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Libri, librerie e il fenomeno serendipity

thornley[1][Caffè News] Qualche tempo fa, vagando in una delle rare (buone) librerie nascoste nella sperduta provincia di Benevento, mi sono messo a curiosare tra gli scaffali alla ricerca di qualcosa che potesse stuzzicare la mia fantasia di lettore.
Buttando l’occhio in un ripiano dedicato alla letteratura nordica mi imbatto, ed è amore a prima vista, in un paio di testi (editi da Iperborea) dello svedese Björn Larsson. Ad ammaliarmi non è tanto il formato stretto e fascinoso dei libri dell’editore milanese, quanto piuttosto un nome noto in copertina che non è quello dell’autore. L’appellativo in questione, e non è roba da poco, è quello del famigerato pirata Long John Silver.

Se c’è un libro che più di tutti ha stimolato la mia fantasia di bambino e che ho riletto volentieri più volte, quello è L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. Immaginatevi quindi il formicolio delle mie membra nel notare ben due testi (La vera storia del pirata Long John Silver e L’ultima avventura del pirata Long John Silver) con su quel nome da pessimo scotch da supermercato ma appartenente soprattutto al bucaniere più ambiguo, terrorizzante e simpatico che si possa incontrare in pagine e pagine di letteratura. Porto i due libri alla cassa, dove la libraja (pare che preferisca essere chiamata così) mi da qualche notizia sull’autore e sui testi, che manco a farlo apposta sono tra i suoi preferiti. Mi parla della ratio de La vera storia e del suo valore anche saggistico riguardo al fenomeno della pirateria, mi racconta che L’ultima avventura è un omaggio di Larsson ai lettori italiani, mi mostra il lampadario con su scritta a mano una frase tratta dal primo dei due.

Mi faccio imbustare i libri, saldo, saluto e vado via. E pensare che in libreria c’ero andato per seguire la presentazione di un libro dell’amico scrittore e divulgatore di buona musica Donato Zoppo (King Crimson. Islands. Testi Commentati, edito nella mitica collana di Arcana TXT), mai mi sarei aspettato di tornare a casa con cotanti tesori di carta. Ma, si sa, le buone librerie sono luoghi magici dove questi episodi possono e devono accadere.

Mi è tornato in mente che questo fenomeno ha un nome, che è serendipity. Esso consiste nel trovare cose che non si stanno cercando e, magari, rimanerne affascinati a tal punto che, se già c’è una ricerca in corso, questa rischia di passare in secondo piano. Questo concetto l’ho appreso da un libro scoperto altrettanto per caso e con dinamiche differenti ma sotto certi aspetti alquanto simili.

Sto parlando di Cosa pensano gli americani (e perché sono così diversi da noi), un saggio sociologico di Francesco Antinucci (edito da Laterza) che fa luce su alcune divergenze scontate o meno tra la cultura continentale europea e quella statunitense.

Senza inoltrarmi nello scrivere una recensione anche di questo testo, vi dirò che l’ho scoperto sfogliando le pagine culturali di un quotidiano. Fin qui niente di strano, se non fosse che il quotidiano in questione sia Il Giornale della famiglia Berlusconi. Chi legge abitualmente Caffè News sa bene quanto io sia lontano dalle posizioni del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e troverà quindi piuttosto strano il fatto che un suo numero fosse in mio possesso. Ebbene, all’epoca collaboravo con un giornale locale, Il Sannio Quotidiano, che nella mia zona è venduto in abbinamento obbligatorio proprio col quotidiano fondato da Montanelli. Inutile dire, quindi, che acquistando Il Sannio un occhio su Il Giornale finisse sempre per cascarci (se non altro per leggere gli interventi in prima pagina sferzanti ma spesso interessanti di Marcello Veneziani, che nel suo libro Il Ventennio Gianfranco Fini ha definito “intellettuale organico del berlusconismo dopo esserlo stato del neofascismo”). Scovai dunque una mezza colonna contenente una piccola recensione di questo libro di Antinucci che, come vi ho detto, non parla certo di letteratura, piuttosto (sotto forma di dialogo) di sociologia, politica, cultura e costumi di due popoli così simili ma in fondo diversi come gli europei e gli americani. Decisi dunque di prenderlo e tuffarmi nella lettura.

Arrivai alla fine del testo e m’imbattei in un paio di appendici piuttosto interessanti, una delle quali s’intitolava appunto Serendipity in Libreria. Essa descriveva esattamente quello che mi sarebbe capitato di lì a qualche mese coi testi di Larsson.

Capisco che la sto tirando troppo per le lunghe e che probabilmente vorreste sapere dove voglio andare a parare. Vengo al dunque. Il fenomeno serendipity è quello che capita ai lettori che si aggirano tra gli scaffali trabordanti titoli delle librerie quando s’imbattono in un libro che, vuoi per la copertina, vuoi per il titolo accattivante, ne cattura l’attenzione iniettando in essi una pesante dose di adrenalina che ne causa una sovraeccitazione che talvolta rischia di portarsi dietro costruttive sindromi di acquisto compulsivo di libri.

Il serendipity, secondo Antinucci, difficilmente ha luogo nei virtual store, mentre vi è un alto livello di possibilità di ottenerlo nelle librerie. E se non è questa una buona ragione per recarsi in questi luoghi un po’ misteriosi significa che non provate emozioni nel tenere tra le mani quei magici scrigni di parole che chiamiamo libri (ma se non amate la lettura e i lunghi preamboli dubito che siate arrivati a leggere il presente post fino a questo punto).

Il caso ha voluto che anche lo stesso libro di Antinucci sia stato da me scoperto nello sfogliare un quotidiano che di solito non leggo né acquisto, capitandomi sotto gli occhi ed ipnotizzandomi con quel titolo che, da studente di materie socio-politiche, mi faceva così tanto ben sperare.

Ebbene, alla fine della storia, ogni tanto fatevi un giro in libreria, se non altro per le forti emozioni che il serendipity può regalare al vostro corpo e alla vostra anima.

Se volete, vi lascio i titoli che hanno ispirato questo post, magari vi è venuta voglia di leggerne almeno uno.

  • Robert Louis Stevenson, L’Isola del Tesoro, Newton Compton, 2010;
  • Björn Larsson, La vera storia del pirata Long John Silver, Iperborea, 1998;
  • Björn Larsson, L’ultima avventura del pirata Long John Silver, Iperborea, 2013;
  • Donato Zoppo, King Crimson. Islands. Testi commentati, Arcana, 2013;
  • Francesco Antinucci, Cosa pensano gli americani (e perché sono così diversi da noi), Laterza, 2012;
  • Gianfranco Fini, Il Ventennio. Io, Berlusconi e la destra tradita, Rizzoli, 2013.

Un ringraziamento va infine alla Libreria Controvento di Telese Terme (BN), a Il Sannio Quotidiano e Il Giornale (e a Marcello Veneziani).

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/59463/libri-librerie-e-il-fenomeno-serendipity/#sthash.y40YwVyp.dpuf

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