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Eterei, glaciali e dolci. I Sunneva di We are Trees

[Caffè News] We-Are-Trees-300x269[1]Un nome etereo, glaciale ma comunque dolce come “Sunneva” non può che rendere l’ascoltatore curioso e pure abbastanza prevenuto su quanto andrà ad ascoltare. E poi, Sunneva ha origini islandese, è un nome mutuato da un personaggio secondario di Chiarori, romanzo di Göran Tunström: unadonna anziana che riesce ad accogliere in sè una sensualità libertina e un misticismo da profeta. Abbiamo messo sul piatto del giradischi (in realtà nel lettore cd del pc, ma parlare di vinile fa tanto vintage) We are trees, lavoro di debutto della band napoletana. Il disco è, tra l’altro, autoprodotto e distribuito con licenza Creative Commons 3.0 BY-NC-SA.

Formato da cinque elementi diversa formazione musicale (Stefano Pellone: voce, giocattoli, ukulele; Massimo Manzo: chitarra, guitalele; Michele Bifari: batterie; Francesco Bordo: chitarra, voce; Claudio Manzo: basso), il gruppo propone un sound che deve molto alla migliore scena indie nazionale degli ultimi anni, senza tuttavia negare influenze al jazz e alla musica colta.

E We are trees è il frutto della sintesi tra le storie dei boschi islandesi e quelle degli ottimi musicisti, che confezionano un prodotto delicato, che non manca di certi ammiccamenti new age senza scadere nell’abuso e nella banale riesposizione.

Si apre con la variegata Flames, dove una struttura semplice sembra scappare via, penetrando nelle pause e infilandosi nei riverberi. È un brano fuggevole, dove grazia ed elettronica si scontrano trionfanti.

Più marcatamente indie Invincible, almeno nel tappeto musicale, molto simile nello stile a qualche brano degli Arcade Fire, in quel tripudio di sapori musicali sapientemente descritto come beautiful, eloquent indie pop.

New Year’s Day segue le orme del brano d’apertura, confermando la coralità di un’opera che vede un suo punto di forza nel coinvolgimento emotivo, tanto dei musicisti quanto dell’ascoltatore. In Empty ritroviamo atmosfere che, più spiccatamente acustiche, non disdegnano l’uso della programmazione elettronica, che tende a caratterizzare il lavoro puntellandolo con nuove sonorità dalla natura malinconica. La succesiva Embrace è un trionfo di questo concetto.

Chiude il disco l’omonima We are Trees, una canzone più tosta ed originale, il degno epilogo di un album che sembra un gattino randagio: dolce, coccoloso e un po’ triste fino a quando non tira fuori gli artigli.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/59949/eterei-glaciali-e-dolci-i-sunneva-di-we-are-trees/#sthash.LtKyfEWO.dpuf

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