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I simboli per le Europee tra scelte e slogan

simboli[Sannio Week] Il Viminale comincia a riempirsi di simboli: ne vediamo di nuovi, di vecchi, di editi e inediti. Quasi tutti hanno subito un restyling che li adatti a presentarsi sulle schede elettorali per il rinnovo del Parlamento Europeo. Parliamo dei partiti maggiori, tra i quali il Movimento 5 Stelle è l’unico a non aver rinnovato il proprio contrassegno.

Si tinge invece di rosso la parte inferiore del simbolo del Pd che, dopo l’entrata nel Pse, richiama proprio la famiglia europea. Non appaiono rose (che però non sono più simbolo del Pse da diversi anni) né riferimenti al piccolo Psi, che presenterà i propri candidati all’interno delle liste dei Dem.

La “neonata” Forza Italia si accompagnerà invece ad una piccola scritta azzurra, il cognome del proprio leader assoluto: “Berlusconi”. In un’epoca in cui i nomi tendono a scomparire dai loghi partitici, Fi fa da eccezione alla regola insieme a gran parte dell’area di centro-destra. Anche Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, infatti, ha aggiunto al simbolo scelto tramite primarie il nome di Giorgia Meloni.

Appare poi un pastrocchio di accostamenti improvvisati il simbolo della lista unica tra Nuovo Centro Destra, Udc e Popolari per l’Italia. Scompare ogni riferimento al gruppo di Mauro, mentre gli altri due partiti si dividono il cerchio: nell’abbondante metà superiore compare il simbolo del Ncd con tanto di richiamo ad Alfano; nella parte inferiore, su sfondo bianco, uno scudo crociato in solitudine fa romantici rimandi tanto all’Udc che alla Democrazia Cristiana dei tempi che furono, presentando in un celeste poco leggibile le sigle del Ppe e del partito di Cesa.

Ennesimo restyling anche per la Lega Nord: l’immancabile Alberto da Giussano, il sole delle alpi, un richiamo alle autonomie, un tondino con il logo Die Freiheitlichen (il partito altoatesino il cui consigliere provinciale comprava sex toys con i soldi dei contribuenti, ndr). Ma poi, richiamando un movimento più volte presentatosi alle elezioni e fondato da Renzo Rabellino, c’è un riferimento alle battaglie contro la moneta unica. Ai piedi di Alberto da Giussano, in un semicerchio blu, fa la sua comparsa lo slogan “Basta €uro”.

Essenziale, invece, il simbolo della lista Tsipras. Anche questo era stato scelto tramite primarie (soltanto on line), ma è stato rivisitato. Eliminato l’effetto gessetto, sul logo è scritto “L’Altra Europa con Tsipras” con tratti essenziali, tanto leggibili ed eleganti quanto anonimi.

Terminiamo con un altro piccolo collage, meno pasticcione di quello di Ncd-Udc-Ppi ma altrettanto improvvisato. Due semicerchi, uno bianco e uno blu. In quello bianco c’è il riferimento al gruppo parlamentare, ossia l’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (Alde), accompagnato dal nome del cartello elettorale: “Scelta Europea”. Nel semicerchio blu c’è il riferimento al candidato Presidente della Commissione Guy Verhofstadt e i tre loghi di Centro Democratico di Tabacci, Fare per Fermare il Declino e Scelta Civica. Una nota su quest’ultimo, inserito all’ultimo momento: la lista, in seguito a negoziati falliti, prevedeva il simbolo del gruppo Alde nello spazio ora occupato dal logo del partito di Stefania Giannini; la compagine del Ministro dell’Istruzione, non condividendo l’uso del nome “Scelta Europea” da parte di Tabacci & Co. (nell’alleanza ci sono anche Pri, Pli e altre forze minori), aveva lanciato una versione rinnovata del logo di Scelta Civica, con esplicito richiamo all’Europa. Con l’arrivo di Verhofstadt in Italia, i malumori si sono ricomposti, l’area si è ricompattata e il simbolo dei montiani è stato inserito nel contrassegno elettorale di Scelta Europea. Tutto è bene quello che finisce bene.

Ci sarebbero tanti altri simboli di cui parlare, ma per ragione di spazio ci siamo limitati a quelli proposti dai partiti presenti in Parlamento. Molti loghi, in realtà, non li vedremo mai sulle schede, altri saranno modificati secondo le normative vigenti. Nulla sarà certo fino alla presentazione ufficiale delle liste.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 7 aprile 2014

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