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Vengo dopo il Pci – La cosa 2

dopo-il-pci-3-la-cosa-21[1][Caffè News] È il 1998 quando il principale partito italiano dell’area di sinistra elimina definitivamente la falce e martello dal proprio simbolo. È il completamento di un percorso, cominciato con la svolta della Bolognina, verso il socialismo europeo. Da un’idea di Massimo D’Alema, il Pds subisce la sua prima trasformazione dando avvio a quella che sarà chiamata “La Cosa 2″.

Alle elezioni del 1996 il Pds si era confermato come primo partito italiano e Romano Prodi, leader dell’Ulivo, era diventato presidente del Consiglio. Il Governo non resse molto. Le tensioni interne erano fortissime e lo stesso D’Alema si mostrò più volte critico nei confronti dell’operato di Romano Prodi.

bandiera ds1Al Congresso 1997 la via da perseguire appare chiara: riunire gli stati generali della sinistra in modo da mettere in cantiere l’idea di una nuova forza sempre più slegata dal passato comunista e abbracciante le idee socialdemocratiche. Il Pds avvia così un’apertura a forze politiche ed esperienze provenienti da percorsi alternativi, come repubblicani (Sinistra Repubblicana), socialisti (Federazione Laburista, Riformatori per l’Europa) e, addirittura, anche ex democristiani (Cristiano Sociali). Inoltre, i Comunisti Unitari di Crucianelli, abbandonata del tutto Rifondazione, entrano a pieno titolo nel partito. Infine, anche la piccola formazione di Giuseppe Lumia Agire Solidale, già da anni vicina al Pds, sancisce la propria convergenza nel nuovo progetto.

Come anticipato, il simbolo del Pci scompare dai piedi della quercia. A sostituirlo la rosa rossa socialista e la sigla “Pse”, poi estesa in “Partito del Socialismo Europeo”. Il rinnovato soggetto perde inoltre il termine “Partito” ed assume un nuovo nome: Democratici di Sinistra.

Romano ProdiCon la caduta di Prodi e la rottura con Rifondazione Comunista, i Democratici di Sinistra vedono nominare Massimo D’Alema alla presidenza del Consiglio. D’Alema è il primo ex comunista a salire a Palazzo Chigi, designato poiché i nuovi alleati dell’Udr di Mastella hanno posto un veto su un eventuale conferimento del secondo mandato a Romano Prodi. I ministri diessini sono sette: Visco alla Finanza, Luigi Berlinguer all’Istruzione, Bersani ad Industria, Commercio e Artigianato, Bassolino al Lavoro e alla Previdenza Sociale, Fassino al Commercio Estero, Melandri ai Beni Culturali e Livia Turco alla Solidarietà Sociale.

US President Bill Clinton (L) shakes hands with ItIl nuovo capo dell’esecutivo lascia così la testa del partito e a succedergli in segreteria è l’avversario del precedente congresso del Pds: Walter Veltroni. Alle Europee del 1999 i Democratici di Sinistra prendono il 17.4% delle preferenze, ottenendo 15 seggi al Parlamento di Strasburgo. Intanto, una grande coalizione che abbracciava praticamente tutto l’arco parlamentare ad esclusione della Lega Nord, aveva provveduto ad eleggere il primo Presidente della Repubblica a non appartenere a nessun partito: Carlo Azeglio Ciampi (già ministro del Tesoro negli esecutivi Prodi e D’Alema, nonché ex Presidente del Consiglio e Governatore della Banca d’Italia).

Tra gli atti più eclatanti del Governo di Massimo D’Alema si ricorda il contrastato sostegno all’intervento della Nato in Kosovo. Nell’ottobre del ’99, allo scopo di favorire l’ingresso nel governo dei Democratici di Romano Prodi, D’Alema annunciò una crisi pilotata, al fine di operare un reimpasto della maggioranza. Tuttavia, il dibattito finisce per infervorare gli animi, e il cattivo rapporto con i socialisti di Boselli fa il resto: lo Sdi critica la gestione di D’Alema (e soprattutto del Ministro Amato) e rifiuterà poi di partecipare al rimpasto.

