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La Sardegna a Pigliaru, analisi del voto

pigliaru[1][Caffè News] Se qualcuno avesse voluto scommetterci non lo avrebbe fatto. Pigliaru vince le elezioni sarde e, nonostante per 8 sezioni ci sia una contestazione in atto, i risultati parlano abbastanza chiaro.

È stata una tornata praticamente a due, come accadeva in un tempo che ormai pare remotissimo. Non si è presentato, lo ricordiamo, il Movimento 5 Stelle, per problemi dovuti alle spaccature interne. Renziano doc, dunque, Francesco Pigliaru si accinge a sostituire il suo sfidante Cappellacci proprio mentre l’ormai ex sindaco di Firenze si prepara per la poltrona di Palazzo Chigi.

Andando alle analisi, con un’affluenza del 52.34% si scende di molto rispetto al 2009 (67.58%) e al 2004 (71%).

Centro-sinistra: La coalizione vincente si attesta al 42.45%. Il Partito Democratico si ferma al 22.06%, ottenendo 18 seggi. Meno bene delle elezioni politiche 2013 (25.20%) e delle Regionali 2009 (24.42%). Guadagna invece Sinistra Ecologia e Libertà. Nichi Vendola non ha mantenuto la promessa di togliere il proprio nome dal logo del partito, forte del grande appeal che ancora esercita. Sel avrà 4 seggi raccogliendo il 5.18%, guadagnando quasi due punti percentuali rispetto alle politiche (3.68%).

Terzo posto per i Riformatori Sardi, partito centrista che alle politiche aveva presentato i propri candidati dentro Scelta Civica e che alle regionali 2009 sostenne Cappellacci. Rispetto alle passate regionali, però, i RS perdono più di 4 punti, fermandosi al 2.66% ed eleggendo solo 2 consiglieri (come la sinistra dei Rosso Mori, Rifondazione e Centro Democratico). Un solo eletto invece per Unione Popolare Cristiana, Psi, Idv\Verdi (presentatisi in lista unitaria con il famoso spot che vede Antonio Di Pietro nelle vesti di barista), Irs e La Base. Gli indipendentisti dell’Irs e i socialisti, in particolare, nel 2009 avevano corso al di fuori degli schieramenti, raccogliendo rispettivamente il 2.06% e il 2.14%; dopo questa tornata elettorale in coalizione, dunque, si ritrovano notevolmente ridimensionati pur guadagnando un rappresentante che finora non avevano avuto.sardegna_cs

Centro-destra: Cappellacci si ferma al 39.65% contro il 51.90% dei bei tempi della sua elezione. Male anche Forza Italia, che scende di quasi due punti rispetto al Pdl delle politiche (20.40%) e di poco meno di dodici rispetto a quello delle Regionali 2009 (30.53%). In salita l’Udc, che dimostra così di avere una grande attrattiva qualora si presenti ancorato ad uno dei due poli. Confermata la forza dei Riformatori Liberal Democratici, mentre si dividono le briciole il Partito Sardo d’Azione, Fratelli d’Italia e l’Unione dei Sardi.
Fuori dai giochi la lista Randaccio per la Zona Franca, pur prendendo più consensi di partiti della neo-maggioranza che entreranno in Consiglio (1.63%, più di Psi, Idv, Irs e La Base).sardegna_cd

Altri: L’Outsider è Michela Murgia. La scrittrice supera il 10% dei consensi ma non raccoglie alcun seggio, a causa di una legge elettorale con premio di maggioranza alla coalizione che prende più voti e una soglia di sbarramento proprio al 10%. Peccato che la soglia sia per i consensi alla coalizione e non al candidato Presidente, e nei voti delle liste a suo sostegno, invece, la Murgia ha raccolto solo il 6.77%. Data da alcuni sondaggi intorno al 20% la scrittrice ha espresso più volte la propria amarezza dicendosi però speranzosa per il futuro. Quanto a Mauro Pili (candidato del centrodestra nel 2004, eletto a Montecitorio con il Pdl nel 2013 e passato poi al partito regionale Unidos e al Gruppo Misto) , il suo 5.43% pare essere stato decisivo nel causare la sconfitta di Cappellacci, e le accuse nei suoi confronti già si affollano copiose. Il Fronte Indipendentista Unidu del disoccupato Pier Franco Devias, invece, annuncia che il cattivo risultato (0.70%) non influenzerà il percorso del suo movimento. Parole simili sono venute anche da Gigi Sanna del Movimento Zona Franca (0.74%). I due ultimi arrivati, infatti, per entrare in Consiglio avrebbero dovuto raggiungere il 5%, ossia la soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati.

Giuseppe Guarino

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