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…planando sopra boschi di braccia tese…

eagle

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
[Giuseppe Ungaretti]

quadrifoglio miniÈ poesia. E non si mangia con la poesia. Né con la cultura. Lo diciamo sconsolati, pensando ai milioni di telespettatori presenti ogni sera davanti ad un invadente teleschermo. Li confrontiamo con lo sparuto esercito dei “nostri”, quei venti tenaci presenti ad una presentazione di un libro, quegli studenti bistrattati dei corsi di laurea in materie umanistiche, quel dolce romantico che ascolta Vivaldi con gli occhi spalancati in una stanza buia.
Perdiamo il confronto quantitativo. Si spera non quello sulla qualità.

Non ci riferiamo alla cultura nel senso sociologico del termine, quale opera qualsiasi dell’uomo. Ci riferiamo alla cultura nel senso di opera che accresce l’intelletto umano, che sviluppa la sua fantasia.

È risaputo che con la poesia non si mangia, a meno che tu non sia un poeta così bravo da vendere milioni di libri. È opinione diffusa che con la musica non si vive, a meno che tu non sappia fare il musicista così bene da lavorare in orchestre importanti. Si tende così a vestire la cultura d’uno speculativo abito utilitaristico, diventa un mezzo per far qualcosa, per realizzare uno scopo immanente. Un lucro.

Non è chiaro, però, agli irriducibili sostenitori di questa prospettiva lucrosa, il vero senso della cultura. Ridono dietro a chi recita la Divina Commedia, a chi ama perdersi tra i tomi elefantiaci di Umberto Eco, a chi non si trastulla dietro la hit del momento. Non è loro permesso capire perché i caparbi assetati di cultura dedichino ore alla lettura, allo studio, all’ascolto, all’informazione (seria), se poi nun se magna?

Con la poesia (forse) non si mangerà, ma si spicca il volo verso altri luoghi, di questa terra o di lontanissimi mondi. E chi è ricco di cultura si innalza sopra le genti, guardandole dall’alto, da fuori dal mondo. Si avvicina a questa terra planando sopra boschi di braccia tese. Braccia di chi ha perso la strada, il valore, il senso. Di chi ha perso la poesia e forse ha mangiato. Ma non ha spiccato il volo.

Giuseppe Guarino

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