Nel dicembre ’99 Massimo D’Alema dà le dimissioni e ottiene subito il reincarico. Forma così il suo secondo governo, al quale partecipano, come nei piani, anche i prodiani dell’Asinello. È di questo periodo l’emanazione della legge della par condicio, che regola i tempi di partecipazione e visibilità televisiva delle diverse parti politiche, al fine di contrastare il dominio mediatico di Berlusconi.

Durante il primo congresso dei Democratici di Sinistra, dal 13 al 16 gennaio 2000, a scontrarsi sono un’anima filogovernativa, volta a mantenere la salda alleanza con i moderati, e quella prettamente di sinistra, insistente sull’affermazione dell’identità partitica. La prima, con a capo Walter Veltroni, risulta ancora vincente. Intanto, ripresa l’alleanza con la Lega Nord, il centro-destra si impone, ottenendo alle elezioni regionali una netta vittoria. D’Alema, preso atto della sconfitta, decide di dimettersi.

rutelli veltroni amatoIl Governo passa così a Giuliano Amato che, recuperando l’alleanza con lo Sdi, mantiene nell’esecutivo gran parte dei ministri nominati da D’Alema.

Intanto, non si ritrova, nonostante il dialogo, un’alleanza con Rifondazione Comunista e si arriva alle elezioni politiche del 2001 contro la macchina da guerra della Casa delle Libertà, schierata in campo con forza e magnificenza da Silvio Berlusconi. La coalizione dell’Ulivo, pressoché immutata se non per l’ingresso dell’Udeur di Mastella, non può ripresentare Romano Prodi (impegnato nella Presidenza della Commissione Europea) e, quindi, opta per Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma. Rutelli, inoltre, è il principale ispiratore della nuova lista de La Margherita, che raccoglie i moderati della coalizione: I Democratici, il Ppi, l’Udeur e la Lista Dini.

amato giuliano unitiPer il centro-sinistra è una sconfitta netta e i Ds ottengono soltanto il 16.6% dei consensi elettorali. In contemporanea alle elezioni politiche si vota anche in molti comuni e Walter Veltroni, a Roma, viene eletto sindaco, lasciando così la segreteria del partito. Nell’autunno del 2001 si arriva così al secondo congresso dei Democratici di Sinistra: i tre candidati sono Piero Fassino (sostenuto da D’Alema, Violante, Bersani), Giovanni Berlinguer (che aveva il sostegno di Cofferati, Occhetto e Bassolino) e Enrico Morando (sostenuto dall’area minoritaria di stampo liberale). Con oltre il 64% dei voti congressuali a prevalere è l’espressione massima dell’apparato, Piero Fassino.

lilli-gruber-nellulivoIl Governo Berlusconi, nel frattempo, procede come un treno. Il Cavaliere aveva firmato il cosiddetto “Contratto con gli italiani”, alle cui promesse disattende in maniera talvolta palese, ora velata. Spesso ricorre a delle forzature. Nel frattempo, nel 2003, vi è un punto di ricompattamento delle opposizioni: l’intervento in Iraq. La scelta di George W. Bush, infatti, vede Silvio Berlusconi schierarsi al fianco degli americani, autorizzando l’invio di contingenti militari italiani per operazioni logistiche e di supporto. L’opposizione (forte dei rifiuti di Germania, Francia e Russia) si schiera in maniera decisa (ad eccezione dell’Udeur di Mastella) contro l’intervento. Il dialogo con Rifondazione, già ripreso all’inizio del 2003, sembra procedere positivamente e diventa concretamente fattibile il ristabilimento dell’alleanza tra il centro-sinistra e la sinistra movimentista. Il centro-sinistra allarga così i propri confini, aprendo a Rifondazione Comunista e all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro: nasce la Grande Alleanza Democratica.

