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Comunali 2014, “Insieme si cresce”? Chissà…

sanlorenzello001[1][Sannio Week] Di banderuole nella nostra storia politica ce ne sono state tante, tantissime, forse è insito nello spirito stesso dell’Italia, forse il camaleontico trasformismo di Agostino Depretis si è protratto fino ai giorni nostri e sembra essere l’unica vera eredità dell’Italia unita ad essere ancora rinnovata. Come nel film “Zelig” di Woody Allen, molti politici adattano il proprio aspetto e le proprie idee alla situazione, ci sono tanti fulgidi esempi. Ma c’è differenza tra chi cambia bandiera per un (legittimo) mutamento d’opinione e chi lo fa per vendersi.

Se però fossimo in un film americano la frase idonea sarebbe: “e la libertà d’opinione? Non è un paese libero?”. Siamo in Italia, un paese che si proclama libero, democratico e pluralista e quindi l’affermazione resta comunque valida. È ovvio che chiunque possa abbia il diritto di cambiare la propria opinione, “solo gli stupidi non lo fanno” ricorda un vecchio adagio. Ma ciò che stupisce è che in periodi politicamente delicati si moltiplichino i cambi di bandiera.

Restano epici gli spostamenti mastelliani sotto la stessa bandiera (stesso campanile per l’esattezza) da una parte all’altra del globo politico, così come quelli di Lamberto Dini nonché i più recenti di Follini, Capezzone, Scilipoti e Razzi… giusto per citare gli ultimi noti.

Sono esempi e non generalizzazioni, semplici osservazioni. Diceva Agostino Depretis: “Se qualcheduno vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?”. E come capire, al di là dei sospetti e degli indizi sovraindicati, chi siano i sinceri e chi i venduti (o gli opportunisti, che ai venduti si assimilano) è arduo compito dell’elettore. In India l’infedeltà partitica è punita con la decadenza (esiste il vincolo di mandato tanto osannato da Grillo), sia per i sinceri che per i venduti (la nazione indiana possiede però una delle classi politiche maggiormente corruttibili al mondo), in Italia gli “infedeli”, i “mutanti”, i “camaleonti” hanno tempo fino alla scadenza del mandato, quando a scegliere saremo noi e solo noi.

Talvolta, però, come in questo periodo, ci troviamo di fronte a nuove liste contenenti sorprese talvolta sconcertanti. Anche nel Sannio. E a stupire non è tanto più quel Clemente Mastella ormai pienamente berlusconiano (fino a quando?), ma piuttosto quelle tante liste civiche che contengono tutto e il contrario di tutto.

Chi scrive è di Cerreto Sannita (e qui, per fortuna, ancora non si vota) e non dovrebbe mettere bocca nel giardino dei vicini di casa. Ma siamo così sicuri che gli elettori di San Lorenzello (ma ci sono fulgidi esempi anche altrove), abbiano apprezzato davvero quelle unioni così eterogenee da chi si è combattuto per anni? Sarà che “insieme si cresce”, ma chissà…

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 28 aprile 2014

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