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Leader, poster e santini… e maschere di cartapesta

Luigi Berlinguer e Aldo Moro

[Caffè News] Se c’è una cosa che le ultime tornate elettorali ci hanno insegnato, è che i sondaggi bisogna prenderli con le necessarie pinze. Ma il fatto che ne parli anche Il Fatto Quotidiano può significare che qualche effettivo timore c’è. Secondo l’ultima rilevazione di SWG, il Partito Democratico di Matteo Renzi sarebbe salito ancora, a scapito soprattutto del Movimento 5 Stelle (che sarebbe praticamente alla pari con Forza Italia) [fonti: QUI e QUI].

Si ridimensiona il tripolarismo? Può darsi. Fatto sta che il Partito Democratico vola alto e ormai non teme più niente e nessuno, trasformandosi (soprattutto grazie al fattore Renzi) da eterno sconfitto a cavallo vincente.

L’amico Giuseppe Casillo ne ha già parlato abbondantemente qui: è il leader forte ad attrarre gli italiani, oltre al fatto che il Pd (come fece anche Forza Italia nel 1994) è stato l’unico ad abbozzare una sorta di rinnovamento.

Ma, dopo l’interessante lettura dell’articolo di Casillo, sorge spontanea una domanda, che credo si sia posto anche lui. Le eredità pesanti di Pci e Dc (e Pds e Ppi; e Ds e Margherita), come si sposano con il rinnovamento proposto da Renzi?

Siamo di fronte alla supercazzola logica del “rinnovamento nel segno della continuità”? Può darsi. E lo dimostra l’appropriazione, indebita o meno (e sia da parte del Pd che di tutti gli altri), di figure carismatiche come Berlinguer, Moro, Pertini, Nenni, De Gasperi, Fanfani, Togliatti, Almirante… Ci risiamo, almeno col paragone alla Forza Italia del 1994, che istituì un proprio pantheon individuando De Gasperi, La Malfa, Saragat ed Einaudi come i propri maggiori ispiratori. Il Pd, invece, da quando è nato non fa che richiamare il compromesso storico. E quindi Berlinguer e Moro, ma di tanto in tanto anche i tempi del CLN e della Costituente.

Ora, fermo restando che tutti i personaggi sopracitati rappresentino la storia politica della nostra Repubblica, è onesto notare che quelli attuali si appropriano di queste immagini spesso al solo scopo di orientare le scelte di chi sia rimasto a quei modelli. Un po’ come l’uso di Garibaldi sul simbolo del Fronte Democratico Popolare alle politiche del ’48. La pratica è quindi antica (e consolidata).

Resta il problema del collegamento tra Renzi e Nenni, Grillo e Berlinguer, Berlusconi e De Gasperi, Meloni e Almirante, Vendola e Pertini… Basta rileggere l’elenco per farsi quattro (assai tristi) risate. E non tanto perché lo spessore politico si sia ridotto notevolmente, né perché i programmi di oggi siano totalmente diversi – talvolta addirittura opposti – rispetto a quelli di ieri.

Il problema sta nelle maschere che i tele-web-radio imbonitori vanno assumendo per far breccia nei sentimenti dell’elettorato. Maschere, appunto, che una volta smesse restano inutili pezzi di cartapesta modellata.

 Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/politica/60047/leader-poster-e-santini-e-maschere-di-cartapesta/#sthash.DVPf2cMx.dpuf

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