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Spore, i racconti fantascientifici di Andrea Viscusi

spore[1][Caffè News] Abbiamo intervistato Andrea Viscusi, aka Piscu, scrittore, blogger, appassionato di fantascienza. Andrea è membro de I Sognatori, la prima Factory Editoriale italiana. È recentemente uscita Spore, una raccolta di racconti pubblicata insieme ai romanzi La morte è un’opzione accettabile di Gabriella Grieco (ne abbiamo parlato QUI) e Mara conta i passi di Valentina Morelli (abbiamo intervistato l’autrice QUI).

Trama: Nove racconti di genere fantascientifico, con piccole dosi di letteratura fantastica e surreale. Le trame sono piuttosto variegate: abbiamo un uomo in fin di vita che esprime un desiderio piuttosto inusuale circa la sua futura sepoltura; un appartamento nel quale la frutta marcisce più velocemente in un punto che in tutti gli altri angoli della casa; un mondo di soli uomini nel quale i bimbi vengono creati da una macchina e la cui esistenza viene regolata da un unico Libro; un collegio frequentato da ragazzi “particolari”; un essere pensante che s’interroga sulla propria essenza e sulla propria funzione; un uomo che, assieme ad altri soldati, cerca di salvare il pianeta dall’attacco di una civiltà ostile; un ragazzo con un cervello minuscolo, accusato di aver cercato di uccidere la ragazza che ama; una società umana divenuta immortale che all’improvviso deve fare i conti con alcuni esseri dalle fattezze primitive.

Benvenuto su Caffè News, Andrea, e complimenti per “Spore”, una bellissima raccolta di racconti di fantascienza.

Salve a tutti, e grazie per l’incoraggiamento!

Mi ha particolarmente colpito il primo racconto, quello che da il titolo a tutto il libro. Raccontaci cos’è il “decompikit” e come nasce l’idea di costruirci un racconto.

Il decompikit è qualcosa di insolito, che si può collocare tra oggetto di design, strumento ecologico, esperimento scientifico. Si tratta di una tuta che contiene spore di particolari varietà di funghi in stato “sospeso”. All’interno della tuta viene quindi inserito un corpo (o meglio, un cadavere…) e con l’aggiunta di speciali agenti catalizzatori si dà origine a una rapidissima reazione di decomposizione da parte dei funghi stessi. Attualmente il decompikit non è acquistabile, ma l’Infinity Burial Project che lo produce e punta a diffonderlo può essere sostenuto con una donazione (per chi fosse interessato: http://infinityburialproject.com). Ho scritto un racconto sul decompikit perché… mi è stato imposto! Un paio di anni fa partecipavo a una competizione per scrittori, e mi fu assegnato come tema proprio questo, così ho dovuto documentarmi e creare una storia in cui esso fosse l’elemento principale.

Il decompikit esiste davvero dunque. Qualche tempo fa ho letto “Angeli e demoni” di Dan Brown e c’è una frase che mi ha colpito: “la fantascienza di qualità affonda sempre le radici nella scienza vera”. Qual è il tuo rapporto con la “scienza vera” durante la scrittura dei tuoi racconti?

Quando scrivo (o anche solo penso) una storia cerco sempre di essere coerente. Questo non è sempre evidente, perché alcuni racconti non hanno un “nucleo scientifico” così forte da risaltare all’interno della trama. Ma quando questo elemento emerge, mi adopero sempre perché sia verosimile, e il più chiaro possibile anche per il lettore profano. Io stesso non ho certo una competenza completa in ogni ramo scientifico, pertanto quando devo infiltrarmi in argomenti che non conosco a fondo cerco innanzitutto di studiare la materia, perché parlarne senza la minima cognizione sarebbe disonesto nei confronti del lettore. Per mia attitudine sono molto affascinato dai temi della matematica, astrofisica, paleontologia, biologia evolutiva, per cui è approfondendo e incrociando questi che spesso trovo le idee di base per le mie storie. Il rapporto tra scienza e racconti per me è quindi reciproco e complementare: l’una mi stimola a portare avanti gli altri, e viceversa.

Il tuo modo di scrivere è spesso molto inquietante, racconti come “Il Dottipardo” si avvicinano molto al distopico. Da quello che ho letto ti vedo molto legato a questa atmosfera, a questa paura di fine imminente (mi viene in mente “Il giorno più importante”). Credi che sia dovuto al genere fantascientifico e alle sue diramazioni o è una tua inclinazione prettamente personale?