CONGRESSO DS: SANTORO ACCENDE PLATEA,MA INDIGNA DEBENEDETTIProdi viene intanto individuato come il possibile leader della nuova alleanza e lancia l’idea della lista unica a sinistra, che riprenda il simbolo dell’Ulivo e si presenti così alle elezioni europee del 2004. Accettano di aderire al progetto il Movimento dei Repubblicani Europei, lo Sdi di Boselli e, ovviamente, Democratici di Sinistra e Margherita. Il progetto riprende quello della lista dell’Asinello presentata da Prodi nel 1999 e vede il rifiuto di aderirvi da parte dei Verdi (che nel frattempo hanno cominciato una convergenza massiccia verso le posizioni di Rifondazione Comunisti) e del Pdci. La lista (che vede tra i suoi candidati due noti giornalisti: Michele Santoro e Lilli Gruber) ottiene il 31% dei consensi, risultando la prima forza italiana.

La prima spaccatura (che si protrarrà poi anche negli anni successivi, quando il processo d’unità sarà completato con la nascita del Partito Democratico) si ha immediatamente e riguarda l’adesione ai gruppi europei: i parlamentari eletti con l’Ulivo ma iscritti ai Ds scelgono di passare tra i banchi del Pse, mentre quelli eletti in quota Margherita fondano, insieme all’Udf di Bayrou, il Partito Democratico Europeo, che aderisce al gruppo Alde.

fassino pieroI Ds, nel frattempo, tengono il loro terzo congresso. La mozione di Piero Fassino vince con percentuali bulgare (79% circa), ma comincia a formarsi una prima crepa con Fabio Mussi, che non vorrebbe partecipare al movimento federativo con la Margherita.

La lista unica viene riciclata anche in occasione delle regionali 2005 e Prodi propone che venga riproposta anche alle politiche del 2006. Tuttavia, nelle stesse elezioni regionali, fa la sua prima comparsa un nuovo simbolo, portatore di valori pacifisti e universalistici: l’arcobaleno. La Grande Alleanza Democratica ha lasciato il posto a L’Unione, che vince in 12 regioni su 14 e, in Puglia, elegge un presidente di Rifondazione Comunista: Nichi Vendola.

Un ulteriore scontro interno alla Federazione dell’Ulivo arriva sui referendum del giugno 2005 sulla procreazione assistita: Ds e Sdi sono favorevoli al sì, mentre la Margherita vede un forte dibattito ma è tendenzialmente propensa (su indicazione della Conferenza Episcopale Italiana) all’astensione. Il referendum fallisce e se i Ds scelgono di non deteriorare ulteriormente i rapporti con la Margherita, lo Sdi, laicista, inasprisce i toni ed accusa i Dl di clericalismo. Un altro ostacolo al progetto unitario viene da una mozione interna alla Margherita, sostenuta da Rutelli e contrastata dall’ulivista e prodiano Parisi: alle politiche il listone si dovrà fare solo nella quota maggioritaria, mentre in quella proporzionale i due partiti presenteranno i rispettivi simboli. Parisi minaccia di uscire dalla Margherita ma poi rientra nei ranghi, non abbandonando però le tesi unitariste che, poi, finiranno per prevalere.

prodi romano fassino pieroCon questo clima si giunge, in ottobre, alle primarie di coalizione. I candidati sono Romano Prodi, Fausto Bertinotti (Prc), Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Antonio Di Pietro (Idv), Clemente Mastella (Udeur), Ivan Scalfarotto (Libertà e Giustizia), Simona Panzino (dei movimenti no global). Prodi si impone con il 74.17% dei consensi, confermandosi come leader dell’Unione.

Il successo delle primarie spinge Rutelli a rivedere le proprie tesi e a rinegoziare la questione della lista unitaria. Ma è lo Sdi ad effettuare lo strappo: stanco del clericalismo degli alleati della Margherita, decide di allearsi coi Radicali nel progetto spiccatamente laicista della Rosa nel Pugno.

