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Elemento H2O, l’intimismo grintoso di Chiara Rosso

elemento-h2o-300x297[1][Caffè News] È il delicato tocco sui tasti d’un pianoforte ad accendere l’anima subito dopo la pressione del tasto play sullo stereo. È il primo impatto con Elemento H2O, secondo album della cantautrice Chiara Rosso, edito da Geco Records.

La carica rende subito chiara l’influenza sull’autrice della musica nera, delle atmosfere velate del jazz da night club, nonché della pura essenza d’una passeggiata all’aria aperta che non tarda a trasformarsi in una forsennata corsa senza fine, ricca di virtuosismi e accompagnamenti che non scontentano, spostandosi senza remore dai mari aperti fino alle cime più scoscese ed impervie.

Elemento centrale del disco è l’acqua, che scorre come il tappeto musicale essenziale della prima traccia, Divenire. Più riflessiva Parigi, dai chiari riferimenti alla canzone d’autore classica, senza però rinunciare ai movimenti vocali black (atmosfere che ritroviamo anche in Niente stelle). È invece una perla scura Dindalan, una ninna nanna che esplode in una coda fatta di giungle e foreste, inserendo qualche piacevole elemento della musica popolare. Anche Leggera richiama elementi folk, lanciandosi su una strada decisamente più pop rispetto agli altri pezzi del disco. Ma lo fa con la medesima leggerezza, districandosi benissimo in un ennesimo viaggio a tutta birra.

La particolarità ironica di Adone, poi, apre la strada alla favolistica Rain, nella quale i versi si rincorrono con straordinaria semplicità. L’ascoltatore non si sazia delle parole che scorrono con la pioggia di questo sesto brano, dal quale non può che staccarsi con dispiacere.

Esplosiva Salto nel vuoto (riproposta con un arrangiamento essenziale in chiusura dell’album). Poetica Acqua. Scintillante Sogno. La voce si districa tra le onde del pentagramma, con rapidi slalom che toccano punte altissime. Gli elementi strumentali (specie archi e fiati) s’insinuano sensuali nelle sensazioni oniriche regalate da gran parte degli intermezzi, colorando il disco.

Spettacolare l’interpretazione pianoforte-voce di Deviazioni improvvise, dove lo sfoggio virtuoso non disturba. Anzi, colpisce con la determinazione d’un peso gallo all’ultima ripresa. Prosegue poi con la scrosciante strumentale di Enzo Fornone.

Un disco meraviglioso, che presenta i tratti arrotondati e caldi del jazz e quelli duri e puri di un’energia che non tarda a diventare contagiosa. Brividi e colpi. Passione e potenza. Un intimismo grintoso.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/59244/elemento-h2o-lintimismo-grintoso-di-chiara-rosso/#sthash.U1FdtjVZ.dpuf

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