Cerco sempre di rimanere il più estraneo possibile alle mie storie, non voglio proiettare me stesso in quello che scrivo perché “raccontarmi” non è il mio obiettivo, quindi non penso che si tratti di una mia inclinazione. Piuttosto, la frequenza con cui affronto argomenti che ruotano intorno al concetto della “fine” credo derivi dal modo in cui concepisco le storie. Un racconto, per essere completo, deve racchiudere in sé un cambiamento: i personaggi partono da una situazione, scoprono qualcosa che sovverte le loro concezioni, e ne escono in qualche modo cambiati. La “fine”, intesa in senso esteso, è di per sé un cambiamento, quello più radicale possibile. Muovermi nell’ambito della fantascienza mi permette di giocare su scale più ampie, e coinvolgere quindi la fine non solo di una situazione particolare, ma di un’intera società, un mondo, una specie, un universo… È scontato che con queste premesse l’atmosfera che si percepisce in una storia può sembrare cupa, ma questo non vuol dire necessariamente che sia negativa. In Spore ad esempio (mi riferisco al racconto, spoiler alert!), si assiste proprio alla fine dell’umanità, ma ritengo che sia una fine meravigliosa.

Sulla fantascienza molti covano dei pregiudizi, altri fanno gli schizzinosi. Talvolta si legge in giro che la narrativa “di genere” è di qualità più bassa rispetto a quella mainstream. È un mito da sfatare?

Questa è una battaglia che si combatte da decenni e non sarà il mio contributo a far deporre le armi. Premettendo che non voglio convincere nessuno, credo che nel caso specifico della fantascienza la letteratura subisca il riflesso negativo di altre forme creative, una su tutti il cinema. Quando si usa la parola “fantascienza” la prima cosa che viene in mente sono i blockbuster pieni di effetti speciali strabilianti ma privi di contenuto. Questo porta i lettori a pensare che anche i libri di fantascienza siano così: roboanti ma vuoti. In realtà la fantascienza letteraria è un ambiente vasto e di difficile definizione, all’interno della quale si trova ogni tipo di variante, dal racconto avventuroso a quello sentimentale, dalla distopia alla storia, dalla tecnologia all’introspezione. Inoltre esiste anche il radicato pregiudizio (forse ereditato dalla scuola) per cui ciò che è “finzione” deve necessariamente essere insignificante, ed è opinione comune che solo le “storie vere” meritino di essere raccontate (un esempio recente in questo senso è stato dato dalle valutazioni dei giudici del talent show per scrittori “Masterpiece”). Io sono di opinione nettamente opposta: quando all’inizio di un film leggo “basato su una storia vera” mi viene voglia di cambiare canale!

Un altro dettaglio del tuo modo di scrivere è il genere del racconto. Più breve, più immediato. Ma spesso più difficile da buttar giù. Se come scrittore diamo per assodato che tu preferisca il racconto (ma può darsi che non sia così), come lettore cosa ami di più?

Confermo che mi trovo molto a mio agio nella forma del racconto, e sono convinto che in particolare per generi a forte “densità di idee” come la fantascienza questa sia la forma ideale. Ciò non vuol dire che non ritengo i romanzi altrettanto validi, ma spesso anche in questo caso c’è una sorta di pregiudizio da parte del lettore, che fa un semplice conto del tipo “più corto uguale più facile” e scansa le storie brevi. Anche da lettore naturalmente apprezzo molto i racconti, ma amo anche le grandi saghe. Se proprio devo individuare una forma che mi coinvolge più delle altre, è forse un compromesso tra i due estremi: le serie di racconti autoconclusivi ma collegati per disegnare un grande contesto, in cui ogni singola storia è un tassello del disegno complessivo.

Nella tua bio in quarta di copertina leggo che scrivi sul tuo blog “Unknown to Millions” di “fantascienza, libri, musica e film”. Vai, parlaci di fantascienza, libri, musica e film che più ti ispirano. E anche di Futurama, di cui sei, cito: “probabilmente il maggior fan italiano”.

