mi piace molto e che adatto al mio umore del momento, fa parte ormai da anni del mio repertorio “meno tradizionale”.

D) The Sieve smells bad today va a deragliare nell’avvicinarsi al finale. Un’ispirazione tutta toscana?

R) direi di si, non manca mai l’ironia nel mio approccio alla composizione o nell’improvvisazione… È un brano seriale atipico, dove la serie viene costantemente reinterpretata dai musicisti. Per me, che sono di Pontassieve (“Ove la Sieve con l’Arno si confonde“), la Sieve fa parte della mia memoria storica, tutto ha ruotato per secoli intorno al fiume e anche oggi il suo colore, il suo odore, la sua scia, mi provocano forte immaginazione, come l’Arno del resto anche se, ormai, sono fiumi scarsamente vissuti.

D) Quali altri brani di Memories of always ritieni più significativi?

R) non ci sono brani migliori o peggiori, mi piacciono tutti, è un lavoro che racchiude l’esperienza e lo studio degli ultimi 8-9 anni, ed un recupero del groove come fondale e base per tutti gli esperimenti sovrastanti. Credo che il prossimo sarà diverso da questo lavoro, bisogna sempre guardare avanti!

Grazie del tempo concessoci. La comunità di Caffè News ti saluta con un grande abbraccio virtuale.

Grazie a voi di cuore e buon tutto!

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/60761/memories-of-always-una-chiacchierata-con-franco-baggiani/#sthash.SwhSDM3t.dpuf

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