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L’invasione delle reflex

reflex[1][Caffè News] Quando andavo in gita scolastica, avevo pochi anni e tanta voglia di vedere il mondo, una delle cose più belle era scattarci le foto con le macchinette usa e getta. Un rullino da 27, dal quale cavavi sì e no 21 immagini decenti. Qualche giorno ed erano sviluppate. Altri tempi.

Domenica scorsa ho fatto un giro in una bellissima città italiana, meta turistica e grande centro storico. In Italia siamo pieni di luoghi così, pertanto evito di specificare quale sia quello in questione, tanto per il discorso che sto andando ad affrontare l’uno vale l’altro.

Giro in centro, uno sguardo a un antico castello, a una fontana, a una piazza. E tante criaturelle (da noi nell’alta Campania le ragazzine ancora acerbe si tende a chiamarle così) con queste cavolo di reflex dall’obiettivo più grande di loro appese al collo.

Fotografano tutto, qualunque cosa, battendo i canonici giapponesi in quanto a velocità di scatto. Ché tanto le memory card a due cifre di Gigabyte non sono certo i rullini da sviluppare. Difficilmente faranno una selezione, elimineranno gli scarti. Anzi. Non c’è nulla che non si tenga. Basta applicare filtri in maniera del tutto casuale, aggiungere effetti anticatiche tentano di spacciare un centro urbano multietnico e globalizzato degli anni ’10 del XXI secolo in un borghetto pre-industriale di inizio ’800 con risultati sovente molto deludenti.

Ma tanto che fa? L’importante è il grasso che cola: dodici scatti al secondo, settecentoventi al minuto, quattrocentotrentaduemila all’ora, diecimilionitrecentosessantottomila al giorno. E via a rimpinzare hard disk strabordanti jpeg a risoluzioni inutilmente stratosferiche e i server di social network fagocitanti felici milioni di byte.

È l’invasione delle reflex (e di Instagram). Fotografi improvvisati che coprono il lavoro di tanti professionisti o amatori di qualità. La dance da classifica che copre il musicista coi controcoglioni. La monnezza che distoglie la vista dal golfo di Napoli (no, se ve lo state chiedendo, la città di cui parlavo prima non è quella partenopea). La convinzione di aver acquistato, insieme ad una costosissima macchina fotografica, anche il talento.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/59545/linvasione-delle-reflex/#sthash.hPlv8o3q.dpuf

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