Di fantascienza forse ho già parlato abbastanza nelle risposte precedenti, ma potrei agganciarmi al tema libri e consigliare a chi non ha familiarità del genere di provare con i “Consigli di lettura per non addetti ai lavori” (http://unknowntomillions.blogspot.com/2013/04/consigli-di-lettura-per-non-addetti-ai.html) che ho postato alcuni mesi fa sul blog: un buon punto di partenza per iniziare a scoprire la letteratura di genere. Parlare di musica mi risulta problematico, perché anche in questo ambito mi muovo in un settore di nicchia: seguo e colleziono dischi di musica elettronica in tutte le sue forme (techno, house, electro, trance, idm…), ed è un genere che spesso non viene nemmeno considerato musica. Ma per chi è curioso, ho preparato anche un post con “Consigli di ascolto per non addetti ai lavori” (http://unknowntomillions.blogspot.com/2013/05/consigli-di-ascolto-per-non-addetti-ai.html), con lo stesso intento del precedente. Quanto al cinema non posso definirmi un esperto, ma da diversi anni con alcuni amici abbiamo informalmente fondato un “Club” che la domenica si dedica proprio alla serata pizza + film, e questo mi porta a vedere di tutto, dalle ultime novità ai grandi classici, dal trash italiano ai b-movie horror. Di Futurama posso dire che non è “solo un cartone”, e che tra gli show d’animazione americani è sicuramente il più maturo e completo. Se poi dopo alla fine di tutto questo discorso la domanda in realtà era semplicemente “consiglia un libro, un disco, un film”, allora la risposta è: libro: Ted Chiang – Storie della tua vita; disco: Trentemoller – The Last Resort; film: Eternal Sunshine of the Spotless Mind (conosciuto in italiano come Se mi lasci ti cancello). Aggiungo anche “episodio di Futurama”: Fry il ritardatario.

Hai vinto concorsi e partecipato ad antologie, alcuni tuoi racconti sono stati tradotti in francese. Qualcos’altro in cantiere?

Il salto dal racconto al romanzo è quasi un passaggio obbligato: ho da poco completato la mia prima opera lunga, Retcon, che ho inviato a una selezione. Ho già pronta anche una raccolta di racconti concatenati, e ho in progetto l’ampliamento di alcune storie. Questo non vuol dire però che ho intenzione di abbandonare il racconto, perché come ho già detto lo ritengo una forma ideale per il tipo di storie che prediligo. Continuerò quindi su entrambi i fronti, e di quando in quando raccoglierò alcuni lavori in e-book (ne ho già pubblicati tre).

Domanda sulla Factory. Come mai hai deciso di entrare nel progetto lanciato da Aldo Moscatelli? Cosa pensi di questi primi mesi di attività e dei possibili sviluppi futuri?

È dal 2008 circa che mi muovo nel sottobosco dell’editoria, e ne ho viste di tutte. Conosco l’ambiente e credo di saper riconoscere quando un progetto ha un’impalcatura solida e quando invece è un salto nel vuoto. La Factory Editoriale in effetti si collocava a metà tra le due, perché pur essendo un progetto editoriale di un professionista del settore aveva anche caratteristiche anomale, che lo rendevano pericolosamente vicino ad alcune iniziative semitruffaldine che si sono viste in passato. Credo che alcuni lo abbiano visto con diffidenza proprio per questo motivo, ma una volta costituito il gruppo, in cui si nota l’impegno e l’entusiasmo di tutti, è chiaro che si sta costruendo davvero qualcosa di buono. Forse è presto per parlare di successo (o fallimento!), ma penso che la direzione presa dalla Factory sia quella giusta: un’editoria di qualità che tratta con onestà il proprio pubblico. E siccome prima di ogni altra cosa, anch’io sono un lettore, questo è quello che apprezzo di più.

Grazie del tempo trascorso con i lettori di Caffè News, ai quali auguriamo una buona lettura di “Spore”. A presto.

Grazie a voi, e buona lettura.

Andrea Viscusi, aka Piscu, è nato nel 1986 in Toscana, dove risiede tuttora. Laureato in statistica e appassionato di fantascienza e musica elettronica, scrive da alcuni anni dedicandosi principalmente a racconti “fantastici” in senso ampio. Ha pubblicato numerosi lavori in diverse antologie. Ha vinto o si è classificato in alcuni concorsi (L’elenco completo dei suoi riconoscimenti e pubblicazioni è disponibile sul suo sito). Tre suoi racconti sono stati tradotti in francese da Pierre-Jean Brouillaud e sono disponibili in rete. Ha ideato e gestisce tuttora il sito di indovinelli online Cinenigmi, e scrive sul suo blog Unknown to Millions di fantascienza, libri, musica e film. Probabilmente è il maggior fan italiano di Futurama.

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/58402/spore-i-racconti-fantascientifici-di-andrea-viscusi/#sthash.v0J0icoX.dpuf

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