Ma il 2005 è anche l’anno dello scandalo Unipol. Da sempre vicina alle posizioni dei Ds, la compagnia assicurativa aveva tentato una scalata a Bnl e, da alcune intercettazioni, risulta che Fassino si era espresso in maniera favorevole all’operazione. Lo stesso Berlusconi si recherà al processo, testimoniando di essere a conoscenza dei fatti, anche se le sue dichiarazioni saranno dichiarate dai giudici non penalmente rilevanti.

berlusconi silvio prodi romanoConvinto di non vincere le elezioni politiche del 2006, Silvio Berlusconi caldeggia fortemente l’approvazione di una nuova legge elettorale che metta i bastoni tra le ruote a Romano Prodi. La legge arriva alla fine del 2005 ed è firmata da Roberto Calderoli che la definisce “una porcata”: addio al mattarellum, arriva un proporzionale con soglia di sbarramento al 4%, liste bloccate, premio di maggioranza e una diversa formazione di Camera e Senato. Ds e Margherita rinegoziano così il proprio accordo e, al fine di valutare reciprocamente le rispettive forze, decidono di presentarsi sotto il simbolo dell’Ulivo alla Camera e in liste separate al Senato.

L'ALPINO MARINI ALLA SCALATA DEL COLLE /SPECIALEPreceduta da una campagna elettorale senza esclusione di colpi (Berlusconi annuncia in diretta televisiva e senza alcun preavviso l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa in caso di vittoria), la tornata del 2006 si riduce ad una beffa sia per il centrosinistra che per il centrodestra: Prodi ha la maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati grazie a una differenza di poco più di 24mila voti; al Senato, invece, la Casa delle Libertà ha addirittura più consensi dell’Unione ma, col sistema del porcellum, è il centro-sinistra ad ottenere la maggioranza dei seggi anche grazie ai voti degli italiani all’estero (e all’appoggio dei senatori a vita). Berlusconi accuserà l’esistenza di brogli elettorali e pretenderà il riconteggio delle schede. Il risultato, però, è ormai definito e Romano Prodi forma così il suo secondo governo. Il listone dell’Ulivo vede confermati i consensi al 31.3%, mentre al Senato i Ds ottengono il 17.4% (la Margherita il 10.72%). I risultati dimostrano che l’unione tra i due partiti porta con sé un maggiore consenso elettorale e il discorso sulla trasformazione dell’Ulivo in un partito (si parla già Partito Democratico) prende via via nuova concretezza.

In una ripartizione dei poteri, le tre principali forze politiche optano per la spartizione delle tre principali cariche repubblicane: i Ds vedono l’elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, mentre Camera e Senato vengono rispettivamente presiedute da Fausto Bertinotti (Prc) e Franco Marini (Margherita).

prodi d'alemaFassino sceglie di rimanere fuori dal governo per dedicarsi alle nuove trasformazioni che attendono i Ds, mentre vi parteciperanno 9 ministri: Massimo D’Alema (Esteri e Vicepresidente del Consiglio), Pierluigi Bersani (Sviluppo Economico), Fabio Mussi (Università e Ricerca), Livia Turco (Salute), Vannino Chiti (Riforme istituzionali e rapporti con il Parlamento), Cesare Damiano (Lavoro e Previdenza Sociale), Giovanna Melandri (Politiche Giovanili e Attività Sportive), Luigi Nicolais (Riforme e innovazione nella Pubblica Amministrazione), Barbara Pollastrini (Pari Opportunità).

Anche questo governo non avrà vita facile, soprattutto per via della maggioranza risicata e i dibattiti interni alla stessa coalizione di governo. Sarà l’ultimo atto della grande alleanza di centro-sinistra, mentre i Ds e la Margherita preparano la strada al Partito Democratico.

info-ds[1]

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/politica/57927/vengo-dopo-il-pci-la-cosa-2/#sthash.ciy0WBYb.dpuf

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